Sergio e` una specie di gigante che si guadagna da vivere spurgando fogne e trascorre le serate in solitudine davanti alla tivu`, bevendo birra, mangiando di tutto e masturbandosi. I suoi programmi preferiti sono le trasmissioni con maghi e cartomanti che ascolta rapito sognando di riuscire a parlarci in diretta, o magari d'andarli a trovare a casa per un consulto. Ester, l'altra protagonista del romanzo, fa un mestiere diverso, si`, ma sempre tra quelli non proprio "qualificanti" e cioe` la prostituta. I due s'incontrano casualmente e nasce una specie d'amore.
Una storia rosa, allora? Beh, non esattamente.
Sergio ed Ester hanno alle spalle un passato squallido e il sentimento che in qualche modo li unisce e` un amore sofferto, non dichiarato, in contrasto con i loro tragici ricordi, soprattutto con quelli di Ester che da bambina e` stata violentata in casa, per anni, dallo "zio" Adriano. La storia di questo rapporto fa emergere le stranezze e l'irregolaritą delle loro vite, l'ambiente in cui si muovono, l'ambiguita` dei loro sentimenti e si comprende che il modo in cui vivono non li appaga. Vi si adattano con coraggio, si`, ma vorrebbero cambiare, condurre un'esistenza piu` regolare e serena. Questo vale soprattutto per Sergio che e` un buono, ma pericoloso perche` turbato, inquieto, ferito.
Intorno c'e` l'opulenza del Nord-Est, un mondo provinciale freddo ma scintillante, pieno d'insegne, frabbrichette, pizzerie, pub, discoteche. Una societą iperattiva dove si puo` diventare ricchi abbastanza facilmente -magari mettendo in piedi un allevamento di struzzi- ma anche caotica, segnata da uno sviluppo disomogeneo, con aspetti degenerativi che possono suscitare tensioni e paure. Non e` un caso che a frotte ricorrano all'aiuto di maghi, veggenti, fattucchiere che sembrano aver preso il posto di medici, psicologi, preti, santoni.

L'amore contro e` l'ultimo romanzo di Mauro Covacich: una storia densa e aspra, con risvolti comici e tragici, sentimentali e grotteschi. Ambientata a Udine, ma con un filo diretto con Padova dove vive Angela, la sorella di Ester: due donne che hanno a che fare con Adriano, l'uomo che violentava Ester quand'era bambina. Sergio e` apatico, assente, ma l'amore lo scuote e con ogni mezzo -sia pure con l'aiuto illusorio d'un mago imbroglione- vuole tornare a vivere, a lottare per uscire dalla merda. Non solo in senso metaforico visto il lavoro che fa: in una scena ce lo ritroviamo completamente imbevuto di liquami fognari per via d'una valvola saltata all'autopompa.
Tutti i personaggi del romanzo amano qualcuno, ma le cose non vanno mai nel verso giusto: o si ama la persona sbagliata o si e` amati nel modo sbagliato, distruttivo, come fanno i genitori di Sergio che pretendevano dal figlio il successo, un lavoro che fosse almeno quello del presentatore televisivo. Qui l'amore e` davvero "contro": scorretto, egoistico, misterioso, violento. Per questo il romanzo da` l'impressione d'essere profondamente pessimista e il finale noir alimenta parecchio questa tesi. Eppure nella storia narrata c'e` qualcosa di vitalistico, di forte, di coraggioso che spinge a mettere in crisi le fosche riflessioni che spontaneamente nascono a fine lettura: l'amore, (si`, anche quello "contro") e` l'unica cosa davvero importante, l'unico sentimento che ci fa sentire vivi, che puo` dare un minimo di gioia, una parvenza di speranza.

Lo stile di Mauro Covacich e` piano e regolare, con un taglio veloce e analitico da cronaca nera, pero` narrata in modo brioso. Come se l'autore nulla volesse togliere alla corposita` (anche quella disgustosa) della storia. Lo sguardo e` concreto, tutto rivolto al presente, all'azione, con una riflessione psicologica ridotta al lumicino. All'autore non interessa raccontare le sottigliezze, le sfumature: cosa pensano o sentono i vari personaggi ma cio` che dicono e fanno, non il mondo astratto dei loro pensieri ma quello che gli ruota intorno, che li condiziona e che loro stessi condizionano. Una scelta moderna, presente in molti autori contemporanei. Il pericolo e` quello di proporre personaggi un po' piatti, un susseguirsi d'azioni e oggetti che girano a vuoto, una scrittura orizzontale che procede troppo sicura e veloce come un treno. Magari di perdersi dietro un pensiero di "superficie", talmente leggero che rischia di farsi superfluo.


Mauro Covacich, L'amore contro
2001, Mondadori, pagg. 247, L.24.000


Roma, 21 giugno 2001


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