No, non e` un artigiano qualsiasi che risuola le scarpe, ma un essere inquietante che conosciamo un po' per volta, nel dipanarsi delle vicende di questo piacevole, vivace, scorrevole libro di 236 pagine uscito da poco in libreria. Corrado Farina scrive da parecchi anni e ci ha gia` abituati ai suoi gialli di cui ho letto Giallo antico, Un posto al buio e Dissolvenza incrociata. Libri che mi sono piaciuti tutti, con una preferenza per Un posto al buio.

Ma Farina e`, in primis, un regista. La sua scrittura e` visiva. Leggendo Il calzolaio ci si sente al centro di una tela di ragno, di un intreccio di personaggi che l'autore, con perizia consumata di scrittore e di regista, fa parlare sempre in prima persona, si` che la storia scorre particolarmente chiara e consequenziale. Solamente il calzolaio non parla di se`, ma ne conosciamo i gesti, i pensieri, i gusti particolari dal racconto della protagonista, Martina, una giovane e bella signora appena giunta nella zona residenziale di una citta` che s'intravede in lontananza.

Martina –sebbene sconsigliata dalla gente che via via conosce nel quartiere– decide di portare all'unico calzolaio del posto un paio di eleganti sandaletti dorati, una sciccheria comprata a Parigi che ha bisogno di una piccola riparazione. Il caldo e` scoppiato precocemente e lei desidera che le sue belle scarpine da sera siano pronte per la prima occasione mondana dell'estate.
Da questo banalissimo incontro parte il racconto giallo. E si`; perche` il calzolaio non e` quello che sembra, ma un essere misterioso, tanto veloce ad afferrare le scarpe quanto restio e sfuggente a restituirle. E poi, tiene aperta la sua bottega poche ore al giorno e neppure tutti i giorni; talvolta apre di notte e Martina lo scorge dalla sua finestra.
Ma neppure lei e` cosi` come appare, anche se non ne ha coscienza, non ancora.
Tutti la mettono in guardia e tentano di dissuaderla dal servirsi di un individuo così strano, ma lo fanno in maniera tanto confusa e irrazionale che la donna decide di verificare personalmente l'inaffidabilita` dell'artigiano.
L'azione prosegue: facciamo conoscenza con il calzolaio, scopriremo poi che e` laureato in Medicina, ma ha scelto di fare il ciabattino per suoi reconditi motivi; intanto, Martina gli lascia le sue scarpette d'oro.
Da quel momento comincia il suo peregrinare: per settimane l'uscio della bottega rimane chiuso, altre signore si lamentano del fatto, una di loro arriva a un tale punto d'irritazione che chiama le forze dell'ordine per costringerlo ad aprire quella maledetta porta. Tutto sembra inutile. Martina ormai non pensa piu` alle sue scarpe, ma vuole scoprire il mistero che si nasconde dentro l'oscurita` della bottega dove una notte ha visto entrare furtivamente l'amica professoressa. Alle sue domande insistenti, la donna ha una crisi di nervi ma si rifiuta di raccontarle cos'e` successo, invitandola a scoprirlo da sola. Martina, allora, comincia a fantasticare; il pensiero del calzolaio diventa un'ossessione, un tormento, un incubo che le rivela le profondita` del suo inconscio. Ormai lo sogna di notte con un misto di terrore e di desiderio che la induce persino a tradire il marito con un vecchio amico. Ma il bisogno di sapere e` piu` forte di qualunque prudenza.
E` notte. La porta della bottega e` aperta, e Martina va... e non una volta sola...

L'autore propone tre epiloghi, molto diversi l'uno dall'altro, lasciando al lettore la possibilita` di un altro finale.
Un bravo a Corrado Farina per il romanzo e per la profonda conoscenza dell'anima femminile.


Corrado Farina, Il calzolaio (2004)
2004, Marco Valerio Edizioni, pagg. 236, euro 7,00


9 dicembre 2004


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