Massimo Carlotto
La verita` dell'alligatore, 1995, Edizioni e/o
Il mistero di Mangiabarche, 1997, Edizioni e/o
Nessuna cortesia all'uscita, 1999, Edizioni e/o
Il corriere colombiano, 2000, Edizioni e/o


Nicola:
Ecco un romanzo che promette molto e mantiene altrettanto.
Fotografia impietosa della citta` di Padova, con questo romanzo Massimo Carlotto ha voluto senza dubbio togliersi piu` di qualche sassolino dalla scarpa, dopo le sue sofferte vicende giudiziarie.
Non ricordo le sue interviste che spiegano il romanzo ma leggendolo e` come ritornare di colpo alle cronache e alle atmosfere dell'epoca: e` stato quindi normale intrecciare la trama del romanzo con i luoghi e i fatti accaduti a Carlotto, e trasversalmente a Padova, alla fine degli anni '70. E` un po', fatte le debite proporzioni, come leggere Scerbanenco immaginando la Milano negli anni '60 o come leggere Lucarelli immaginando la Bologna d'oggi...

Marco:
Ho letto con estremo piacere i 4 romanzi del ciclo dell'Alligatore, di cui Il corriere colombiano rappresenta l'ultimo della serie. Un percorso narrativo che parte da La veritÓ dell'Alligatore, sino ad approdare al Corriere, passando da Il mistero di Mangiabarche e da Nessuna cortesia all'uscita.
Padova, ma piu` in generale tutto il nord-est, e` l'ambiente in cui si collocano le vicende narrate da Carlotto; solo Nessuna cortesia all'uscita si svolge in un luogo differente, per la precisione in Sardegna, dove attualmente vive lo scrittore.
Ho faticato molto a trovare notizie sulle vicende umane di Carlotto. Gli unici dati di un certo interesse sul web sono stati quelli curati da tal Zody Wheeler, "Giallo per ricordare. Le storie (o la storia) di Massimo Carlotto". Una vicenda drammatica e controversa che ha costretto lo scrittore ad una latitanza all'estero di quasi dieci anni e, al ritorno in Italia, al carcere ed alla successiva grazia del Presidente della Repubblica. Ho perso il link al sito, ma ho riportato fedelmente, con citazione, sulla mia pagina le notizie di cui sopra.
E` evidente lo stretto legame tra le vicende dell'autore ed il personaggio dell'Alligatore. Cosi` come risulta altrettanto evidente l'utilizzo che Carlotto fa del genere "noir" come strumento di indagine e conoscenza del reale. Ne risulta un'immagine impietosa della cosiddetta realtÓ economica del "nord-est", frutto di una perversa commistione tra potentati economici, alta borghesia e malavita organizzata. L'obiettivo dell'autore e`, d'altro canto, reso palese in modo emblematico dagli articoli che egli pubblica su vari quotidiani sul tema della giustizia e sulla malavita (lessi tempo fa un articolo estremamente corrosivo di Carlotto su Il manifesto sul boom economico del nord-est).
Sul piano piu` specificamente letterario condivido il parere positivo espresso sulle opere dell'autore. Uno stile semplice ed asciutto che supporta in modo egregio il ritmo incalzante con cui procedono i romanzi.
Merita semmai una sottolineatura la capacita` di Carlotto di rappresentare i personaggi che accompagnano l'Alligatore nelle proprie indagini. Uomini e donne ai margini della societa`, sconfitti, malavitosi vecchio stampo, ex terroristi, caratterizzati da una "morale", da un codice di comportamento che si contrappone in modo evidente all'immoralita` predominante di coloro i quali detengono il potere.
Da questo punto di vista, credo sia maggiormente tangibile la crescita dello scrittore, capace nelle ultime opere di superare una tipizzazione un po' manichea e, in alcuni casi, poco credibile dei propri personaggi per dotarli di una maggiore problematicita`, raggiungendo in questo modo un maggiore realismo.

SenzaVento:
Che effetto ti ha fatto leggere e riconoscere certi luoghi? Per me e` stato come esserci, considera poi che il "Banale", dove lui si fa trovare all'inizio del libro (non e` un spoiler, tranquilli), esiste. Io ci sono stato proprio mercoledi` scorso, e mi sono tornate in mente le prime pagine del libro, sembrava quasi che lo spirito dell'Alligatore fosse li`, seduto in un angolo a bere Calvados e ad ascoltare blues ^__^
Peccato che sabato sera l'abbiano chiuso definitivamente, grazie alla vostra sindaca (chessa, o come cavolo si scrive). Come esistono anche alcune persone citate.
A me e` piaciuta l'ironia con la quale ha affrontato questo romanzo, nonostante sia molto autobiografico. Uno stile asciutto, una storia credibile e ben costruita, personaggi sopra le righe, una spruzzata di pulp che non guasta, insomma tutti gli ingredienti giusti per essere un bel libro.

Jimi:
Su questo ho qualche dubbio in piu`.
Ho avuto infatti la netta sensazione che i sentimenti di Carlotto verso Padova e il nord est italiano in genere siano un po' piu` corrosivi rispetto a quelli di Lucarelli nei confronti di Bologna e di Scerbanenco nei confronti di Milano.
Mi sembra, per dirlo in altri termini, che dove Lucarelli e Scerbanenco si dispiacciano per i lati negativi di Bologna e Milano senza accusare troppo di cio` il tessuto sociale delle due citta`, in Carlotto ci sia una denuncia molto piu` netta della societa` del nord est e della sua struttura socio-economica.

Nicola:
Sono d'accordo con te, nel senso che il mio parallelo era solo con l'ambientazione: e` bello leggere un libro e contemporaneamente "Banalevedere"Banale con la mente i luoghi descritti.
Per quanto riguarda la corrosivita` di Carlotto, mi e` sembrata qualche volta esagerata, un po' sopra le righe: non so se questa impressione sia dovuta al fatto di sentirmi "Banaleindirettamente"Banale coinvolto nel suo disegno della citta` o sul fatto che comunque si tratti di una storia e che quindi sia stata appositamente raccontata con tinte piu` forti del normale.

Chiaretta:
Sono d'accordo con te, Jimi. Al di la` comunque della "Banalecorrosivita`"Banale dei sentimenti, mi sembra che fra i giallisti e noiristi italiani di oggi ci sia un approccio molto diverso alla collocazione delle storie in una realta` sociale precisa e in un preciso territorio. Ad esempio, nei romanzi di Lucarelli ambientati a Bologna si potrebbe tranquillamente cambiare il nome della citta`, che nient'altro cambierebbe.
Invece, autori come Giampaolo Simi, Massimo Carlotto, Eraldo Baldini, legano fortemente le loro storie a un luogo, a cui danno grande spessore, descrivendocelo bene nelle sue caratteristiche fisiche e sociali.
E` questo il taglio che preferisco di gran lunga, perche`, oltre al plot, ha molto di piu`, e secondo me dimostra una maggiore "Banaleprofondita`"Banale nell'approccio dell'autore. E` in quegli scrittori che si realizza davvero cio` che ho sentito piu` volte dire: cioe` che oggi in Italia il giallo e il noir riescono a colmare il vuoto lasciato dalla quasi assenza di una narrativa sociale.

Nicola:
Tutto questo aiuta a descrivervi le mie impressioni: una buona trama, un andamento avvincente e sullo sfondo (ma non poi cosi` tanto...) una citta` di provincia con il suo bel bagaglio di contraddizioni.
La trama e` presto detta: un investigatore ex detenuto, un po' scalcagnato, sbevazzone ed amante del blues, si trova alle prese con un omicidio che lo coinvolge, tanto da sporcarsene letteralmente le mani... Scava scava, in questo aiutato da un credibile e zelante guardiaspalle, scopre tante cose e continua ad aprire porte che lo portano sempre piu` a contatto con ambienti a prima vista impeccabili...
Ancora adesso mi rigiro tra le mani questo libretto e mi chiedo: voleva scrivere solo un romanzo o il romanzo e` stato una scusa per cercare di raccontare la sua citta` ed esorcizzarne i fantasmi?

SenzaVento:
Un po' tutte e due le cose.
Secondo me traspare la nostalgia della sua citta` (ora vive a Cagliari), quell'amore/odio tipico di tutte le cose nostalgiche. Pero` non e` il suo primo libro, bisognerebbe leggere Il Fuggiasco, se non sbaglio ancora piu` autobiografico di questo. Ne La verita` dell'Alligatore c'e` sicuramente buona parte di se stesso come gusti e conoscenze, diciamo che la lettura del suo primo libro sarebbe fondamentale per capirne tutte le sfumature.
Ho comprato la settimana scorsa sia Il Fuggiasco che il secondo e terzo libro della serie dell'Alligatore (tutti in economica e/o) e non vedo l'ora di leggerli. Qua alla Rizzoli Store hanno parlato bene anche del suo ultimo romanzo, Arrivederci amore, ciao e sembra che entro l'anno riescano a fare una serata d'incontro con l'autore stesso. Speriamo ^__^

Alim Bey:
Il fuggiasco e` totalmente autobiografico e racconta della sua esperienza di "latitante per caso", ed e` sicuramente utile per capire chi sia Massimo Carlotto.
Arrivederci amore, ciao si discosta decisamente dalla serie dell'Alligatore non tanto per i temi trattati, quanto per il fatto che il protagonista e` il "cattivo". E` un romanzo volutamente "disturbante" che descrive il mutamento dell'ambiente malavitoso del nord est italiano e dei suoi intrecci con la societa` "perbene".
Nota: il personaggio della vedova che si trova nel romanzo e` ricalcato, di nuovo, su una persona che esiste realmente, ed e` la vedova di un importante boss della mala milanese di qualche anno fa).
Ti consiglierei, su un versante totalmente diverso, Le irregolari (e/o) e Il giorno in cui Gabriel scopri` di chiamarsi Miguel Angel (EL - I Corti) sui desaparecidos argentini.

Alim Bey:
Che sia un bel libro non ci sono dubbi, direi. Come del resto tutti gli altri della serie dell'Alligatore.
Le persone/personaggi che descrive nei suoi romanzi, di norma, esistono veramente, come ha confermato Carlotto nel suo ultimo, piacevolissimo incontro alla Libreria del giallo (lui e` una persona veramente simpatica e disponibile, per inciso).
Perfino il mitico Beniamino Rossini esiste ed e` come lui lo racconta! E anche Max la Memoria.
Dietro ai suoi romanzi c'e` (e si vede) un grandissimo lavoro di documentazione, i fatti che descrive li conosce bene.


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