Sottile, un viso affilato, espressivo ed intenso, un bellissimo sorriso e capelli cortissimi, vestita di rosso, Ben Pastor è arrivata dal Vermont, dove insegna Scienze Sociali alla Norwich University, per presentare "Lumen", il suo primo libro tradotto in italiano dalla casa editrice Hobby&Work. Un libro straordinario e un giallo insolito, questo "Lumen" che ha aperto la prima serata di incontri del Festival della Letteratura Gialla di Cremona. E' ambientato a Cracovia nel 1939, subito dopo l'invasione della Polonia da parte della Germania. Il capitano tedesco Martin Bora deve far luce sull'assassinio di una suora polacca ed è affiancato nelle sue indagini da un sacerdote americano, inviato dal Vaticano per accertare la veridicità dei miracoli attribuiti alla "santa" suora. Anche il maggiore Retz, che condivide con Bora un alloggio requisito agli ebrei, perde la vita in circostanze misteriose. La conclusione del libro supera i limiti dell'intreccio giallo di questa storia, ponendo degli interrogativi morali che ci toccano profondamente e possono cambiare la nostra vita, come hanno cambiato quella di Martin Bora. E' questa complessità di argomenti, unita alla trama mystery e alla particolare ambientazione storica, che rende unico questo libro.
Abbiamo parlato a Ben Pastor nella splendida cornice del cortile del cinquecentesco Museo Civico di Cremona, per sapere di più su di lei, sull'origine di questo libro e se ritroveremo il protagonista in altre storie.


MP: Signora Pastor, sappiamo che Lei è nata e cresciuta in Italia e vive da 25 anni negli Stati Uniti. Che cosa l' ha portata a scegliere per il Suo libro un'ambientazione così particolare, la Polonia e Cracovia?
BP: Ho sempre nutrito viva curiosità nei riguardi della Polonia, una nazione al crocevia tra l'est e l'ovest europeo, in ogni senso. Ogni luogo di confine, ci insegnano gli antichi, è un luogo sacro, con tutto quello che la sacralità comporta. Detto questo, i primi giorni della seconda guerra mondiale in Polonia, dove le stragi dei civili e l'Olocausto stesso ebbero il loro inizio, mi sono sembrati tremendamente significativi. Cracovia, poi, è città colta e splendida, con una forte tradizione di esoterismo ebraico, che la rende ancora più affascinante.
MP: Pur rispettando le regole del giallo, leggendo "Lumen" è chiaro che Lei si proponeva di andare al di là dei limiti di un romanzo di genere. E' per questo che ha scelto il 1939, l'inizio dell'epoca forse più drammatica del secolo che si è appena concluso, per inserire una storia dentro la Storia?
BP: La Storia è forse il protagonista ombra del romanzo: o forse è l'ombra dietro ogni personaggio, inclusi i due protagonisti. Tutto, infatti, in "Lumen", dipende dal momento storico, che ha un effetto enorme sull'ufficiale tedesco ed il prete cattolico che formano la coppia investigativa. Se è possibile creare (o ricreare) una memoria cosciente del secolo appena passato attraverso un romanzo, secondo me è doveroso cercare di farlo. Non come fredda o arrogante didattica, ma come partecipazione ansiosa e sincera della Storia che ci ha reso - nel bene e nel male - come siamo oggi.
MP: Sarà difficile, per chiunque legga il Suo libro, dimenticare il personaggio di Martin Bora, il capitano di 27 anni che esce completamente cambiato dopo quei tre mesi passati in Polonia. C'è una figura vera a cui si è ispirata?
BP: Martin Bora: il suo più vicino modello storico e' il colonnello Claus Graf Shenck von Stauffenberg, figura centrale del fallito attentato contro Hitler il 20 luglio del '44. Un aristocratico di fede cattolica, conservatore ma generosissimo ed eroico, Stauffenberg e' da tempo uno dei miei eroi. Ma attraverso Martin (che nonostante la sua ortodossia discende da Katarina von Bora, moglie di Martin Lutero, e spartisce il nome con il simpaticissimo santo soldato) posso anche "fare" quello che non so fare nella mia vita quotidiana: infatti, e' uno studioso di filosofia, un pianista provetto, un eccellente cavaliere... e naturalmente un investigatore infallibile, o quasi!
MP: La forte tensione del libro nasce dalla polarità delle forze in gioco: da una parte la pace del convento e dall'altra il rumore della guerra; da una parte la morte di una suora su cui si accentra l'attenzione, dall'altra lo sterminio di massa che passa sotto silenzio. La reazione di Bora, che è anche la sua crescita personale, è di attuare una forma di disobbedienza che obbedisce ad un'istanza etica. Quanto di lei stessa c'è in questa posizione di Bora?
BP: Da oltre un quarto di secolo vivo in America, come Lei sa. L'etica americana (quella sana e spicciola, non quella ufficiale) e' basata sul motto do the right thing. Questo "fare quel che è giusto" mi sembra importantissimo. Per necessità, comportarsi secondo un'etica superiore ci costringe - a volte - a disobbedire alle autorità terrene. Senza voler fare un discorso altisonante, direi che Bora deve, avendo scelto di seguire una moralità profondamente sentita, "tradire" il proprio giuramento di soldato per non tradire quello fatto alla propria umanità. Io sono per natura introversa ed anche timida, ma le ingiustizie mi fanno andare in bestia. Avrei il coraggio di rischiare tutto, come fa Bora in Lumen? Non so. Di certo, dico quello che penso quando si tratta di giustizia, sul lavoro e nella mia vita quotidiana. Quanto alla formula matematica che oppone una morte (quella della suora) agli sterminii del conflitto a venire, la mia posizione è che un atto di misericordia e pietà per un morto singolo può essere una metonimia che sta per il rispetto e la pietà dovuta a tutti i morti. E' mio intento anche ricordare a me ed agli altri che troppo facilmente, quando si parla di migliaia e milioni di morti, si dimentica che ognuno di loro ha una storia individuale e preziosa.
MP: La figura di Padre Malecki, il sacerdote americano, ha solo il ruolo tipico del genere giallo, cioè quello di aiuto-investigatore o è piuttosto una figura di "doppio" di Martin Bora?
BP: Ottima domanda. Malecki è infatti l'alter ego di Bora, e - in un certo senso - l'opposto è anche vero. La dialettica fra i due uomini nasce dal conflitto interno che entrambi provano nei riguardi della guerra e delle esigenze storiche del momento. Si potrebbe "leggere" Malecki come la coscienza esterna di Bora, ma sarebbe una lettura incompleta; secondo me, Malecki rappresenta le remore che Bora stesso sente profondamente ma da cui non può (e forse non deve, chissà) farsi trattenere. Quanto a Malecki, Bora rappresenta la sua parte aggressiva ed intransigente, cui deve rinunciare per carità cristiana, ma di cui e' intimamente partecipe.
MP: Pur essendo italiana, Lei ha scelto di scrivere in inglese. Oltre al motivo ovvio che per Lei non c'è ormai più differenza tra lingua-madre e lingua acquisita, pensa che l'inglese sia più duttile e riesca meglio ad esprimere il suo pensiero?
BP: L'inglese è una lingua fluida, ricchissima di parole e di etimi derivati da altre lingue, con un lessico vastissimo. E' anche, secondo me, una lingua meno "precisa" delle lingue romanze, i cui verbi sono, per esempio, guidati da regole stringentissime. L'ambivalenza di certe forme inglese mi permette di equivocare, di fare uso di termini obsoleti ma ancora riconoscibili senza diventare antiquata, di giocare sui significati e sui tempi. Il ritmo dell'inglese, poi, si presta molto a creare frasi con forma metrica, e di creare prosa come poesia. Inoltre, è molto meno imbarazzante scrivere in una lingua acquisita, dato che lo scrivere e' sempre un processo intimo e infine rivelatore.
MP: Quando si finisce di leggere "Lumen" non si riesce a pensare di lasciar tornare Martin Bora in Germania e non sapere più niente di lui. Ha in programma di scrivere altre storie con lo stesso protagonista?
BP: Martin Bora comincia la sua esperienza investigativa e militare durante la Guerra Civile Spagnola, nel '37; si trova poi in Russia come volontario, quindi in Italia (presso Verona, a Roma ed infine a Salò). Quindi ci sono storie in programma, alcune già complete, che lo vedono come protagonista fino al fatidico 1945. E nel frattempo, come Horatio Hornblower, sale di grado: da sottotenente in Spagna, finirà come colonnello in Italia!


gialloWeb desidera ringraziare Luigi Sanvito della Hobby&Work per la concessione dell'intervista a Ben Pastor, effettuata nei giorni scorsi da Marilia Piccone al Festival della Letteratura Gialla di Cremona.

Milano, giugno 2001


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