“La narrativa era la mia lingua etica. Ma nell'estate del '65 non lo sapevo”.
James Ellroy, “I miei luoghi oscuri”, 1996.

Pubblicata nel 1973, la storia narrata da Joseph Wambaugh ripercorre gli eventi che hanno portato alla morte di Ian Campbell, agente del LAPD nel 1963. I criminali, il collega scampato alla morte, ma rimasto per sempre segnato da quella notte nel campo di cipolle, e poi i vari personaggi, giudici, ispettori, procuratori e avvocati: Wambaugh ricostruisce gli eventi attraverso gli individui toccati da quegli stessi fatti. Dichiarazioni giurate, articoli di giornale, referti medici: sebbene già in precedenza materia narrativa e documentaristica si siano affiancate, quello che distingue “Il campo di cipolle” è la completa disillusione dello scrittore e la sua forza morale. Il libro non offre in alcun momento una possibile redenzione (la speranza è un’altra cosa). Esistono solo la morte e un insensato processo ricostruito con cura estrema. La stessa cura che “il giardiniere” riserva alle sue piante. L’incipit dell’opera, “Il giardiniere era un ladro”, fa parte degli interventi narrativi che punteggiano il libro. I corsivi dell’autore servono a riportare in un ambito umano qualcosa che apparirebbe solo una sequenza di fatti.

E’ un racconto sfiancante come l’interminabile processo a Powell e Smith. Un dolore sordo filtra da ogni pagina e deriva da quella “enorme pietas” citata da Ellroy nella sua introduzione. Non è una questione di delitto e castigo. Lentamente la storia inizia a spostarsi sulla legge. Durante quella notte nel campo di cipolle viene nominata la “Lindbergh Law”. Un’erronea interpretazione da parte di Powell di quella legge potrebbe essere stata all’origine di tutto.

Powell e Smith, e, dall’altra parte, gli agenti Campbell e Hettinger, il suonatore di cornamusa e il giardiniere gentile. La generosa capacità di Wambaugh di parlare attraverso i suoi personaggi, di farsi narratore invisibile e nello stesso tempo di imporre una lingua etica a una vicenda di disperato dolore rendono “Il campo di cipolle” uno dei testi più importanti nella storia della letteratura.
Ancora una volta la speranza, che di per sé non garantisce nulla, è solo contenuta in uno sguardo che si fa più chiaro, illuminato per un istante molto breve: il libro è dedicato ai figli di Ian Campbell e Karl Hettinger.

“Assorbii quello che sapeva Wambaugh. Lo incastrai in quello che sapevo io, e il risultato fu che vidi l’altro lato della luna. […]
Quel libro mi commosse e mi spaventò. Mi rimproverò la trascuratezza della vita che conducevo. Grazie a quel libro, piano piano, scordai i miei problemi e cominciai a osservare gli altri, in silenzio”.

James Ellroy, 2007.


Joseph Wambaugh, Il campo di cipolle (The Onion Field) (ed. or. 1973)
pp. 478, 21 euro, Einaudi, 2009.

Maggio 2009


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