Politica, moralita`, consapevolezza

Mi ha colpito la riflessione di Giorgio sul romanzo di Carlotto. Carlotto e` certamente un autore politico, nel senso che la sua scrittura, il suo progetto, sono politici.
E` una scrittura che non si risparmia niente e niente risparmia al lettore, credo che stia proprio qui l'aspetto politico del suo lavoro. L'idea e` quella di descrivere una realta` che sta sotto gli occhi di tutti, che tutti conosciamo ma pochi raccontano: non e` solo la meta` oscura delle citta`, e non e` neanche la meta` oscura dell'uomo. Direi piuttosto che è una sorta di cronaca spietata e lucida, senza essere cinica.
Credo che Arrivederci amore, ciao sia un libro paradossale, se vogliamo, un libro che parla di infami ed infamia, l'assurda violenza del protagonista e` strumentale a questo progetto.

Non solo, il romanzo viene se non a colmare un vuoto, almeno a mettere un piccolo ma importante tassello sula tela vuota della narrativa che racconta di un periodo storico importante ma ancora non frequentato: gli anni settanta e il suo carico di eroismi ed ipocrisie.
Per certi versi siamo portati a pensare ai nostri fratelli maggiori (io ho 36 anni e i ragazzi dei '70 sono i miei fratelli maggiori) idealizzandone il trasporto totale per un'idea, giusta o sbagliata che sia, quella straziante follia che ha costretto molti di loro alla clandestinita` ed alla lotta armata; passando per l'inferno dell'eroina sino a giungere all'ignavia degli anni ottanta opulenti e crassi.
Il protagonista del romanzo, invece, apre uno squarcio su un altro aspetto: molti di loro erano fighetti che vestivano l'eskimo e lanciavano molotov perchè era fico, per rimorchiare e sentirsi trend, come si dice ora. Lui e` quello che erano molti: un ipocrita. Ed e` cosi`, perche` moltissimi di questi nostri fratelli maggiori (che ora fanno quasi tenerezza per la loro ingenua passione) una volta in carcere hanno scelto la via piu` comoda e remunerativa: il pentimento. Molti si sono riciclati e ora siedono sugli scranni del Parlamento, molti dirigono tg, e qualcuno si fa ancora le canne sentendo i Doors, ed e` la cosa piu` di sinistra che riesce a fare.
E` quello che ci racconta Carlotto con questo suo romanzo molto bello e intenso. Credo che sia questa la portata politica della sua scrittura. Di morale non c'e` nulla, perchè politica e moralita` non vanno piu` d'accordo.

Piergiorgio di Cara


[1] Avevo gia' definito in precedenti occasioni Arrivederci amore, ciao di Carlotto il miglior noir da me letto nel corso del 2002. Un romanzo iperbolico, nel senso di personaggi e situazioni portati ai limiti estremi.
Un romanzo che non e` "divertente", con un protagonista assolutamente disturbante e dove la finzione va a descrivere il "plausibilmente reale": non e` necessario che il narrato sia reale in senso stretto ma il turbamento scatta al lettore nell'istante in cui si ferma a riflettere che quella finzione puo` plausibilmente smettere di essere tale e trasformarsi in realta`.
Il romanzo rivela un qualunquista egocentrico, un "cattivo perfetto" che si muove in un mondo dove la mancanza di morale sembra pervadere tutti. E proprio la rappresentazione della totale mancanza di morale puo` indurre il lettore a valutazioni di tipo morale e politico e, in questo senso, anche il romanzo diventa "immoralmente morale".

Il "cattivo perfetto" non puo` essere battuto. Un essere simile, totalmente privo di morale, che si muova in un ambiente anch'esso totalmente privo di morale e` un vincente. Per batterlo nel mondo reale, qualora da personaggio di carta diventi persona viva, si deve dare consistenza morale proprio alla realta` per poterlo isolare.
Il romanzo si pone all'esatto opposto dello spettacolo televisivo, dell'intrattenimento a sorrisoni e dell'informazione-zero: quello che si deve trarre da simili opere non e` una paura che immobilizzi davanti all'assoluta "cattiveria" ma una maggiore consapevolezza.

Di solito il noir tende ad approfondire quegli aspetti della realta` che solitamente sono poco visibili per renderli in una prospettiva diversa: in questo caso Carlotto ci porta al limite estremo forse per darci un'idea di come rischiamo di diventare se non ci riappropriamo di una consapevolezza morale che ci viene annacquata giorno dopo giorno.
Da quatsa lettura, quindi, e` possibile trarne un avvertimento. Morale e politico.

Fabio R. Crespi

[2] Quello della maggior consapevolezza e` l'unico argomento (che altrove ho chiamato argomento del "risveglio delle coscienze") che puo` dare un senso politico al romanzo.
Ribadisco che mi pare un po' poco. Soprattutto perche` tendiamo a voler risvegliare le coscienze al generico lettore ignoto, che a quanto pare avrebbe bisogno di un romanzo del genere per essere risvegliato, vive davanti alla tv e gli frega nulla di quanto accade fuori dal suo salotto...
Parliamo del lettore noto. Per esempio: a te, a Piergiorgio, a Paolo, agli altri lettori del ng, il romanzo ha dato una maggiore consapevolezza? A me no. Quindi con me ha fallito il suo compito politico?

Che noi si diventi come il protagonista del romanzo e` del tutto slegato alla lettura o meno di opere simili. Se invece con quel "rischiamo di diventare" fai riferimento alla societa` nel suo complesso, beh... a me pare che quanto descitto da Carlotto sia senz'altro parte del nostro panorama quotidiano, e non da oggi.
Il difetto e` che nel romanzo questa sovrapposizione parziale prende dimensioni d'assoluto, diventando quindi, a mio parere, meno credibile.

La mia obiezione riguarda unicamente la mancanza di un riferimento "altro" rispetto all'immoralita` di tutti i personaggi del romanzo. Per questo criticavo "politicamente" il romanzo: per la mancanza di dialettica interna all'opera. Non ci sono confronti di posizione, ne sono possibili dibattiti morali sulla natura dei protagonisti. Per lo stesso motivo dicevo che in fondo il mondo descritto da Carlotto non e` il nostro: fortunatamente e` solo una porzione del nostro quotidiano.
In Arrivederci amore, ciao tutto e` solido e assoluto come un mattone in faccia. Fa male, ma c'e` poco da chiedersi perche` o percome...

Giorgio Raffaelli
[3] Io non penso che un vero autore si limiti a parlare a un proprio pubblico ristretto: quello che un autore esprime e` destinato a tutti, sia a chi abbia consapevolezza di quello che sta comunicando, sia a chi non l'abbia: in questo ultimo caso la lettura puo` essere d'aiuto e puo` assumere quel valore che stai cercando.
Vero e` che quanto appena detto ha un po' il sapore dell'ottimismo gratuito: chi non legge in assoluto continuera` a non leggere Carlotto (ecc. ecc. ecc.) e rimarra` "inconsapevole". Ma ci sara` pur qualcuno che, preso da curiosita` o per puro caso, leggera` il romanzo di Carlotto e comincera` a porsi delle domande?

Non penso, inoltre, che sia necessario che in un'opera debbano per forza essere esplicitate due posizioni contrapposte perche' la stessa opera abbia o meno una valenza politica, anche perche` l'espressione politica e` spesso implicita ed evidente nel modo in cui si espongono le idee (e la possibile scelta di non essere "politici" e` comunque una scelta politica). La contrapposizione, secondo me, puo` realizzarsi con la reazione del lettore.

E, infine, la parzialita` del quotidiano nell'ambientazione di Carlotto e` qualcosa che, da particolare, sta diventando sempre piu` generale: simili personaggi, simili modi di pensare non sono un prodotto esclusivo del nostro tempo, ma, nel nostro tempo, sembra che si tenda a normalizzare certi atteggiamenti -che norma non sono e non dovrebbero essere- a suon di "si deve convivere".

Fabio R. Crespi

[4] Saro` ancora più drastico: credo che in un'opera letteraria non debba essere esplicitata alcuna posizione politica (in realta' questo non va preso come un concetto assoluto: se un autore riesce a scrivere un buon romanzo, anche esplicitandovi all'interno una qualsivoglia posizione politica, ben venga!).

Un romanzo non è un saggio: quello che puo` fare nei suoi esempi migliori e` instillare il dubbio al lettore, costringerlo a ragionare, a confrontarsi con posizioni diverse.
Prendiamo, ad esempio, Banks: lasciando stare le sue opere migliori di fantascienza, anche un suo romanzo "minore" come Complicita` offre al lettore la possibilita` di confrontarsi con posizioni molto diverse, lasciando a lui la scelta di quale sia preferibile.

Dalla lettura del romanzo di Carlotto l'unico dubbio che emerge e` quanto sia "vero" quello che racconta. Nessuna speculazione e` lasciata al lettore, tutto e` fin troppo chiaro.
Sono certo che personaggi "cattivi" siano sempre esistiti e sono altrettanto certo che la ricerca del potere (qualunque tipo di potere) li abbia sempre caratterizzati. Con tutte le conseguenze che l'esito di tale ricerca puo` avere avuto sulla percezione che se ne e` poi avuta.

Nonostante mi ostini a criticare Arrivederci amore, ciao, ritengo che Carlotto abbia scritto una storia forte e importante. E` solo che non credo la politica c'entri qualcosa...

Giorgio Raffaelli



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