Il noir si cambia d’abito
un colloquio con Valerio Varesi
   
E’ una sera d’estate e dentro la biblioteca fa molto caldo. L’aria è satura d’umidità ma non di tensione. L’argomento è il noir e la letteratura gialla in genere, ma la voce di Valerio Varesi è quanto di più tranquillizzante si possa immaginare. Ogni argomento, anche il più truce come un assassinio, è trattato da Varesi in modo tranquillo e rilassato, quasi elegante, con la serenità che viene dalla conoscenza della materia e dal suo carattere, così riservato e pacato. La scrittura di Varesi rispecchia questo suo modo di fare, con una scelta di termini e di frasi non usuali al genere noir. Il romanzo poliziesco è spesso associato ad un linguaggio rude e scabro. La scrittura di Valerio Varesi, invece, è più ricca, quasi ricercata, anche se questo non è un termine perfetto, perché di ricercato Valerio non ha nulla. Penso che la sua scrittura sia, invece, molto spontanea, e credo che i termini da lui usati e le frasi che escono dalla sua penna, siano il modo particolare che lui ha di scrivere, siano cioè il suo stile, l’impronta che lo distingue subito dai colleghi scrittori dello stesso genere. Quello stile che è la voce personale di ogni scrittore e che ormai non si trova più tanto spesso.
   
MF: So che lei ha lavorato anche come cronista di “nera”. Doveva frequentare, perciò, la questura e i commissariati per avere le notizie di cronaca. Per scrivere buoni romanzi gialli è fondamentale la conoscenza delle dinamiche che circondano il crimine e le indagini?
PR: Per la verità non ho frequentato tantissimo le questure perché di nera mi sono occupato solo a sprazzi. Però ne ho avuto sufficiente esperienza per poter conoscere i poliziotti e il loro modo d'agire. Credo che non sia fondamentale conoscere la vita della questura o della caserma per scrivere dei buoni gialli, ma è anche vero che ogni scrittore che si cimenti in questo genere di narrazioni deve essere verosimile e pertanto informarsi al riguardo. Altro discorso è quello del crimine. Io uso la cronaca in quanto emblematica del mondo d'oggi e quindi il crimine può essere un modo per leggere la realtà. Mi ispiro ai fatti di cronaca, quindi, ma solo a quelli che hanno una forte rappresentatività.

MF: I romanzi del Commissario Soneri sono diventati una serie televisiva molto seguita dal pubblico. Per trasformare un romanzo in una fiction serve un buon, e a volte grande, lavoro di sceneggiatura. Se non partecipa personalmente alla sceneggiatura, le dispiace vedere altre persone che ‘mettono mano’ alla sua opera?
PR: Sì, mi dispiace vedere manipolata la mia storia. Rispetto al lavoro dello scrittore, quello dello sceneggiatore è assai più ridotto. In fondo gli basta conoscere le tecniche di narrazione per immagini e tradurre una storia già fatta. Quello che però ho trovato pregevole nella produzione che mi ha riguardato è che i personaggi e le atmosfere da me inventate sono rimaste le stesse il che, variazioni a parte, ha mantenuto inalterati i contorni dei miei libri.

MF: Questa è l’epoca di internet, dei siti web, dei blog. So che anche lei ha un blog molto seguito dai suoi lettori, ma mi sembra di capire che il mezzo internet non sia tra i suoi favoriti. E’ vero?
PR: Internet è una delle più grandi invenzioni degli ultimi anni. Peccato che venga usato nel 95% dei casi per comunicare o porcherie o stupidaggini. I blog sono utili strumenti di discussione, ma vedo che anche lì, fra lettori di libri, quindi tra un pubblico culturalmente selezionato, si riproducono i meccanismi delle discussioni televisive con i provocatori, le liti, gli insulti, le cattiverie gratuite quasi si dovesse ricercare gli ascolti nella stessa maniera di una trasmissione Rai o Mediaset. C'è anche da dire che nascosti dietro una sigla (si chiamano nikname o avatar ecc) è più facile scatenare le cattiverie gratuite, i colpi mancini, le carognate... E queste ci sono, purtroppo.

MF: Lei lavora alla redazione di Repubblica, perciò tutti i giorni è impegnato con la materia “scrittura”. So che la sera o durante i giorni di ferie, lei si ritaglia degli spazi per poter scrivere. Come mai chi fa il ragioniere se può, evita di portare il lavoro a casa e gli scrittori, invece, hanno questo maledetto vizio di scrivere sempre e ovunque?
PR: Credo perché il ragioniere quasi sempre tratta un lavoro che non lo coinvolge e a volte è alienante. Per questo, appena può, ne fugge. Lo scrittore invece deve sentire l'urgenza di scrivere e comunicare. Se non la sente, significa che non è uno scrittore. D'altro canto, pensandoci bene, chi è che dedicherebbe tante ore di tempo per costruire qualcosa che, nella stragrande maggioranza dei casi, ti frutta pochissimo in termini economici e ti può dare solo qualche sporadica soddisfazione? Solo chi ha una smisurata passione per la scrittura e per l'interiorità può farlo. Gli altri arriverebbero alla conclusione di ritenersi dei pazzi.

MF: Il suo ultimo romanzo “Le imperfezioni” è molto diverso dalle storie in cui è protagonista il Commissario Soneri, infatti non è un romanzo giallo. Si può definire, forse, un romanzo d’introspezione, di ricerca interiore e di lotta tra diverse forme di pensiero e modi di essere. Una ricerca che deriva da una sua personale forma d’introspezione?
PR: Le Imperfezioni è un romanzo di idee che ha l'ambizione di raccontare due tipologie umane. Una è quella che vive l'interiorità, che cerca le ragioni di vita dentro se stessi, che persegue il bello e la trascendenza di valori capaci di trasportarci in un mondo che non sia solo quello della materialità, delle cose. L'altra è la tipologia umana dedita al profitto e all'autorealizzazione attraverso le cose e il loro possesso prescindendo da un'etica. La tipologia oggi vincente. Il mondo delle idee contro quello delle cose, la qualità contro la quantità. Savani, il protagonista, contro il suo caporedattore Corbetta. Il tutto nella personale convinzione che il mondo non possa prescindere dalle idee che sono il patrimonio umano più prezioso. Se continuiamo a pensare solo alle cose non arriveremo che allo scontro e alla disperazione.

MF: Pensa che per uno scrittore sia più interessante, e forse qualificante, spaziare da un genere all’altro, oppure crede che specializzandosi in un certo filone si possa produrre storie migliori? Uno scrittore è tale solo se riesce a scrivere cose diverse, piuttosto che se si limita ponendosi dei confini, seppur immaginari, oltre cui non andare con le sue storie?
PR: Penso che le storie in qualche modo impongano lo schema narrativo col quale narrarle. Ci sono vicende che hanno bisogno di un'investigazione e quindi rientrano nel genere, mentre ce ne sono altre che suggeriscono modalità diverse. Io sono un fautore dell’eclettismo narrativo e quindi mi piace spaziare dal giallo al noir al romanzo d'introspezione. E' evidente che ne deve discendere anche una lingua differente a seconda di cosa si narra. Per queste ragioni penso che uno scrittore debba poter spaziare. Secondo me i grandi narratori sono quelli che riescono a miscelare bene le varie modalità del raccontare.

MF: Penso ai nomi più noti di scrittori italiani di noir e mi viene spontaneo notare che sono tutti uomini. Forse il noir sembra un genere più adatto alla scrittura al maschile e le scrittrici prediligono altre storie? O è un problema di mercato?
PR: E' comunque vero che, in generale, ci sono più scrittori che scrittrici. Nel noir forse la presenza maschile è più accentuata perché, per tradizione, è un ambito letterario nato al maschile. La sensibilità femminile ha portato molte narratrici a spostarsi sui temi più intimistico-sentimentali. L'esempio di Virginia Wolf ha fatto scuola e ha lasciato il segno tra le autrici di tutto il mondo. In questi ultimi tempi, tuttavia, si assiste a un riequilibrio. Autrici come la Bartlett, Ben Pastor, la Vargas o la Cornwell stanno ribaltando la situazione. Credo che sia solo questione di tempo.

MF: Immagino che stia già lavorando ad un nuovo romanzo. Possiamo avere un’anteprima sulla storia, o su un personaggio? Sarà una nuova avventura del commissario Soneri o ha altri mondi interiori da mostrarci?
PR: Sto lavorando all'editing del prossimo libro in uscita contemporanea con la seconda serie televisiva del commissario Soneri, sei puntate a partire da novembre fino a gennaio. Si tratterà di un poliziesco, ovviamente, che tenterà di sfruttare la popolarità del commissario televisivo per trainare quello di carta. Questa volta Soneri sarà alle prese col delitto di un'immigrata rumena uccisa e bruciata per essere poi gettata in una scarpata dell'Autosole. Si tratta di una vicenda che racconta la provincia forse nel modo più spietato che io abbia mai inscenato, tra ipocrisie, avidità, meschinerie, ansia di arricchimento. Non si salva nessuno: né i ricchi né i poveri, anche loro già corrosi dalla ringhiante corsa al benessere. E Soneri ha pure una crisi con la sua compagna. L'unico a emergere è un marchese decaduto e ridotto allo stato di barbone che tuttavia conserva la forza vitale di non rassegnarsi e di aiutare il prossimo.



Valerio Varesi è nato a Torino l'otto agosto 1959 da genitori parmensi. A tre anni è tornato nella città emiliana dov'è cresciuto e ha studiato. Si è laureato in filosofia all'università di Bologna con una tesi su Kierkegaard. Nel 1985 ha iniziato a scrivere su giornali e riviste pubblicando anche racconti in raccolte collettive. Dopo essere stato corrispondente da Parma per La Stampa e La Repubblica, nell'87 ha lavorato alla Gazzetta di Parma e nel '90 è passato alla redazione bolognese di La Repubblica. La prima pubblicazione è del '98, un romanzo giallo (Ultime notizie di una fuga ed. Mobydick) liberamente tratto dalla vicenda Carretta. Nel 2000 è uscito Bersaglio, l'oblio edito da Diabasis con il quale è stato finalista al festival del noir di Courmayeur e al premio Fedeli, organizzato a Bologna dal Siulp. Assieme a una decina di altri autori (tra i quali Macchiavelli, Manfredi, Barbolini e Pederiali), ha pubblicato Aelia Laelia Crispis (Diabasis), una raccolta di racconti ispirati a una misteriosa lapide bolognese. Nel 2002 è uscito Il cineclub del mistero edito da Passigli con la presentazione di Carlo Lucarelli. Sono seguiti L'affittacamere, Il fiume delle nebbie, Le ombre di Montelupo e A mani vuote (tutti per Frassinelli). Il commissario Soneri, protagonista dei romanzi di Varesi, con il volto di Luca Barbareschi è approdato in Tv nella serie di sceneggiati Nebbie e Delitti su Rai Due nel novembre 2005 (al fianco di Barbareschi c'era anche Natasha Stefanenko). Nel 2007 è uscito “Le imperfezioni”, edito da Frassinelli, e un racconto nell'antologia "Crimini in provincia" (edito da Guanda) curata da Marco Vichi. Per altre notizie su Valerio Varesi consulta il suo sito.


Ottobre 2007 - Morena Fanti - www.scriveregiocando.it


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