Questa intervista è stata originariamente pubblicata sul mio blog Runneapolis (Non quel Marlowe) e con piacere la ripropongo qui su gialloWeb.

"Il mio nome è Marlowe. No, non quel Marlowe".
Così recita l'incipit di ogni racconto di non-quel-Marlowe di Lucius Etruscus.
La spiegazione è a seguire.

"Non sono quel Marlowe, dolcezza, mi spiace. Mio padre era un appassionato di Christopher Marlowe, poeta e drammaturgo inglese del Cinquecento." Davanti ai suoi occhi calò una patina di vacuità: nel suo cervello era scattato il salvaschermo. Dovevo smuovere qualcosa, se no si sarebbe disattivata. "Per questo mi chiamo Cristoforo. Ma puoi chiamarmi Cristo, che è quello che esclama la gente quando mi vede."

Ma Marlowe si atteggia da "quel" Marlowe, fa l'investigatore bibliofilo (non "bibbiofilo" come descritto sui biglietti da visita sbagliati), con tanto di impermeabile spiegazzato ed eloquio pulp.
E lo fa per undici racconti brevi-ma-intensi (non ho saputo resistere :D) e pieni di citazioni (fin dai titoli dei racconti stessi). Noir, ironia e cultura (alta e bassa, per utilizzare definizioni dei puzzoni che fanno tali distinzioni) sono una miscela esplosiva che mi ha "costretto" a farne una lettura continua.

Nel frattempo ho conosciuto Lucius via facebook (se dite che serve solo a perdere tempo significa che non lo sapete usare), ho scambiato più di qualche parola con lui e gli ho chiesto se avrebbe accettato di finire in questo blog in qualità di intervistato.
Ha accettato, povero lui, quindi vado subito all'attacco.

   
FC: Non-quel-Marlowe, personaggio nato nelle pagine di ThrillerMagazine di cui sei uno dei curatori, si atteggia a cinico investigatore hard-boiled il cui fine sembra però quasi essere lo smitizzare sé stesso e il genere a cui si ispira. Lo fa, però, trasudando amore per la parola narrante e per la letteratura di genere già dal primo racconto che si sviluppa intorno a una collezione di edizioni italiane di Philip J. Farmer (come meglio avrei potuto accostarmi a queste storie?). Come nasce Cristoforo Marlowe?
LE: So che in Italia siamo abituati al conflitto di interessi, ma sottolineo che quando il mio personaggio è nato sulle pagine digitali di ThrillerMagazine non ero ancora vice-curatore della testata, bensì semplicemente uno che inviava articoli pazzi al direttore, tanto pazzo a sua volta da pubblicarli. Fu proprio il direttore Mauro Smocovich - l'unico tanto follemente illuminato da permettermi nel tempo ben 100 articoli dedicati agli pseudobiblia (libri che non esistono inventati dai romanzieri) - che un giorno di settembre del 2010 mi chiese se per caso mi andasse di scrivere un racconto giallo umoristico: potevo rifiutare una sfida così intrigante? Era venerdì sera quando ricevetti la "proposta indecente", e lunedì era pronto il primo racconto. Non la bozza, non lo schema né una prima stesura: il primo racconto completo, scritto nella forma in cui l'hai letto anche tu recentemente. Era abbastanza folle perché Smocovich lo accettasse e lo pubblicasse su ThrillerMagazine.
Qui devo precisare, come già ho fatto più volte dal mio blog: io non sono uno scrittore. Io gioco con la scrittura, ed è molto diverso. Sono un lettore di lunga, lunghissima data, e visti i numeri dei lettori in Italia posso essere definito un "lettore fortissimissimo": mi è bastato semplicemente attingere a tutto ciò che già era dentro di me, grazie a quanto avevo letto, perché le parole fuoriuscissero da sole, e spesso dico che le mie mani sono il mio personalissimo ghostwriter: mi basta posarle sulla tastiera che cominciano a ticchettare e a scrivere trame e intrecci a cui non avevo minimamente pensato. (Per questo nel mio romanzo "Le mani di Madian" mi sono divertito a immaginare uno scrittore convinto di avere impiantata una mano che scriva al posto suo.) Se fossi uno scrittore "serio" dovrei stilare schemi, elaborare strutture ed elenchi di personaggi... ma io non lo sono! Semmai sono un parassita: uso i temi classici scritti da altri per rigirarli ai miei comodi e prenderli in giro. Quando Marlowe entra in scena, sa di essere un personaggio letterario e quindi si permette di sfottere la realtà letteraria stessa perché sa che è tutto un gioco: io mi limito a infilarlo in situazioni "giallose" e a lasciargli poi mano libera.
La scelta del nome era quasi obbligatoria. Marlowe è il simbolo, o almeno uno dei simboli più noti, dell'investigatore in salsa hardboiled: come potevo però rendere diverso un personaggio che è noto anche per le sue storpiature? Già ci sono Marlowe diversi da Marlowe, come potevo renderlo "uguale ma diverso"? Feci così affidamento al background culturale che più si discostasse dall'hardboiled: il teatro elisabettiano! Nessuno può rimanere impassibile davanti al fascino che emana la figura di Christopher Marlowe, poeta di cui si sa così poco che c'è spazio per qualsiasi illazione su di lui, fino a spingersi ad attribuirgli le opere di Shakespeare. Questo mi permetteva di avere spunti su più fronti, e poi Marlowe ha scritto il Faust prima di Goethe... insomma, è materiale buono, buonissimo! Così dopo aver accettato la sfida di Mauro ho aperto un documento nuovo e ho scritto di getto: "Il mio nome è Marlowe. No, non quel Marlowe." Rettifico: non l'ho scritto io... L'hanno scritto le mie mani!

Una parola su Farmer, protagonista del primo (e in parte del secondo) racconto. Scrivendo la prima storia mi trovai davanti lo stesso dilemma che schiere di sceneggiatori e romanzieri hanno dovuto affrontare: come faccio a presentare un personaggio intellettuale e a renderlo piacevole al lettore medio, che non è intellettuale? Decisi di chiedere aiuto ad un romanziere intellettuale che scriveva per lettori non intellettuali: Philip José Farmer. Visto che in Italia è stato sempre trattato coi piedi, aveva tutto il mistero dell'autore ignoto al lettore medio, ma nessuno avrebbe potuto accusarmi di "tirarmela da intellettuale". E poi Farmer è come Ambrose Bierce, di cui cito spesso il mitico "Dizionario del Diavolo": autori che se li citi ti capiscono, ma in realtà così poco letti che puoi dire di loro ciò che vuoi.

FC: Nel decimo racconto, "Chiamatemi Marlowe", il nostro Marlowe si muove in parallelo proprio a "quel" Marlowe. Come se uno raccontasse l'altro. Il racconto assume una tonalità metaletteraria che nell'undicesimo racconto (immerso in variazioni di un finale di un opera di scrittura collettiva) diventa a tutti gli effetti metaletteratura al quadrato. Sembra quasi che stessi tirando le fila del personaggio ma, fortunatamente, ci sono almeno un paio di altri percorsi per Marlowe: le "Indagini di Marlowe" e "Mistero Marlowe". Come evolve il nostro investigatore?
LE: Non essendo io uno scrittore "serio", non ho un piano per il personaggio: se mi viene un'ispirazione, se trovo una storia divertente dove infilarlo, ce lo infilo e via. Questo è il bello di non avere contratti o impegni da rispettare! Comunque ci sono molti altri Marlowe rispetto a quegli undici che ho "ristampato" in eBook singoli, e mi permetto di aggiungere che sono migliori perché a forza di scrivere il mio stile è migliorato, nei limiti di uno scrittore che non è uno scrittore...
"Chiamatemi Marlowe" in effetti sin da subito sembrava una storia che in qualche modo chiudesse un discorso, ma in realtà è paradossalmente un "inizio", non una fine. Dopo essermi divertito come un matto a scrivere storielle brevi e frizzanti, spesso del tutto inverosimili ma mai assurde - permettimi di ricordare "Dieci piccoli scrittori", con Marlowe impegnato in una classica scena da Agatha Christie in diretta televisiva: ti giuro che quel racconto l'ho scritto al PC mentre mi lacrimavano gli occhi dal ridere! - ad un certo punto mi è nata la voglia di qualcosa di più ampio respiro: in breve, mi è giunta l'ispirazione di una storia che addirittura poteva dipanarsi su più secoli.
Io sono un devoto allievo di Jorge Luis Borges, il Maestro di Color che Leggono, e ho sposato in pieno la sua tesi sull'ispirazione: è qualcosa che ti "arriva", puoi sforzarti quanto ti pare ma se non ti arriva non ti arriva. Ecco, in quel marzo 2011 mi arrivò l'ispirazione per una storia molto più complessa rispetto alle altre, con molti più elementi e addirittura altri personaggi, mentre prima era sempre e solo Marlowe a fare tutto. Cominciai a cercare il materiale che mi serviva e più ne cercavo più usciva fuori, ed era tutto meraviglioso: in quel periodo approfondii un briciolo di più la figura di Christopher Marlowe e rimasi di stucco. Ci sarebbe materiale per thriller a raffica, e invece non se lo fila nessuno...
Il risultato finale - che fu un'ottima palestra per il successivo romanzo del 2014 - mi affascinò, mi permise anche di inserire quell'analisi dell'Edipo Re che portavo dentro di me da decenni senza aver mai trovato qualcuno a cui dirla: scrivere è un po' come lanciare in mare messaggi in bottiglia, speri che prima o poi qualcuno li legga. Mi piacerebbe che i molti spunti che sviluppo in quel racconto possano esser piaciuti a qualcun altro, comunque sono orgoglioso di averli scritti.

Una curiosità sul titolo. Nell'ottobre del 2010 Mauro Smocovich aveva firmato uno speciale del suo personaggio a fumetti "Cornelio" per la StarComics, dal titolo "Chiamatemi Cornelio", con un evidente richiamo a Moby Dick. Visto che gli curavo il booktrailer Mauro mi mandò un testo di presentazione che poi risultò troppo lungo per inserirlo nel video: era però così bello... che glielo rubai di netto! È la trama del libro "Chiamatemi Marlowe" che puoi leggere alla fine del racconto omonimo. E il gioco non finisce qui, perché nel fumetto "Chiamatemi Cornelio" si fa riferimento ad un certo filosofo del linguaggio... un certo Lucius Etruscus: la citazione è dovuta al fatto che nell'aprile 2010 avevo analizzato minuziosamente un saggio sul linguaggio ("L'agnello è stanco") scritto da Smocovich... inventandomelo di sana pianta e attribuendoglielo per scherzo! Insomma, come vedi il gioco metaletterario fa parte del mio DNA e quando trovi persone con gli stessi gusti il giro vizioso si allarga: ecco perché puoi trovare spesso "veri" personaggi al fianco di Marlowe.
Elisa Guerra, detta La Guerrera, è il mitico personaggio di una trilogia di romanzi firmata da Marilù Oliva, mentre il Duro è Chance Renard di Stefano Di Marino e Daniele Arena è addirittura Danilo Arona in persona: poteva mancare un racconto dedicato al Cornelio di Smocovich? Quando poi anni dopo ho letto "Il treno di Moebius" di Alessandro Girola, innamorandomi dei suoi personaggi, è scattata subito la domanda: e se la troupe del "TG Mistero" dovesse avvalersi di Marlowe come consulente librario? Mi vennero in mente tante di quelle situazioni paradossali che ho dovuto subito scrivere due racconti: "De Marlowe Mysteriis" e "La caduta degli Uscieri", palesi citazioni da Lovecraft e Poe.

FC: Torniamo a "Le mani di Madian", prima opera lunga di recente pubblicazione e appartenente alle "Indagini". Qual è l'ispirazione? E' stato difficile far muovere Marlowe sulla lunga distanza (in termini di pagine)?
LE: Nel febbraio del 2014 uscì sul Giallo Mondadori il bando per il Premio Alberto Tedeschi, e il mio amico Claudio - una persona "ispiratrice", perché ogni volta che apre bocca fornisce trame e idee per futuri racconti! - mi lanciò una sfida: "perché non scrivi un romanzo con Marlowe?" Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni...
In quel momento avevo tante idee lasciate in sospeso per racconti che non riuscivano a concretizzarsi, così decisi di usarle per qualcosa di più corposo del solito raccontino. Per fortuna avevo già pronte molte ricerche fatte in occasione dei molti articoli e saggi che scrivo, così al contrario dei racconti non ho dovuto perdere molto tempo nella documentazione: avevo già dell'ottimo materiale sotto mano, si trattava solo di farlo "scoprire" a Marlowe durante le sue indagini.
"Le mani di Madian" è un titolo che strizza l'occhio al celebre "Le mani di Orlac" di Maurice Renard, che è esattamente come Farmer: tanti ne hanno sentito parlare ma in realtà nessuno l'ha mai letto. Quei pochi che sanno cosa siano "Le mani di Orlac", hanno in realtà visto solamente il debole film con Peter Lorre, che stravolge molto il testo originale. Esattamente come Farmer, avevo dunque a disposizione un testo noto ma che in realtà nessuno conosce per poter giocare con il "noto ma ignoto" che crea (almeno teoricamente) stupore nei lettori.
All'inizio ti assicuro che è stato terribile dover dilungarmi per poter raggiungere le 200 pagine minime richieste dal bando di concorso, ma ad un certo punto è accaduto l'irreparabile: la trama ha preso vita e ha cominciato a prendere sempre più spazio. Alla fine sono giunto a superare il limite categorico di 250 pagine, e visto che un paio di intoppi mi hanno fatto dilungare, sforando il tempo di consegna, ho lasciato stare il Premio Tedeschi e ho autopubblicato il libro a dicembre: visto che nel 2014 ho compiuto 40 anni tondi, volevo che il libro fosse una specie di regalo di compleanno.
Sottolineo che nel romanzo per la prima volta Marlowe parla al presente: abbandona cioè il canone dell'imperfetto dell'hardboiled e diventa inoltre parte del coro. "Le mani di Madian" è un romanzo corale dove solo da un certo punto i vari personaggi fanno capo a Marlowe, e ti assicuro che è stata un'esperienza davvero sorprendente passare di carattere in carattere. All'inizio non è stato facile trovare personalità differenti per ogni personaggio, ma ad un certo punto hanno preso vita e hanno provveduto da soli a scriversi a proprio modo.
Il libro mi ha dato modo di parlare di un tema a me molto caro: la traduzione. Altri thriller hanno affrontato "traduzioni misteriose", io invece parlo di quello che raramente viene citato: il traduttore in sé. Ne approfitto per ringraziare le vere traduttrici Emanuela Cervini e Claudia Lionetti che hanno accettato di venir trasformate nei personaggi di Manuela e Clara. Ringrazio anche Roberta Scarabelli, traduttrice di "Inferno" di Dan Brown che non sa di essere stata citata!

FC: Oltre a quel Marlowe, c'è una serie di racconti ambientati in un "Risorgimento di tenebra". Ci dai un po' il quadro in cui si muove Giona Sei-colpi?
LE: Anche Giona è tutta "colpa" di Alessandro Girola, che mi regala ispirazioni senza saperlo. Quando per caso ho saputo del progetto di scrittura collettiva a cui partecipava, chiamato "Risorgimento di Tenebra" (del gruppo MoonBase) mi sono infiammato: raccontare una storia ambientata nel vero Ottocento italiano... ma con in più qualche mostro... Ma è divertentissimo!
Sono nato e cresciuto a Roma e adoro gli zombie: voglio scrivere una storia ambientata nella Roma risorgimentale con gli zombie. Il tema zombie classico è l'assedio: c'è per caso qualche assedio famoso nella Capitale dell'epoca? Ovviamente c'è uno dei più celebri assedi della storia nostrana: quello in cui i ribelli della Repubblica Romana di Mazzini tennero testa all'esercito francese chiamato in soccorso dal Papa. A me però servirebbe una casa sola, non tutta la città: avete presente "La notte dei morti viventi"? Ecco, c'è una casa dove ambientare una storia simile? Trovata la Villa del Vascello, studiata un po' di storia del periodo e trovata qualche chicca con cui infarcire il tutto, ero pronto a partire.
Serviva però un eroe forte, esagerato, qualcosa che controbilanciasse il patriottismo romano e l'idealismo mazziniano; serviva un disilluso che lavorasse per il Papa ma senza particolare trasporto; serviva un personaggio diverso da Marlowe, qualcuno sicuro di sé e capace di muoversi; serviva un action man con la battuta pronta e la faccia di cuoio calato nella metà dell'Ottocento... insomma, serviva Jonah Hex! Tra gli appassionati del weird western a fumetti il buon Jonah è da quarant'anni un personaggio mitico, sebbene in Italia sia poco tradotto: visto che lavora per il Vaticano con relativa conoscenza del latino, e visto che porta una rivoltella a sei colpi... ecco Ionas Hex-Icti, Giona Sei-Colpi, per amici Giona Hex!
Volevo divertirmi a farlo anacronistico, steampunk o qualche altro -punk, invece cominciando a studiare il periodo ho scoperto che c'era tutto quello che mi serviva: c'era anzi molta più tecnologia di quella che cercavo! Il massimo che mi sono dovuto inventare è che la rivoltella a quattro colpi ne avesse invece sei, per giustificare l'Hex del nome latino: per il resto, il mio Giona Sei-Colpi utilizza armi e strumenti attestati dai manuali dell'epoca... compresi gli esplosivi! A parte gli zombie, tutto ciò che leggete ne "La notte dei risorti viventi" è vero.
Come per Marlowe, la scrittura del primo Giona mi ha così divertito che ho voluto trovare nuove avventure da fargli vivere, sempre seguendo un filo conduttore ben preciso. La storia italiana dell'epoca è talmente ricca che teoricamente potrei scrivere all'infinito! Sono arrivato a quattro racconti più uno spin-off dedicato ad una creatura che mi intriga parecchio: "Anita Nera" (spero si capisca il riferimento alla Anita Blake di Laurell K. Hamilton!). Visto che il 4 agosto 1849 moriva Anita Garibaldi, e visto che stavo trattando di morti che tornano in vita... capite che non potevo non immaginarmi la povera moglie uscire dalla tomba per rifarsi sul marito? Ecco dunque "Voglio la testa di Garibaldi".

FC: Da ultimo, parliamo dei tuoi saggi. Ne ho letti con piacere due sulla "parola creatrice" (le storie dell'apprendista stregone e del golem nella storia, scusa se semplifico un po'). Hai appena pubblicato quello su Samara/Samarcanda e ce ne sono altri che spaziano dai libri al cinema. Di cosa _non_ ti occupi, esattamente? :D
LE: È presto detto: non mi occupo dei misteri, degli argomenti cioè di cui non si sa nulla così che tanti amano imbastirci sopra miti e cospirazioni. Quello che a me piace è studiare gli argomenti noti, quelli che tutti conoscono e che danno per scontato: andare a controllare l'ovvio dà sempre risultati da togliere il fiato! Perché quasi sempre ciò che diamo per scontato è sbagliato, e ciò che consideriamo ovvio non lo è affatto.
I due saggi che citi - gratuitamente scaricabili in eBook o leggibili on line - fanno parte di un percorso nato per caso, e che studia la Parola Creatrice: quella parlata ("L'apprendista stregone") e quella scritta ("Geremia, il Golem e Ruby Sparks"). Sto seriamente prendendo in considerazione la parola "pensata", ma sarà un viaggio duro da compiere...

Fosse per me scriverei sempre e solo saggistica, perché il piacere che mi provoca il trovare filoni e stanare fonti è incommensurabile, ma bisogna anche divertirsi un po' e così gioco anche con la narrativa. In fondo le ricerche che compio da anni, principalmente su materie letterarie, mi servono per i miei racconti di Marlowe: permettimi di illustrarti un esempio.
Tempo fa cominciai a studiare e raccogliere esempi di deonomastica, quei nomi comuni derivati da nomi propri, e avevo già in mente il titolo per il saggio che volevo scrivere: "Angeli e deonimi". Sebbene sia pressoché ignota al grande pubblico, la materia è però vasta e sentivo che sarebbe stata una faticaccia inutile, così presi una decisione borgesiana. Il Maestro di Buenos Aires non voleva scrivere corposi romanzi (e infatti non ne ha mai scritti), preferiva di gran lunga far finta che già esistessero e poi recensirli: così decisi di fare io. Nel racconto di Marlowe "Angeli e deonimi" faccio finta che questo saggio, che avevo rinunciato a scrivere, esistesse già e lo metto al centro di una trama prettamente marlowiana.
Altre volte invece avviene il contrario: dal racconto si passa al saggio. In "Fratelli di fuoco", il secondo racconto di Giona Sei-Colpi, i protagonisti sono a tavola e mangiano... già, cosa si mangiava nella Roma del 1849? Ovvio, mi sono detto: spaghetti, no? No... non è così ovvio. Inizio così un viaggio nell'alimentazione italiana d'epoca e scopro che c'è il buio più totale: tutti dicono ma nessuno porta le prove di quanto afferma. Alla fine, nel racconto mi invento che sia proprio Giona a chiamare "spaghetti" quella pasta che ancora non si chiamava in quel modo, e poi presento un saggio on line ("Il nome degli spaghetti") in cui espongo il frutto delle mie ricerche: il lavoro è stato uno, ma i risultati due.

FC: Instancabile curatore di diversi blog, oltre che curatore di Thriller Magazine e redattore di Sherlock Magazine della Delos. In realtà tu hai dei superpoteri (tipo entrare ed uscire dallo spaziotempo), vero?
LE: Curare otto blog quasi quotidiani e due webzine è un'impresa ardua, soprattutto visto che non è il mio lavoro: lo faccio solo per passione e basta. Certo, in alcuni periodi ti perdi qualcosa per strada - ultimamente trascuro un po' SherlockMagazine e il blog sul cinema marziale è quasi abbandonato - ma di fondo c'è solo ed unicamente una spinta: la grande voglia di comunicare ciò che mi appassiona. Dal vivo non è facile farlo, se non addirittura impossibile, così preferisco lanciare semi in attesa che germoglino: mi ha fatto incontrare te, quindi posso dire che già ho ottenuto ottimi risultati!
Se metto sul tavolo i blog e le webzine, poi sottolineo l'ingente quantità di libri e fumetti che leggo, le ricerche che faccio per saggi e racconti e la relativa scrittura di questi, con in più l'elaborazione grafica delle mie copertine e tutto il resto... insomma, sembra davvero che io sia il Signore del Tempo e dello Spazio (per citare un mitico romanzo di Rudy Rucker)! Invece il trucco è semplicissimo e alla portata di tutti, ed è perfettamente illustrato dallo pseudobiblion ("libro falso") protagonista del film "Tutte le manie di Bob": "Baby Steps, passi di bimbo".
Ogni singola giornata lavorativa ha un numero impressionante di tempi morti e di situazioni diversissime tra loro: sarebbe impossibile per un lavoratore qualsiasi dedicare molto tempo consecutivo ad una singola attività personale, qualsiasi essa sia. Il trucco dunque è sminuzzare e fare tante piccole cose, se non minime, ogni singola ora di ogni singolo giorno. L'avvento degli smartphone ha rivoluzionato il mondo delle passioni private: se hai in tasca decine di fumetti, di libri e software per poter scrivere, non esistono "tempi morti". Quand'anche fossero cinque minuti in fila dal fornaio, sono cinque minuti da dedicare ad uno dei vari impegni: alla fine, come diceva Totò, è la somma che fa il totale.
Come si può scrivere un racconto o addirittura un romanzo... sminuzzando la sua lavorazione in minuti rubati alla quotidianità? Semplicemente organizzandosi. Se si rimanesse dieci ore incollati allo schermo a scrivere, non si scriverebbe per dieci ore filate: ci si fermerebbe a pensare, ad elaborare, a trovare nuove strade o a fare mente locale. Ecco: tutte quelle attività mentali le si può fare anche mentre si va a fare la spesa, così da limitare la scrittura a sole cinque ore. E se quelle cinque ore invece di prenderle tutte insieme le divido in una settimana lavorativa, scrivendo un'ora al giorno dal lunedì al venerdì? Alla fine ho raggiunto la quota di dieci ore ma incastrandola nella (inevitabile) vita quotidiana. Non dico che un professionista debba fare così, dico che un dilettante come me non può fare altrimenti.
Finisco con un esempio. Il mio blog-database dedicato all'editoria giallo-noir in lingua italiana - "Gli Archivi di Uruk", che è anche un sito - ha poco più di un anno di vita eppure presenta già una mole sconfinata di materiale, raccolto in piccole, minime, infinitesimali dimensioni nel corso di molti anni addietro. È nato con l'idea che l'oceano parte da una singola goccia, e aggiungendo una goccia al giorno ho già creato un bel fiume, che presto diventerà un mare e via verso l'oceano. Credo che per la scrittura a livello dilettantistico (cioè senza contratti o impegni vari) valga lo stesso.

FC: Potremmo ulteriormente divagare su altri argomenti relativi, ad esempio, al rapporto tra autori ed editori o alla scelta di autopubblicarsi ma andremmo, in qualche modo, fuori tema. Se sei d'accordo, potremmo sviluppare questi punti in incontri successivi. Per concludere qui, invece, procederei con la classicissima domanda: "Che cosa ci possiamo aspettare prossimamente dall'Etrusco?"
LE: In questi giorni è uscito il mio saggio “Gynoid. Duecento anni di donne artificiali” - un viaggio in due secoli di narrativa, cinema e fumetti per capire come l’uomo ha cercato di trasformare la donna in ginoide - per cui sarebbe il momento di tornare a dedicarmi alla narrativa: questa intervista mi dà sia lo sprint che l’occasione per riprendere in mano un altro dei filoni paralleli di Marlowe: quello con Carina.
Da personaggio secondario, la cacciatrice di libri dal passato burrascoso ha iniziato a prendere sempre più piede nelle mie storie perché trovavo affascinante il suo potenziale: una donna forte da contrapporre al carattere sgusciante del protagonista e soprattutto un’occasione per parlare di libri “proibiti” e tante cosine divertenti. Ho scritto dei racconti seguendo un ideale filo conduttore, una ricerca di redenzione di Carina dopo un passato ricco di truffe e operazioni illecite ai danni di collezionisti creduloni: Marlowe incarna paradossalmente la sua coscienza “onesta” - e sappiamo che l’investigatore bibliofilo non è proprio uno specchio di rettitudine! - e l’aiuta a cambiare la sua vita.
Ho deciso di raccogliere in un volume digitale i racconti con protagonisti Marlowe e Carina, e mentre inizio le lunghe e devastanti operazioni che portano alla pubblicazione mi piace regalare un’anteprima a te e ai tuoi lettori: un racconto breve nato “sul luogo”. Qualche anno fa ho partecipato ad un festival letterario e mi ritrovai al Museo della Scrittura di Bassiano (nella provincia laziale) insieme a vari scrittori, tra cui la brava Cristiana Astori. Aveva da poco esordito con il suo stupendo noir "Tutto quel nero" e quando mi ritrovai davanti un manoscritto originale di Manuzio, uno dei padri dell’editoria moderna, fui visitato da un’ispirazione… e nacquero i presupposti del racconto “Operazione Manuzio”. E se ora rubassimo quel manoscritto di Manuzio e scappassimo via per le malmesse stradine di Bassiano? Passò in realtà un anno prima di scriverlo veramente, e ormai rientrava a pieno titolo nel filone “Marlowe e Carina”. Inoltre il successivo romanzo della Astori, “Tutto quel rosso”, era già uscito… con un piccolo curioso indizio che sembrava intimarmi obbligarmi a completare il racconto! (Dovrete leggerlo tutto per capire.)
Spero possa intrigare quest’anteprima e saluto calorosamente tutti i lettori del blog.

FC: Grazie per la tua disponibilità, Lucio, e per il gentile omaggio. E spero che torneremo presto a collaborare a qualche altra iniziativa relativa al mondo della scrittura (e lettura) digitale! ;)




12 marzo 2015



A seguire un po' di link relativi a quanto è stato citato sopra.
La foto del post, invece, rappresenta un lettore disperato che non riesce a stare al passo con quanto scrive l'autore appena intervistato. :D

1. Aggratis o no, prendo tutto di Lucius Etruscus qui:

Le prime undici indagini di Non-quel-Marlowe + il gentile omaggio
[link]
I primi racconti di Marlowe in download gratuito (formato epub) e il link, in anteprima, al racconto “Operazione Manuzio”

La parola creatrice
  "L'apprendista stregone"
  [link]
  In download gratuito (formato epub)

  "Geremia, il Golem e Ruby Sparks"
  [link]
  In download gratuito (formato epub)

"L'agnello è stanco"
[link]
Articolo di genere pseudobiblia su ThrillerMagazine relativo alla storia del libro che è stato rifiutato dal suo autore (Mauro Smocovich), che addirittura nega d’averlo mai scritto.

Kindle Store (formato mobi)
[link]

BookRepublic (formato epub)
[link]

nonquelmarlowe - Le indagini di un investigatore bibliofilo
[link]
Il blog di Lucius Etruscus: si trovano sia gli articoli che scrive abitualmente che la bibliografia dell'autore (descrizione dei suoi lavori e link per reperirli).


2. Altri blog dell'Etrusco

Gli archivi di Uruk
[link]
Database dedicato a giallo, noir, thriller "e, in generale, a tutti quei generi NON fanta-horror che sono stati esclusi da più che prestigiosi database".

Fumetti Etruschi
[link]
Fumetti italiani, americani, francesi, ecc. ecc. ecc. di ogni genere.

Il Zinefilo
[link]
"Il Cinefilo di serie Z – che vi aiuta a individuare le peggiori buffonate in circolazione (e sono tante!) e ad evitare i filmacci che non volete vedere".

Senza esclusione di colpi
[link]
Cinema di arti marziali.

CitaScacchi
[link]
Citazioni scacchistiche di tutti i tipi.


3. Riferimenti esterni

ThrillerMagazine
[link]

SherlockMagazine
[link]

"Il Treno di Moebius" di Alessandro Girola (formato mobi)
[link]
Alessandro Girola è un autore molto interessante del quale sto spazzolando praticamente tutto (ci sono incappato ancora prima che Lucius lo citasse qui e mi ha fatto piacere scoprire che Girola è uno dei suoi punti di riferimento): scrive horror, fantascienza, *punk, weird e tutte quelle cose che piacciono a me. Nonostante le sue produzioni siano di qualità e ci si aspetterebbe di trovarle pubblicate da qualche casa editrice, per scelta si autopubblica e sarebbe molto interessante fare, prima o poi, quattro chiacchiere anche con lui.


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