Daniel Picouly ha fatto un sogno. Rivoluzionario. "Io salverò la regina". 1793, Parigi, il re è morto. La regina Antonietta sta in prigione. Mancano dodici ore alla sua esecuzione e un'armata pittoresca che abita nel ventre della città è a caccia di un misterioso ragazzo nero che per colpa di una malattia è diverso anche per il viso chiazzato da macchie bianche: Lého, il ragazzo leopardo. E' con lui che si tenterà il tutto per tutto per salvare Maria Antonietta dalla ghigliottina... "E' stato il mio incubo da bambino, ed è per questo che ho scritto *Il ragazzo leopardo* (Neri Pozza, p. 371, lire 26.000). Continuavo a pensare: come salvare Maria Antonietta? Come evitarle il patibolo?". Daniel Picouly che in Francia cambia editore e in Italia pure - "là ho scelto io, qui no. Feltrinelli non mi ha voluto, troppo francese questo libro secondo loro" - dopo due romanzi legati alla sua infanzia e alla sua famiglia, era l'undicesimo di tredici fratelli, (vedi il bellissimo "Il campo di nessuno" Feltrinelli), abbandona le periferie parigine, gli emarginati e approda alla storia. E che storia. "Quello su Maria Antonietta è il libro che ho sempre voluto scrivere", spiega...
Ma come, proprio lui, Picouly, vicino agli emarginati, agli sconfitti, lui a difendere la crudele "autrichienne", colei che pronunciò una delle frasi più snob di tutti i tempi, "il popolo ha fame e se non c'è più pane, dategli delle brioches"? "Incoscienza" la difende Daniel, cinquantadue anni ma ne dimostra almeno quindici meno, a Milano ieri, venerdì al Lingotto di Torino per un dibattito sul tema della multietnicità (focus della Fiera del Libro quest'anno).
Atletico, gesticolante, generosamente parlante, in tutto il suo ragionamento segue un filo logico. Questo, infatti non è un libro filo-monarchico, politically incorrect. La trovata salvifica (lo scopriamo un po' avanti nel romanzo) è che il ragazzo leopardo è figlio di Maria Antonietta che prima di essere ghigliottinata, come ultimo desiderio esprime quello di vederlo. Il teorema Picouly è fondato su due capisaldi che toccano la storia e il costume: primo, "se si fosse salvata Maria Antonietta, si sarebbe salvata la rivoluzione che dopo l'uccisione della regina, ultimo capro espiatorio, ha prodotto solo odio e vendetta". Secondo, "pochi lo sanno e tutti lo negano ma Maria Antonietta aveva un amante mulatto, il Cavaliere di Saint George, suo maestro di musica e tra i migliori fiorettisti d'Europa. Il ragazzo leopardo sarebbe nato dalla relazione tra i due".
Ergo, questo alla fine sarebbe un romanzo che fa luce su aspetti nascosti della storia della Francia? "La gente di cultura non sa che c'erano i neri anche durante la rivoluzione, che Nantes deve la sua ricchezza al commercio di schiavi, che alla corte di Maria Antonietta c'era una cultura melangé, c'erano italiani, tedeschi, meticci...".
Viene dal giallo, Picouly, meglio dalla Serie Noir francese. Prima come lettore - suo padre operaio leggeva a tavola durante il pasto - e poi come autore di "polar". E infatti più che a un romanzo di cappa e spada alla Dumas *Il ragazzo leopardo* assomiglia ai noir alla Chester Himes, citato nell'epigrafe e nel libro con i due poliziotti neri del quartiere di Haarlem Ed Cercueil e Fossoyeur, incaricati di trovare il ragazzo. "Devo tutto a Chester Himes: lui mi ha fatto capire che essere nero e essere scrittore è possibile", dice. Abituato a studiare in cantina, in casa erano tredici fratelli e abitavano in un HLM, le case popolari della banlieu, ancora adesso Picouly, scoperto dieci anni fa da Daniel Pennac, quando scrive si chiude in una specie di stanza-grotta piccolissima, senza caffè, libri, tv, telefono, con pochissimi margini di movimento anche per il mouse del computer.
"Quando scrivo - spiega - sento delle esplosioni come quelle della Segrada Familla di Gaudì". Fuochi d'artificio di cui è pieno questo libro di voli pindarici, fili che si perdono e vengono ritrovati molto dopo. "Però so sempre dove voglio arrivare, le ultime trenta pagine sono le prime che ho pensato". E' un finale che attrae come una calamita, quello de *Il ragazzo leopardo*, scritto in presa diretta, stile film d'azione americano stringi-gola-mozza-fiato...
Riusciranno i nostri eroi...

Questa intervista a Picouly e' stata pubblicata sull'Unita' del 10 maggio 2000.


Antonella Fiori, giornalista, vive a Milano. Ha lavorato per dieci anni all'Unità come inviato di cultura e come redattore dell'inserto libri.
Da un anno e mezzo lavora come free lance. Collabora a Repubblica, L'Unità, "D", l'Espresso, Elle, con rubriche e servizi su temi di cultura e di editoria. Per la televisione ha scritto e realizzato l'inchiesta giornalistica per il programma in sei puntate "Paesaggi rubati", sui disastri del paesaggio italiano, andato in onda su Rai 3 la scorsa estate.
Da fine gennaio conduce con Marco Drago la trasmissione radiofonica "Candide. Domande semplici a persone complicate" in onda tutte domenica mattina alle 10 su Radio 3, di cui è autrice con Barbara Frandino.


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