E` uscito recentemente per Mondatori, l'ultimo lavoro di Loriano Macchiavelli scritto a quattro mani con Sandro Toni: "Sarti Antonio e l'assassino", un lavoro splendido che si inserisce perfettamente nella saga di uno dei piu` famosi investigatori del giallo europeo.
Leonardo Butelli ha sentito il bisogno di rivolgere a Loriano alcune domande sul suo Sergente e sulla dimensione che il giallo sta assumendo in termini quantitativi ma soprattutto qualitativi nel nostro Paese.
Chi conosce Loriano sa quanto sia grande la sua capacita` di analisi sulle grandi questioni che hanno attraversato e complicato la vita sociale del nostro Paese: misteri tutti anticipati, sia pure in contesti e sfumature diverse, nelle pagine dei suoi libri: le stragi, i sequestri, i depistaggi... Sta in questo la sua propensione a cogliere nei piu` piccoli e insignificanti segnali della societa` i prodromi di nefasti futuri accadimenti.
   
LB: De Marchi, De Angelis, Scerbanenco e Macchiavelli. Questi a mio giudizio gli autori che hanno dato vita al giallo italiano. Il tuo Sarti Antonio appare se non sbaglio ne "Le piste dell'attentato" il tuo primo lavoro. Ma per quali ragioni hai scelto il giallo per comunicare e poi, perche` Sarti Antonio? In un periodo dove fare l'intellettuale era di moda e leggere i gialli non era proprio contemplato nel decalogo del buono studente di sinistra.
LM: Grazie per la compagnia nella quale mi collochi. Ne sono onorato e faro` di tutto per non sfiduciarti. Ho scelto il giallo perche` era, e` una letteratura popolare che puo` raggiungere un grande numero di lettori. Allora, nel 1970, mi e` sembrato un modo per continuare a fare un lavoro politico come avevo fatto fino a quel momewnto con il teatro. La differenza era che con il teatro, sempre a quei tempi, si "toccavano" (cosi` era di moda dire) poche persone. Con il romanzo giallo molte, molte di piu`. Per darti una dimensione: ricordo una statistica che sosteneva come, comprendendo il mercato dell'usato, allora sviluppatissimo, un romanzo giallo veniva letto da almeno 250 mila lettori. Era quello che mi ci voleva, no? Forse ero un po' megalomane.
Perche` Sarti Antonio, sergente? Perche` ero stanco di eroi americani che salvavano il mondo con il loro eroismo. Come sostiene Brecht, non abbiamo piu` bisogno di eroi. E di Sarti Antonio, sergente, si puo` dire tutto, tranne che sia un eroe.
Infine, sono sempre stato un pessimo studente di sinistra e quindi il problema che citi, non mi toccava.

LB: Sarti e` un sergente di polizia, un questurino, figura non proprio amata in quegli anni di scontri di piazza, perche` proprio un questurino? C'e` un motivo preciso?
LM: Intanto perche` non c'era molta scelta. Non avevamo e non abbiamo una tradizione di investigatori privati e prendere uno qualsiasi per indagare, non mi piaceva. O un poliziotto o un carabiniere e nell'indecisione ho scelto il questurino. Tieni presente che accanto al questurino c'e` un certo Rosas che, mi pare, rimette in equilibrio la situazione.

LB: Rosas: dove c'e` Sarti c'e` lui. Intellettuale, poco propenso alla bella vita, anzi, nel tuo ultimo libro "Sarti Antonio e l'Assassino" Rosas e` dipinto come un personaggio alla continua ricerca di casa, cibo ecc... in "Sui colli all'alba" e` ancora studente, senza soldi, salta i pasti, approfitta di casa Sarti per un uovo e un caffe`, ma insomma ti serviva un personaggio cosi` e per quale ragione?
LM: Intanto per quello che ho detto sopra. Poi, e soprattutto, perche` Sarti Antonio, sergente, lo considero un po' il braccio (ovvero colui che si muove, si agita, prende nota e non conclude nulla perche` non e` il suo mestiere) e accanto gli ci voleva una mente. Una mente spostata a sinistra. Insomma, e` un personaggio importante, tanto che, senza di lui, credo che non ci sarebbe nemmeno Sarti Antonio, sergente.

LB: L'umorismo. I tuoi libri ne sono intrisi. Mi ricordi a volte, con le dovute cautele, Lansdale. Ritieni che i gialli debbono essere tanto popolari da far anche ridere?
LM: Non "far ridere", ma essere credibili. E per essere credibili, i romanzi gialli devono rispecchiare, in un certo senso, la vita. E la vita e` piena di drammi, ma anche di ironia e, a volte, di sarcasmo.

LB: L'ultima domanda. Mi puoi dare una tua opinione sull'impennata di vendite che il giallo vede oramai da qualche anno a questa parte, da cosa dipende secondo te?
LM: Be', dipende dal fatto che anche noi, in Italia, sappiamo scrivere buoni romanzi gialli. Con buona pace di chi (la maggioranza dei critici e dei letterati e degli editori, fino a qualche anno fa) ha sempre sostenuto il contrario.



San Lazzaro di Savena, 20 febbraio 2005


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