AP: Come sai, una volta il pubblico del giallo e del noir in Italia era un pubblico di specialisti o di appassionati, mentre ora quasi tutti i lettori non credono più nelle barriere tra i generi. Tu non hai mai avuto questo problema: in un'intervista che ti avevo fatto per Esquire nel '90 ti dicevo che eri shakespeariano. Shakespeare è quello violento e crudele del Titus Andronicus, quello divertente de Le allegre comari di Windsor, quello romantico di Romeo e Giulietta, ma soprattutto tutte queste cose insieme. Vorrei partire allora con una domanda culturale, molto culturale: come mai ti sei fatto crescere barba e baffi da marinaio di Coleridge?
EmB: Preferisco pensare che assomiglio a Hemingway! In effetti è successo questo: in giugno ho avuto un infarto e sono rimasto in ospedale per due settimane, durante le quali non mi sono fatto la barba. Il risultato mi è piaciuto. Ti fa risparmiare tempo la mattina, ti tiene caldo la notte...
   
AP: Mi auguro che ti faccia risparmiare tempo per scrivere.
EmB: Sì, proprio così.
   
AP: Io ho letto tutti i tuoi libri tradotti in Italia, ma, a proposito di aspetto fisico, ne ricordo uno firmato Evan Hunter, intitolato Il profumo dei dollari, alla fine del quale c'erano una quindicina di tue foto. In ognuna facevi una parte diversa.
EmB: Non erano tutte mie. Ce n'era una in cui fumavo una sigaretta e una in cui avevo una calza in testa...
   
AP: Sono passati molti anni da quando l'ho letto, ma ricordo che le foto in fondo al libro mi facevano pensare alla moltiplicazione delle tue personalità.
EmB: L'aspetto divertente ne Il profumo dei dollari era che i personaggi delle fotografie erano criminali, avvocati dediti all'inganno, falsari da quattro soldi, mentre a interpretarli erano miei amici, tutte persone rispettabili. Diventava uno scherzo col lettore, che diceva: "Questo lo conosco, non è un delinquente, è un commercialista!"
   
AP: Una cosa non esclude l'altra.
EmB: Ma per quanto riguarda la moltiplicazione delle mie personalità, sono convinto che tra i libri di Evan Hunter e quelli di Ed Mc Bain ci sia una notevole somiglianza nello stile ma non nei contenuti. Si avvicinano nello stile, sempre di più col passare degli anni, ma non nei contenuti: se così fosse io non saprei quello che sto facendo. C'è una grossa differenza tra lo scrivere un mystery e lo scrivere un romanzo puro e semplice.
   
AP: Io non so fino a quanto sia veramente possibile questa separazione. Perché in ogni romanzo di Mc Bain dell'87° distretto ci sono molte storie che si fondono: c'è effettivamente una trama principale, in cui consiste il mystery, ma a volte per il lettore sono più interessanti le vicende di contorno.
EmB: Vedi, il motore principale di una storia di Mc Bain è sempre un cadavere.
   
AP: E' bello parlare di se stesso in terza persona.
EmB: Lo posso fare perché sto parlando come Evan Hunter, in questo momento. In un romanzo che firmo Evan Hunter, il motore principale non è il cadavere. Può essercene uno, da qualche parte, in qualche momento, ma non è questa la ragione per cui sto scrivendo. Il cadavere è quasi accidentale. Cosa che non avviene in un romanzo di Mc Bain, nel quale stipulo un contratto con il lettore: si parte da un cadavere e si scopre come lo è diventato.
   
AP: Ti è mai capitato di iniziare un romanzo da Hunter e finirlo involontariamente da Mc Bain?
EmB: Mi è capitato con un testo teatrale che non è mai stato messo in scena. Mi era stato chiesto di scrivere una storia aEmBientata a Spanish Harlem, il quartiere ispanico di New York. Nella mia storia c'erano dei poliziotti, anche se non avevano niente a che fare con l'87° distretto e non indagavano su un caso di omicidio. Il lavoro non venne mai prodotto, così lo trasformai in un romanzo, intitolato Lo spettacolo è finito, che si adattava perfettamente all'87° distretto: è la storia di un piccolo malvivente asserragliato in un appartamento con degli ostaggi, mentre tutte le forze di polizia cercano di stanarlo. Leggendolo, ti rendi conto che il romanzo è nato come testo per il teatro.
   
AP: A proposito del sociale: in un nostro incontro precedente, cinque o sei anni fa, avevamo parlato del fatto che l'87 distretto aveva una rappresentanza etnica che oggi potremmo definire "politicamente corretta". Ricordo che avevi risposto che, se per raccontare la città quella multietnica era una scelta inevitabile, c'erano tuttavia dei paesi dell'Indiana in cui non si era mai visto un nero.
EmB: Questo era valido solo fino ad allora. Posso prendere come esempio un episodio capitatomi a Denver, nel Colorado, una città di cowboys alle pendici delle Montagne Rocciose. Al mio arrivo in albergo, ho chiesto alla reception se ci fossero delle zone in cui era meglio non mettere piede. Vengo da New York, dove è un'abitudine fare certe domande. E l'impiegato alla reception ha risposto:"Sì, non vada a due isolati da qui, in direzione ovest, perché i Crips e i Bloods si stanno disputando il controllo territoriale della droga." Si trattava di due gang di Los Angeles, che, in principio, erano interessate solo a farsi la guerra tra loro. Poi si erano fatti furbi e si erano detti: "Perché continuare ad ammazzarci, quando potremmo metterci insieme a vendere droga?"
   
GFO: E perché si sono mossi da Los Angeles a Denver?
EmB: Per ampliare il loro mercato nel settore della droga.
   
AP: Non certo per il clima. Adesso invece, vorrei farti una domanda non come scrittore, ma come osservatore. So che tu ami l'Italia e ci vieni spesso. Di volta in volta, hai avuto il tempo di avvertire dei cambiamenti, a parte ovviamente l'aumento dei prezzi?
EmB: Quando si vive in un luogo, si notano i cambiamenti mentre si verificano. Al contrario, quando lo si visita, hai la sensazione che tutto rimanga uguale.
   
AP: Siamo diventati tutti più vecchi.
EmB: Di sicuro ci sono molti cambiamenti, ma io non li percepisco. Mentre sono in grado di avvertire ogni minimo cambiamento a New York. In particolare sto sentendo un'atmosfera di rabbia, nella New York di oggi. La gente litiga facilmente, tutti sembrano sempre sul punto di esplodere. Se un taxista suona il clacson, un passante gli urla dietro, o prende a pugni la macchina. Non si sa mai quando questa tensione può scoppiare.
   
GFO: Allora la violenza, che si è accentuata in questi tuoi ultimi romanzi nasce dalla realtà, non è un fatto puramente commerciale, una questione di marketing.
EmB: No, no, non penso mai al marketing. E nemmeno i miei editori pensano mai al marketing, purtroppo!
   
AP: La cosa straordinaria dei romanzi dell'87° distretto, il primo dei quali è del '56, è che hanno anticipato, libro dopo libro, tutte le contaminazioni del genere poliziesco. Scrivevi storie di serial killer prima che i serial killer diventassero di moda. Scrivevi storie sull'abuso dei minori prima che lo facesse Andrew Vachss.
EmB: Il fatto è che quando ho cominciato la serie, non ero preoccupato che avesse successo. Avevo già dato inizio alla mia carriera di scrittore, ero già Evan Hunter. Non mi interessava minimamente se McBain sarebbe diventato famoso oppure no. Così ho giocato il tutto per tutto. Conoscevo tutte le regole della narrativa poliziesca e ho deciso di infrangerle. Una cosa è importante: era un segreto, nessuno sapeva che McBain era Evan Hunter. Avevo una copertura perfetta.
   
AP: Per quello scrivi dei romanzi corali: perché sei un sacco di gente.
EmB: Può darsi.
   
AP: Che differenza c'è tra il McBain che scrive l'87° distretto e quello che scrive Matthew Hope?
EmB: Be', Matthew è un personaggio socialmente più elevato. E' uno che può andare in vacanza a Parigi, mentre i poliziotti dell'87° non vanno oltre le spiagge del New Jersey. Matthew Hope può permettersi un tavolo in un raffinato ristorante francese, mentre loro mangiano in locali da quattro soldi, dove la cucina è grassa e pesante. Matthew appartiene a una classe sociale superiore, entra in case di persone a cui i poliziotti dell'87° fanno visita solo se le devono interrogare nell'ambito di un caso. Ma c'è un'altra scelta che ho fatto consapevolmente, quando ho cominciato la serie dell'87°. Appena i poliziotti entrano in casa di un personaggio per interrogarlo, i riflettori sono puntati su quest'ultimo. Gli investigatori fanno le loro domande, ascoltano, ma restano nell'ombra. Il personaggio che interrogano è al centro dell'attenzione, come su un palcoscenico.
   
AP: A proposito di Steve Carella, c'è un paradosso: la persona che lui ama di più è una sordomuta, mentre il suo peggior nemico è il Sordo. E' un caso o è voluto?
EmB: L'ho fatto deliberatamente. Mi piaceva l'ironia della situazione.
   
TD: A cosa è dovuta l'escursione nel Quinto Distretto di Elizabeth Street, con "L'altra parte della città" un libro bellissimo?
EmB: Anche a me è piaciuto, quel libro. In realtà è nato come soggetto per un film televisivo. Un produttore con cui avevo fatto molti lavori mi propose di scrivere una miniserie da quattro ore ambientata a Chinatown. Doveva essere una storia in cui dei normali poliziotti investigavano su un assassinio in un ristorante, accorgendosi che quella che vedevano era solo la punta di un iceberg e che quello che si nascondeva sotto era il caso più enormemente complesso che avessero mai affrontato in tutta la loro vita. Era ambientato a New York, quella vera, non quella dell'87° distretto. Scrivere questa storia è stato molto divertente, ci abbiamo lavorato sopra per circa sei mesi, arrivando a discutere fino all'ultimo dettaglio, ma la produzione non venne mai realizzata. Ma se la storia è buona, può sempre essere riutilizzata per qualcos'altro.
   
AP: Devo farti una domanda a nome di tutti i tuoi lettori in Italia. L'ultima volta che ci siamo visti hai detto che scrivevi due romanzi l'anno. Perché in Italia non li vediamo? Dove sono? Quando potremo leggerli?
EmB: Veramente non li si vede nemmeno in America. Ho consegnato Nocturne al mio editore americano un anno fa e ancora non è stato pubblicato, uscirà in maggio.
   
AP: Un'ultima domanda. In un tuo libro, non ricordo quale, ma forse non te lo ricordi neanche tu perché ne hai scritti così tanti, Cotton chiede a un sospetto che lavoro fa. Lui risponde: "Lo scrittore." Il dialogo prosegue più o meno così: "Scrive per delle riviste?" "No, sto scrivendo un libro." "Chi è il suo editore?" chiede Cotton. "Se avessi un editore, non sarei qui. Mi accenderei sigari con biglietti da venti dollari e frequenterei le più belle modelle della città." A quel punto, Cotton insiste: "Ma lei pensa che veramente gli scrittori si comportino così?" E il sospetto risponde: "Io mi comporterò così, quando troverò un editore." Ecco: volevo sapere se ti comporti così.
EmB: Io non fumo sigari.


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