Con Amelia Peabody e la mummia (Crocodile on the Sandbank, 1975), il titolo risulta, a differenza di molte altre traduzioni "libere", piu` che attinente al romanzo. Conferisce un certo gusto di paccottiglia retrò al romanzo e non evoca incongruenti immagini di voraci rettili a quattro zampe, che in questo libro non compaiono, se non proprio di straforo.

Non riesco francamente a capire su quali basi questo "giallo" possa essere stato definito da qualcuno (Independent Booksellers Association recita la banda nera in copertina ) come uno dei cento migliori gialli del secolo. Il mistero e` in realtà una trama ingarbugliata e scontata tenuta assieme da una vicenda rosa da feuilleton. In questo, devo dire, piuttosto coerente se si vuol vedere questo libro come un gioco teso a scrivere un libro come lo si sarebbe invece concepito cento anni fa.
Il personaggio femminile principale, Amelia Peabody, e narratrice in prima persona della vicenda, si mantiene un po' troppo sopra le righe nel dipingersi come donna di fine ottocento, intelligente ed emancipata. Tanto da risultare piu` petulante che simpatica o autoironica.

Migliore mi era parso invece l'altro libro di questa serie pubblicato qualche mese fa, Amelia Peabody e il serpente sacro (The Curse of the Pharaons, 1981, GM n.2691). Anche questo nell'ambito della tendenza oramai consolidata di buttare il lettore in media res per poi propinargli successivamente il primo episodio della serie.
Il brivido più intenso che può scaturire da questo libro e` forse quello che ho provato a pagina 181, quando, improvvisamente, la Peters o il traduttore sono apparentemente presi da delirio e cominciano a confondere i nomi dei pretendenti alla mano della bella Evelyn. Non si riesce infatti piu` a capire a chi la sventurata, pressata dalle circostanze, abbia alfine detto di si`.


Elizabeth Peters, Amelia Peabody e la mummia (Crocodile on the Sandbank, 1975)
Il Giallo Mondadori n.2722


Bologna, aprile 2001


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