Personalmente tra i migliori libri di narrativa pubblicati negli ultimi mesi non esito a inserire un outsider come Torsten Krol. Nome che non avevo mai sentito prima. Be', in effetti per uno scrittore che vive nell'outback australiano e comunica solo via mail non credo che la fama venga al primo posto, anche se potrei sbagliare. Ma proprio dal cuore del grande nulla australiano, arriva una storia che mescola Al Qaeda, telepredicatori, complotti alla Lee Harvey Oswald, la guerra in Iraq, una gita a Guantanamo, FBI, servizi deviati e naturalmente cadaveri (uno si trova sotto alcuni pasti pronti congelati in un freezer): è l'America ragazzi! (Lo dico per i pasti pronti: vassoi da mettere direttamente nel microonde).
L'ironia e l'acutezza di "Callisto", secondo romanzo di Krol, passa attraverso il punto di vista del narratore in prima persona: Odell Deefus, una sorta di Homer Simpson con licenza di uccidere, che, precisa subito, a dispetto del nome, non è un nero. La scrittura sgangherata, tutta fuori da ogni regola sintattica o grammaticale ha rischiato di fare impazzire il traduttore (che ha svolto un lavoro ottimo), ma è grazie a Deefus che il lettore è trascinato all'interno di una storia improbabile e quindi plausibile con una facilità estrema. Un romanzo che non si smette di leggere perché non si sa cosa potrebbe accadere alla storia e alla scrittura stessa. Odell capita per caso nella fattoria di Dean, una buca da poco scavata in cortile lo insospettisce e da qui inizia a capitare, letteralmente, di tutto. Krol unisce paranoia, apocalisse e ironia sotto forma di thriller. Il risultato supera le premesse.


Torsten Krol, Callisto (2007)
trad. F. Pacifico, pagg. 414, 15,80 €, ISBN, 2007.




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