Massimo Carlotto: Arrivederci amore, ciao (2001)
Tascabili e/o n. 150, pp. 175, 8,00 euro

"Un' altro caso letterario puo` essere cosiderato quello di Massimo Carlotto (1956). il cui successo e` andato crescendo irresistibilmente negli ultimi anni. I suoi thriller politico socioligici [...] denunciano, spesso sulla base di effettivi fatti di cronaca, la diffusione della nuova criminalita` internazionale nelle opulente regioni del nord est, o l'impotenza di una polizia e di una magistratura che troppo spesso hanno perso il senso del rapporto democratico con i cittadini".
(da "La storia sociale del giallo" di Carlo Oliva, Todaro editore, 2003)


Carlotto mi stato presentato come scrittore eminentemente "politico" (almeno all'interno della nicchia noir nostrana). Detto questo e letto Arrivederci amore, ciao mi sono chiesto se avesse senso parlare di "romanzo politico" a proposito di questo romanzo.

A questo proposito ripropongo qualche pensierino sparso sul romanzo.
Appena terminata la lettura di Arrivederci amore, ciao mi sono chiesto: e allora? Dopo aver letto questa storia cosa si aspetta l'autore? Che mi ci sia divertito? Che abbia preso coscienza che il mondo, e l'Italia, e` pieno di merda? Che la gente e` "cattiva"?

Forse il mio mancato entusiasmo nei confronti del romanzo si puo` in effetti riassumere nel fatto che non riconosco il mondo che racconta l'autore come il "mio" mondo.
Anche quella che si potrebbe definire la strategia politica che porta alla scrittura di un romanzo come questo, non mi convince in toto: troppo cinica e distruttiva per i miei gusti...
Di pi: una strategia politica che tende, forse, a fare il gioco del potere, che ci vuole spaventati e immobili, soggetti passivi e indirizzabili verso il cattivo di turno.

Oltretutto il protagonista del romanzo di Carlotto e` imbattibile perche` totalmente "cattivo" dentro. Non e` malato, non e` vittima di un trauma ne` del sistema, non ha motivazioni morali.
E` irrecuperabile.
L'unica soluzione sarebbe l'eliminazione, ma "noi" siamo i "buoni" e quindi e` impraticabile, di conseguenza nessuna vittoria possibile...
In altre parole: il protagonista non e` un nemico "politico", e` un nemico "morale", proprio a causa della sua immoralita`.
Ma senza morale ha senso parlare di politica? Di intenzioni politiche del romanzo? Forse questo e` un punto fondamentale per relazionarsi al romanzo...

Giorgio Raffaelli


Giorgio, a partire dal romanzo di Carlotto, propone temi interessanti quali realta` & fiction, morale & politica. A seguire, abbiamo raccolto il diverso materiale sulle seguenti pagine:

  • Fiction, quotidianita`, politica, interventi di Paolo Arosio, Tecla Dozio e Piergiorgio di Cara
  • Politica, moralita`, consapevolezza, interventi di Piergiorgio di Cara, Fabio R. Crespi e Giorgio Raffaelli



    Ottobre/Novembre 2003



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