DC: Giulio, sei considerato, giustamente, una delle firme piu` interessanti del giallo storico italiano. Per te, questo sottogenere, se tale lo si puo` definire, cosa rappresenta? Apprezzi qualche autore in particolare?
GL: Il giallo storico e` soprattutto un potente amplificatore di strutture narrative. Consente di attingere a un repertorio pressoche` illimitato di fatti, situazioni e personaggi difficili da reperire nella stretta attualita`. Inoltre, cosa a me particolarmente cara, permette il recupero di tutto l'armamentario del vecchio feuilleton: strani marchingegni, maschere, porte segrete, veleni esotici, monaci misteriosi e scienziati pazzi. Tutto il bric à brac che e` andato perso nella contemporaneita`, e che invece continua ad appassionarmi. Per non parlare dei mezzi di trasporto, cosi` indicati per un delitto: idrovolanti, dirigibili, battelli a pale...! Quanto all'autore che piu` apprezzo (capisco di rischiare la banalita`): Eco.

DC: Per quanto concerne il giallo piu` in generale, quali autori preferisci e da quali ritieni di essere stato influenzato in maniera significativa, magari nel modo di creare i personaggi o di concepire la detection?
GL: I miei gusti sono abbastanza eclettici. Sono un lettore vorace e scoordinato, sin dall'infanzia salgariana e verniana. Ho letto e leggo di tutto, con una predilezione per l'eccessivo e il barocco, e tutto quello che mi piace mi influenza. Sono soggetto ad amori dirompenti e fuggevoli, ma proprio per questo anche piu` travolgenti. Naturalmente tutti i grandi, per motivi diversi: ma se ne dovessi indicare uno direi Ambler, per la straordinaria ricchezza ideativa: La maschera di Dimitrios e` una delle opere che periodicamente mi scopro a rileggere. E poi Greene, con quella sua disperazione crepuscolare. E poi molti fumetti, Caniff e Robbins, e naturalmente Pratt. Ecco, il mio sogno sarebbe riuscire a riprodurre in parole certi bianchi e neri, certe atmosfere del grande Hugo: peccato che per natura sia portato piuttosto ad accumulare che a togliere, ma col tempo...

DC: Come e` nata l'idea di creare dei romanzi polizieschi con Dante nel ruolo di investigatore? Perche` hai scelto proprio il sommo Vate?
GL: Volevo utilizzare come investigatore un personaggio reale. E pensavo di ambientare la storia tra Due e Trecento, perche` e` un periodo che mi affascina, per tanti aspetti. Oltre al fatto di conoscerlo meglio di altri, per motivi di studio. La scelta di Dante e` venuta quasi automatica. Penso che il poeta riassuma in se` tutti i tratti migliori di uno straordinario investigatore: l'intelligenza acuminata, la perspicacia, la cultura, il coraggio fisico. La sicurezza in se stesso ai limiti dell'improntitudine, l'attenzione per le manifestazioni del male colto in ogni sua piega piu` riposta. Una ideologia mutevole e contraddittoria, ma insieme saldissima nei principi. E soprattutto la sua straordinaria capacita` di leggere nell'intimo dell'animo umano, nelle sue motivazioni, nelle sue debolezze e virtu`. E poi quella capacita` di immergersi fino al collo nelle passioni del suo tempo, e insieme di sapersene distaccare con una scrollata di spalle, e guardare avanti di alcuni secoli.
Al confronto con le virtu` reali di quest'uomo, le doti fittizie di Sherlock Holmes suscitano tenerezza!

DC: Un grande punto di forza dei tuoi romanzi e` la puntualita` nel riuscire a restituire l'atmosfera del periodo storico che tratti: come ci riesci? E come si maneggiano personaggi come Dante, appunto, Lang, D'Annunzio, ecc. riuscendo sempre a rimanere credibili? Quali sono state le difficolta` che hai incontrato?
GL: In questo non credo di disporre di una ricetta o di talenti particolari. E nemmeno di studi particolarmente approfonditi, a parte una decente dose di ricordi universitari. Mi aiuta molto quella passione onnivora del leggere, che mi regala una miriade di particolari trovati qua e la`, spesso utilissimi proprio per il "colore" delle storie. Ho pero` un trucco, se vogliamo. Utilizzo soltanto personaggi che hanno "fatto" qualcosa, e parto sempre dalla loro opera. E` li` che trovo il loro carattere, piu` che nella vicenda biografica. Quindi cerco di sviluppare il racconto come se fosse un altro capitolo di quest'opera: un altro film per Lang, o un nuovo canto della Commedia nel caso di Dante (!), o un'orazione politica per d'Annunzio.

DC: E questo tuo modo di ricercare la verosimiglianza senza sacrificare la fantasia, in effetti, emerge anche in altri elementi. In "Dante e i delitti del mosaico", ad esempio, i saggi del cosiddetto Terzo Cielo rivestono un ruolo centrale: sono totalmente una tua creazione o ti sei ispirato a qualcosa realmente esistito?
GL: Il Terzo Cielo e` una mia invenzione, anche se modellato sulle consorterie universitarie che esistevano all'epoca (non molto diverse da quelle di oggi, a dire il vero!).

DC: Sembri essere attratto dai periodi storici, per così dire, di transizione: hai parlato di Weimar, della Fiume di D'Annunzio, della Firenze del '300. Cosa ti ha spinto a scegliere questi scenari? Ci sono periodi e/o personaggi che ancora non hai raccontato e ai quali ti piacerebbe dedicare una storia?
GL: I periodi di transizione sono affascinanti, perche` sono il regno dell'incertezza e dell'inquietudine: il momento magico in cui tutto sembra possibile, quello in cui il passato sembra cedere ma e` ancora presente, e il futuro e` carico di speranze e di minacce. Sicuramente e` l'atmosfera piu` congeniale al mio carattere, prima ancora che ai miei personaggi. Il tempo in cui illusioni e disperazione si danno la mano. In cui le ideologie non ci sono e vanno inventate, insieme con i nuovi miti. In effetti, in tutte le arti, sono affascinato dal non finito: il mio ideale sarebbe quello di scrivere un giallo senza la scoperta finale del colpevole, che lasci al lettore il compito di terminarlo come meglio crede (e non e` detto che prima o poi non scriva qualcosa del genere!). Quanto al periodo storico preferito, a parte il Trecento, sicuramente ci sono gli anni Venti: secondo me il vero inizio della nostra modernita`. Davvero un decennio di follia: e la follia, in fondo, e` il primo motore di tutte le mie storie.

DC: Si parla sempre molto della tua passione per l'illusionismo e la magia. Questa passione influisce sul tuo modo di concepire le storie?
GL: Si`, assolutamente. E non solo per l'ovvio utilizzo di trucchi magici nell'esecuzione dei crimini, ma per qualcosa di piu` profondo: la continua ricerca del meraviglioso nelle mie trame. In questo i miei racconti sono abbastanza fuori linea rispetto al noir contemporaneo, che semmai si fa un vanto di ritrarre fotograficamente la realta`. A me interessano invece casi e personaggi limite, che agiscono per moventi dannatamente improbabili. Davvero sono convinto che in nuce un gioco di prestigio sia il giallo piu` straordinario.

DC: Nel tuo ultimo romanzo si sfiora, ad un certo punto, uno scenario che potremmo definire ucronico: qual e` il tuo rapporto con la SF? Cosa pensi delle ucronie alla Harris o alla Dick? Hai mai pensato di ambientare una delle tue storie in uno scenario completamente alternativo?
GL: In effetti, per strano che possa sembrare, io non amo troppo le ucronie, o gli universi paralleli ecc. Credo che i generi abbiano le loro convenzioni, che vanno seguite. Cerco di spiegarmi, ragionando sul giallo storico. Pur non essendo un "maniaco" della fedelta` storica a tutti i costi (io credo che prima di tutto venga il fascino e l'interesse della storia: un giallo e` un'avventura, non un libro di scuola!), ho una mia deontologia: non raccontare mai nulla che confligga con la realta`, ma solo che intervenga a completarla. In effetti io mi limito a cercare nella sequenza dei fatti storici un varco, un "buco nero" (e con Dante e` abbastanza facile, ci sono anni interi della sua vita del tutto ignoti), e a riempirlo con una vicenda che sia compatibile con i fatti conosciuti. In fondo opero come una specie di ingegnere genetico dilettante: sulla sequenza del DNA storico inserisco delle variazioni, in modo che l'organismo non solo sopravviva, ma sia anche meglio dell'originale! Creo insomma dei piccoli mostri, purche` siano divertenti! E come vedi alla fine ci arriviamo alla SF. Per forza, perche` le mie radici di lettore sono proprio li`, tra mostri e astronavi. Ma nel giallo io arrivo fino alla porta della SF, ma mi fermo rigorosamente in limine. In tutti i miei gialli i moventi sono "insoliti", magari weird, ma mai dichiaratamente fantastici.

DC: Si e` parlato di un progetto di trasposizione cinematografica del romanzo "Dante e i delitti della Medusa": a che punto e` il progetto? Riguardera` anche il tuo ultimo romanzo?
GL: I diritti della Medusa sono stati acquistati da una casa di produzione. Questo naturalmente significa poco, quanto a realizzazione concreta del film, viste le infinite difficolta` che ci sono per passare alla produzione effettiva (un film in costume e` poi quasi proibitivo!). Pero` il semplice interessamento dei cinematografari e` stato per me molto lusinghiero. Soprattutto mi ha confermato di non essere caduto nel rischio congenito al giallo storico, l'eccesso di filologia: che magari puo` soddisfare il cultore o lo specialista, ma finisce con l'annoiare il lettore comune.

DC: Come spettatore, invece, quali sono i tuoi rapporti con il cinema, visto che "La donna sulla luna" coinvolgeva addirittura Fritz Lang?
GL: Io sono un grandissimo consumatore di cinema, pur non essendo un cinefilo in senso stretto (se intendiamo per cinefilo un amante enciclopedico del mezzo). Sono un appassionato del cinema di genere degli anni '40 e '50, di cui ho collezionato nel tempo un'imponente raccolta di video. Del resto il cinema, dopo la guerra, ha cominciato a fornire materiale alla letteratura, mentre prima ne era un acquirente. Ormai il nostro modo di leggere la realtà e` definitivamente condizionato dalla visione, e spesso il romanzo, specie quello di genere, nasce come un film raccontato. Da un punto di vista squisitamente letterario naturalmente ci sarebbe molto da discutere, ma credo che sia un fatto con cui fare i conti. La stessa forma romanzo e` forse entrata nella sua ultima stagione. Come sempre, quando si avverte di essere alla soglia di un cambiamento epocale, e` poi difficile anticipare le linee evolutive (l'ipertesto? Il fumetto animato? Il videogioco?), ma la sensazione che la nostra sia l'ultima generazione ad avere un approccio di massa con il testo scritto e` davvero forte. Spero soltanto che ci sia ancora qualcuno che abbia voglia di leggere quel centinaio di storie che ho in mente...
DC: Viste le premesse, difficile dubitarne. Appuntamento in libreria, dunque! E grazie per la gentilezza e la disponibilita`.


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