Leonardo Butelli, promotore del Circolo del Giallo di Lucca insieme a Giampaolo Simi, Luciano Luciani e Marco Natalizi, ci invia gentilmente questa intervista fatta a Leonardo Gori in occasione dell'uscita del suo ultimo lavoro "Lo specchio nero".
   
LB: Come e` nata la tua passione per il giallo?
LG: Da adolescente ho coltivato un amore particolare per Salgari e Verne, ne ho ricavato subito l'interesse per il mistero, l'avventura, gli intrecci, il disvelamento di manoscritti misteriosi e l'incognita di una ricerca dell'ignoto affidata al caso o all'intuizione dei personaggi che la intraprendono.
Discende da questa verde fase della mia vita la lettura dei romanzi di Rex Stout, Goldbought , Agatha Christie e di Simenon, la scoperta dei classici del giallo, del cinema e del fumetto. Avvincenti erano per me le avventure di Mandrake, L'uomo mascherato, Flash Gordon, Topolino; dal '72 non mi perdo una edizione di Lucca Comics.
Amo poi raccogliere e fare collezione di vecchie edizioni di riviste dell'epoca, soprattutto dagli anni '30 alla prima guerra mondiale: sono una grande fonte di ispirazione, ricordano eventi anche traumatici avvenuti e dimenticati dalla pubblicistica attuale.

LB: Anch'io spesso rileggo i fatti di cronaca piu` o meno recenti avvenuti negli anni '60. Mi e` capitato di leggere recentemente la cronaca della morte, anche misteriosa sotto certi aspetti di Leonardo Cimino, il bandito sfortunato, la sua ultima confessione dopo essere stato colpito dalla polizia.
LG: Tu citi gia` la cronaca di un evento per altro tutt'ora poco indagato, pochi si ricordano di Cimino, io invece rimango colpito da fatti che hanno caratterizzato un'epoca, che hanno attraversato il corpo stesso della societa` di allora. Piccoli fatti che attraverso l'indagine toccano anche da vicino ambienti conosciuti dalla storiografia ufficiale. Ricordo per tutti il gerarca fascista di Nero di Maggio, io so chi e` nella realta` di quel tempo, non so se e` facilmente individuabile dal lettore.
Tu sai a chi mi ispiro? Letterato, erudita amante dell'arte, esteta, ma anche perfido e perfettamente integrato nella degenerazione morale di quel periodo.

LB: Posso provare ad indovinare?
LG: Se vuoi...

LB: Alessandro Pavolini ministro della Cultura Popolare (la famosa "MILCUPOP") dal 1939 al 1943, scrittore e giornalista apprezzato in Italia e all'estero, forse il piu` "irriducibile" dei fascisti del crepuscolo. Perche` fa specie vedere un uomo, il cui livello intellettuale e culturale per l'epoca e` senz'altro tra le file fascite una eccezione.
Federale di Firenze a 26 anni, deputato a 31, ministro a 36, Pavolini non fu mai uno dei tanti profittatori del regime. Non si mosse per danaro, o per tornaconto personale. Ma a un certo punto quest'uomo imbocco` la strada del suicidio: non il suicidio veloce di chi si spara una revolverata in testa, ma quello fatto giorno per giorno, con scelte ingiustificabili, almeno sotto il profilo del buonsenso, in un uomo intelligente. E il suicidio e` sempre segno di una malattia: malattia di un uomo, o malattia di un'epoca, che vide, assieme al proliferare di profittatori, avventurieri, sadici, doppiogiochisti, anche il sacrificio inutile di una generazione ingannata, illusa, fondamentalmente tradita. Insomma uno che, sia pure non politicamente o ideologicamente, che poteva confrontarsi con Bruno Arcieri, integerrimo nemico dei profittatori. Al capitano non piaceva, ma a suo modo lo incuriosiva.
LG: La tua l'hai detta, vorrei che altri miei lettori si esprimessero, potrebbe essere un gioco interessante.

LB: Torniamo a noi. Proprio nel tuo primo libro "Nero di Maggio" muovi il capitano dei regi carabinieri Arcieri nello scenario della visita di Hitler e Mussolini a Firenze nel 1938. Come mai proprio quel periodo e come e` nata la figura del capitano?
LG: E` la domanda che tutti mi rivolgono spesso alludendo ad una inesistente propensione allo studio del ventennio. La realta` va ben oltre. Ho una certa predilezione, o forse meglio dire curiosita`, per tutto cio` che e` accaduto tra la prima e la seconda guerra mondiale. La storia, ma anche la fumettistica, l'aneddotica, la cinematografia. In questo mio percorso incontro necessariamente il fascismo per altro fonte di grande ispirazione. Anche se devo dire per chiarezza che il contesto su cui ho caricato maggiore curiosita` e` quello tra il '30 e il '45, per intenderci, gli anni dei colpi di coda del futurismo, dei grandi accadimenti epocali (il 1938 anni della vista di Hitler e Mussolini nella mia citta`, Firenze, nel 1938, la finale del campionato del mondo a Parigi, l'arrivo degli alleati nel '44) che hanno segnato fortemente la storia d'Italia.
Il Capitano Bruno Arcieri nasce quasi per caso immaginando un personaggio che per motivi diversi doveva coprire un ruolo che inizialmente, in Nero di Maggio, non avevo previsto. Poi, entra d'un balzo sulla scena e per un motivazioni diverse la occupa in modo preponderante. Non trovo altro motivo se non che e` uscito dalla mia penna passando direttamente dall'inconscio alla fantasia. Ad onor del vero nasce lo stesso giorno di mio padre.
La sua caratteristica principale, che lo contraddistingue rispetto agli usi e ai costumi dell'epoca, e` di un uomo integerrimo, con dei principi morali molto saldi, incline al pensiero critico e all'ascolto delle ragioni degli altri, determinato fino all'ostinazione. Raramente usa la forza, quando lo aggrediscono non gli manca il coraggio della reazione, ma ne esce quasi sempre malconcio; la sua vera forza e` il suo acume ed una "mente investigativa" che lo ispira e lo muove tra i meandri dell'indagine.
Un personaggio ideale per indagare in quel periodo storico perche` e` atipico rispetto alla furbizia e alla degenerazione morale che attraversava la societa` dell'epoca. Non beve, non gioca a carte, ama, ma con devozione e rispetto.

LB: Hai pubblicato un nuovo lavoro. Mi puoi dire poche parole, lasciando a tutti la curiosita` di leggerlo?
LG: Il mio ultimo lavoro, scritto in collaborazione con Franco Cardini, si chiama Lo specchio nero ed e` edito da Hobby & Work: e` in uscita in questi giorni [fine di marzo, ndr].
E` un romanzo diverso dai precedenti, anche se ci sono ancora Bruno Arcieri, Elena Contini e il maresciallo Carruso: cio`, ovviamente, perche` e` scritto a quattro mani con cotanto autore e ho dovuto alquanto modificare il mio stile per amalgamarlo col suo. Per oltre un anno, Cardini ha inondato il mio computer di fantastici files in cui progressivamente ha messo a fuoco la vita, gli studi, la cultura di un colonnello della SS, Dietrich Von Altemburg, che per ricchezza culturale, conoscenza filosofica e storica si eleva dalla media, se non bassa, cultura dei personaggi del tempo. E` una scommessa, giocata in perfetto accordo col mio editore, che ovviamente spero ardentemente di vincere!



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