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Fiction, quotidianita`, politica Se non e` politico questo romanzo cosa puo` esserlo? L'ho letto da un po', ma mi pare che l'ambientazione nel nord est del paese, dopo le varie vicissitudini patite dal protagonista nell'interazione con le strutture statuali, sia non priva di connotazioni che consentono di dedurre quale sia il giudizio dell'autore, anche se forse come immagine potrebbe risultare un po' datata. Non credo che un romanzo debba necessariamente insegnare qualcosa. Quanto alle attese dell'autore, benche` stimato giallista ed autore de Le irregolari, direi che non e` un mio problema analizzarle o soddisfarle: in genere reputo di aver assolto alla mia funzione nei confronti dell'autore leggendo il suo lavoro. Sicuramente l'entusiasmo non e` il sentimento che mi ha suscitato la lettura del romanzo: la lettura puo` essere nauseante, se riesci ad immedesimarti abbastanza. Fortunatamente anche per me il mondo vicino del protagonista non e` lo stesso in cui vivo io. Paolo Arosio | ||
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Non sono completamente d'accordo con le affermazioni di Giorgio e Paolo relative alla
"scollatura" tra il mondo descritto da Carlotto e la nostra realta`. Quello che mi inquieta dei romanzi di Massimo Carlotto e` proprio il fatto che quello che descrive, "e`" il nostro mondo - con tutte le esagerazioni/concessioni che volete alla fiction - e ognuno dei personaggi dei suoi romanzi potrebbe essere il nostro vicino di casa. I piu` inquietanti sono i romanzi con l'Alligatore, ma anche questo non scherza. Il personaggio e` talmente negativo (per nostra fortuna), che quando venne presentato alla Libreria del Giallo di Milano il relatore, Massimo Cirri, ci racconto` che per trovare un "cattivo cosi` cattivo", aveva dovuto consultare i suoi testi di criminologia e solo assemblandone 3 (mi pare), era riuscito a immaginarselo. Tecla Dozio |
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Carlotto, nel suo tour di presentazione del romanzo in questione, venne a Palermo, e io
ebbi il piacere di presentarlo in libreria. Con Massimo ci scambiammo alcune mail, nelle
quali io mi complimentavo per il suo lavoro, perche` mi aveva assolutamente folgorato il
leit motiv di fondo della storia, che ritengo essere l'infamia. Proviamo a spostare un attimo l'attenzione dal protagonista principale a uno dei personaggi di contorno, l'ispettore di polizia che connive con lui. Io sono un poliziotto, un poliziotto che ha fatto della sua missione di giustizia e legalita` una ragione di vita. Mi sono occupato per molti e lunghi anni di lotta alla mafia a Palermo e ora mi trovo in Calabria, in quel della Locride, e anche qui ho portato con me l'assoluto trasporto per quegli ideali. Cio` per dire che mi viene il mal di stomaco a pensare che ci siano persone che vestono la mia stessa divisa che sono pronti, per una scopata facile o una mazzetta di soldi in piu`, a tradire quel R.I. che portiamo sugli alamari. Provai un dolore profondo, allora, nel leggere di quell'ispettore infedele (non che fosse una rivelazione, ahime`, purtroppo piu` di una volta ho avuto a che fare con colleghi infedeli...) e` molto interessante il parallelismo che sussiste tra i due cattivi: ognuno dei due tradisce il suo mondo; l'uno collaborando con la giustizia, l'altro con l'ingiustizia. Ora, non sono molti gli autori che raccontano queste cose. Non so se mi spiego. E questo e` un esperimento politico. Gli scrittori piu` politici che abbiamo, nel senso che sono capaci di scardinare il testo e permettere l'ingresso della bruta realta` nella finzione, sono, a mio giudizio, oltre Carlotto, il buon Dazieri (soprattutto nel suo ultimo Gorilla, dove c'e` lo sbirro Gipi che mi somiglia moltissimo) e il grande Evangelisti (mio carissimo amico e autentico visionario). E direi che l'ultimo romanzo di Matrone, Erba alta, riesce a esplorare le pieghe dell'infamia di certi poliziotti. Io, invece, cerco di presentare la quotidianita` del mio mondo, della portata totalizzante del nostro lavoro e la normalita` violata che patisce l'investigatore di squadra mobile. Direi, allora, che una chiave di lettura di Arrivederci amore, ciao, possa essere questa: il doppio tradimento speculare. Piergiorgio di Cara | ||
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