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| In occasione della pubblicazione del romanzo di Antonio Dal Masetto, "Bosque", Alessio Brandolini ha posto alcune domande all'autore. La traduzione dallo spagnolo e` di Antonella Ciabatti. |
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| AB: |
Buongiorno, Antonio Dal Masetto, e innanzitutto grazie per la sua disponibilita`. Cominciamo subito con la prima domanda. Nei suoi romanzi il tema portante non e` solo la violenza tenuta ben nascosta e che poi esplode all'improvviso, ma la solitudine, di chi commette un omicidio e di chi lo subisce. Ecco, solitudine e violenza: attrazione fatale? |
| ADM: |
Senza dubbio lei si riferisce a E` sempre difficile tornare a casa e a Bosque. In entrambi i libri la violenza si manifesta sotto un duplice aspetto, individuale e occulta l'una, collettiva e alla luce del sole l'altra. Funzionano come una unita`, nascono e si nutrono dalle stesse radici, si giustificano l'un l'altra. La trama si sviluppa in un contesto sociale che accoglie e genera la violenza. E` questa ferocia generalizzata che mi interessa sottolineare, questo meccanismo mediante il quale il particolare si diluisce nel gruppo, e l'azione del gruppo conferisce legittimita` a qualunque crimine, neutralizza le responsabilita`. Se lo abbiamo fatto tutti, non lo ha fatto nessuno. In queste storie molti degli atti sono solitari e si manifestano nell'ombra e nell'apparente anonimato, ma anche li` esiste un tacito confabulare collettivo che li accetta e li permette. Chiamo ferocia generalizzata sia quella che si esprime in modo attivo sia quella apparentemente passiva. Si deve intendere come violenza anche il silenzio, l'accettazione silenziosa e ipocrita, la beffa, la degradazione, quel genere di complicita` attiva. Il grande protagonista e` sempre la collettivita`, gli individui nel loro insieme, come parti integranti di una societa`. In fine, mi sembra che la cittadina di Bosque non sia altro che una mostra in miniatura del nostro disumano e cannibale mondo contemporaneo.
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| AB: |
Alla fine il protagonista di "Bosque", Mudo, uomo perennemente indeciso che vorrebbe solo vedere accadere le cose, si decide a compiere un gesto che sorprende e lo inserisce nello stesso contesto di violenza del paese. Si comporta come i quattro sfortunati rapinatori di "E` sempre difficile tornare a casa", solo che lui ora conosce bene la realta` della cittadina e riesce nell'impresa che a quelli e` costata la vita. Come se non si potesse fare altro, visto le premesse, visto l'ambiente ipocrita e crudele? |
| ADM: |
In un certo senso Mudo non e` diverso dai quattro rapinatori iniziali di "E` sempre difficile tornare a casa". Appartiene alla stessa stirpe di uomini senza destino. I primi quattro finiscono per trasformarsi in vittime. Anche Mudo a suo modo lo e`, benche` i risultati della sua avventura individuale sbocchino apparentemente in un finale meno tragico. Se dobbiamo riferirci speficamente all'intervento finale di Mudo potremmo concludere che nel suo sconcerto e cedimento, c'e` una presa di coscienza, un principio d'indignazione che viene a opporsi a tanto marciume. La sua decisione non risponde agli stessi interessi dei quattro rapinatori della prima storia, che in qualche modo lui ripete e rivendica. In Mudo l'appropriazione del denaro passa in secondo piano. Cio` che nasce in lui e` l'improvvisa necessità di colpire la` dove qualcosa deve essere colpito. E` questo innato senso di giustizia che lo spinge all'azione. Nient'altro. Chissa` che non sia possibile vedere in fondo all'atteggiamento di Mudo un oscuro inizio di riscatto di dignita`.
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| AB: |
Nel romanzo i rapporti umani piu` duri sono quelli tra i Varini, padre e figlia. Diversi, si`, ma fino a che punto? |
| ADM: |
Non mi sembra che si possa stabilire una linea divisoria tra Varini e sua figlia. Non sono diversi. E non necessariamente la loro relazione e` la piu` dura. In un posto come questo tutto e` duro e tutto e` falso, addolcito da una affabilita` che occulta rancori e rivalita` e sangue avvelenato. La personalita` di Varini e` sufficientemente spiegata nei due romanzi. I paesi, le citta`, sono pieni di Varini, non c'e` niente da chiarire. Leda, la figlia, semplicemente ha trovato una ragione, giustificata in questo caso, per portare a termine una vendetta, prestare fede a un giuramento, e liberare la violenza che di certo era latente in lei dal principio della sua esistenza. Entrambi, padre e figlia, sono funghi di uno stesso bosco.
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| AB: |
Mudo e Leda riusciranno ad amarsi dopo aver vissuto esperienze tanto crudeli? C'e` spazio per l'amore in una realta` cosi` dura? |
| ADM: |
Non ce n'e`, non ce ne puo` essere, e` impensabile. Non esiste spazio per l'amore in questa storia. Questo inizio di contatto umano, questa alleanza tanto particolare, tanto accidentale, tanto interessata almeno per una delle parti -quella di Leda- si stabilisce su basi contaminate o direttamente sul nulla. Al massimo, in Mudo, puo` affiorare e sussistere per un istante quel che potremmo chiamare una nostalgia d'amore. Desiderio e nostalgia di recuperare un vecchio sentimento perduto, smarrito nei suoi naufragi della vita. Ma questo e` tutto. E il personaggio ne e` consapevole.
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| AB: |
Antonio Dal Masetto, nei suoi romanzi non ci si puo` fidare di nessuno! Ci s'imbatte in diffidenza ed estraneita` che generano paura e solitudine. A partire da "Strani tipi sotto casa", dove il terrore separa dagli amici, disintegra l'amore. Anche in "Bosque" non ci sono legami forti, profondi e leali. Non si riesce a tornare a casa perche` non esiste piu` una casa? |
| ADM: |
In Strani tipi sotto casa si rivive il periodo di terrore che devasto` questo paese durante gli anni settanta, in cui i valori tradizionali, in molti casi i legami di amicizia, di lealta`, di solidarieta`, vengono distrutti, sepolti, dalla paura imperante. La natura degli abitanti di Bosque e` impastata con la stessa sostanza che avremmo potuto incontrare alla base di quella grande tragedia. L'immagine della casa irraggiungibile puo` funzionare come metafora di tante perdite. Non spetta all'autore spiegare i suoi libri, ad ogni modo questa stessa idea si trova in E` sempre difficile tornare a casa, in Bosque (verso quale possibile casa si dirige Mudo?), ed anche in Strani tipi sotto casa. In un altro romanzo Fuego a discreción, durante lo stesso sinistro periodo della storia argentina degli anni settanta, il protagonista vaga per molti giorni in una citta` devastata senza riuscire a trovare la sua casa. Di nuovo la casa come impossibilita` di ritorno. Individui gettati nella solitudine e allo sbaraglio in un girovagare per un mondo in cui tutto diviene estraneo e ostile, dove il denominatore comune e` un destino di condanna. Chissa` che la casa non sia alla fine il luogo utopico della pace perduta, della serenita` perduta.
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| AB: |
Qual e` la situazione attuale dell'Argentina? Sui giornali italiani si parla di ripresa, di un ritorno alla normalita`, alla calma e al benessere. Lei conferma? |
| ADM: |
Circa la tanto pubblicizzata ripresa economica dell'Argentina il mio ottimismo e` limitato. Effettivamente, a livello internazionale l'immagine del paese negli ultimi mesi e` cambiata, ma internamente il tasso di disoccupazione continua ad essere alto, i salari miserabili, l'indice di poverta` altissimo, l'educazione e` stata cosi` abbandonata, cosi` compromessa, che ci vorranno tempo e impegno per recuperare cio` che si e` perso. E naturalmente c'e` da aggiungere a tutti questi mali l'insicurezza inevitabile in questa situazione, la violenza. E la corruzione che comincia sempre dall'alto, dalle poltrone dei politici, degli impresari, dei giudici, di tutti quelli che maneggiano e si distribuiscono il potere. L'Argentina e` un paese che e` stato a lungo colpito, rapinato, saccheggiato, devastato, tanto dall'interno come dall'esterno. C'e` un danno morale, un cancro che si e` impiantato nell'anima dell'Argentina e che non sara` facile estirpare.
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| AB: |
Fino a che punto le sue storie sono legate alla realta` sociale e politica del suo paese? |
| ADM: |
Attraverso delle storie ho cercato di raccontare la mia esperienza, il mio modo d'essere e pertanto anche di riflettere il mondo che mi e` toccato. L'incontro e la fusione tra quello che si scrive e la realta` che avvolge colui che scrive e` inevitabile. Per quanto lontano si vada non ci sara` pagina che non sia impregnata di quella realta`. Non si sfugge a questa alleanza che potrebbe anche essere definita catena.
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| AB: |
Quando nel 1950 si ritrovo` a vivere con la famiglia in Argentina si senti` un marziano sulla terra. Ora questa sensazione la ritrova quando soggiorna in Italia? |
| ADM: |
Credo di avere usato questa immagine in una qualche occasione. Ora non definirei piu` il mio arrivo in quei termini. Avevo dodici anni e molte cose davanti a me. Naturalmente mi trovai in un mondo diverso, ma a quell'eta` si e` invincibili. Sangue giovane, desiderio di conoscenza e un certo senso di cio` che in quell'epoca potevo ancora definire come una delle forme dell'avventura. Certo fu necessario adattarsi e in certo modo (come gli avventurieri di Salgari che avevo letto durante la mia fanciullezza in Italia) conquistare. Dapprima ho vissuto in un paese sperduto nella pampa, poi mi sono buttato nella grande citta`. Percio` non ho avuto abbastanza tempo per sentirmi un marziano, salvo, forse, lo stupore dei primi minuti. Quanto ai ritorni in Italia, l'esperienza forte, per lo meno rispetto alle aspettative, fu la prima, che, d'altra parte, avvenne quarant'anni dopo la partenza. A quell'epoca avevo già vissuto quanto basta per sapere che i ritorni, l'ansia di recuperare qualcosa di quello che e` rimasto lontano nel tempo, implicano sempre una frustrazione, un tipo di fallimento. E, infatti, così e` stato. Lo sapevo. Comunque uno prova.
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| AB: |
Come le e` venuta l'idea di tornare nello stesso paese, Bosque, dove era ambientata una storia di quasi dieci anni prima, "E` sempre difficile tornare a casa", uscito soltanto ora in Italia? |
| ADM: |
Forse lo devo a un commento del mio amico e grande scrittore Osvaldo Soriano. Non che mi abbia suggerito una qualche idea. Ma, chiacchierando, dopo aver letto E` sempre difficile tornare a casa, lamento` che nella mia storia "i cattivi" avessero vinto in modo tanto definitivo. Era la stessa recriminazione di un bambino che ha appena visto un film di cowboy dove alla fine l'eroe muore. Aldila` del carattere giocoso dell'osservazione, quella frase mi si e` fissata in qualche parte del cervello e con il tempo e` apparsa l'idea che forse non sarebbe stato male cercare di tornare a Bosque e mettere in ordine le cose. Un po' in ordine. Almeno nella finzione.
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| AB: |
Potrebbe dirci qualcosa sulla sua formazione letteraria, sugli inizi da scrittore? |
| ADM: |
Una scoperta importante, a 12 anni, fu la biblioteca di Salto, il paese dove eravamo andati a vivere una volta arrivati in Argentina. Letture che mi servivano per affacciarmi ad altri libri oltre a quelli d'avventura della mia fanciullezza. E anche per imparare la nuova lingua. Poi la citta`, dove mi sono trasferito a 18 anni, conoscere gente della mia eta` che pubblicava effimere riviste letterarie, l'effervescenza degli anni sessanta, i bar di Buenos Aires in cui si stava tutto il tempo a pianificare la vita e il destino e il grande cambiamento del mondo. Sono stati quei contatti ad suscitarmi l'idea che forse anch'io avevo qualcosa da dire, che potevo raccontare una qualche storia. Uno sgranarsi lento di tentativi e approssimazioni al territorio della scrittura, del quale ignoravo quasi tutto. E` stata una formazione caotica e al principio ero soltanto uno che si chiudeva a riempire quaderni di note che nessuno leggeva. La determinazione a trasformare la letteratura in un obbiettivo centrale arrivo` soltanto anni dopo. Voglio precisare che anche nell'evoluzione della scrittura credo di avere scoperto la forte impronta della mia condizione di straniero. E non per aver scritto su questa peculiarita`, anzi al contrario, per averla evitata, per non aver scritto una sola riga circa le mie origini se non molto tempo dopo, con diversi libri gia` pubblicati e con una formazione piu` o meno consolidata. I miei libri iniziali, e non solo quelli, sono storie argentine in cui il tema dell'immigrazione non appare. Analizzando le ragioni di tale assenza, ho voluto vedervi un sintomo di autoprotezione, la necessita` di non essere considerato uno di fuori, di affermarmi in questo nuovo mondo, un modo di dire: pianto la mia bandiera in questo territorio, anch'io ne ho diritto, voglio il mio spazio, mi e` necessario appropriarmene e appartenere a questo luogo per esistere.
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| AB: |
La sua prosa e` asciutta, precisa eppure attenta ai particolari, piena di sfumature. Quali sono i suoi riferimenti letterari? |
| ADM: |
Ho gia` detto che c'e` stato un po' di tutto, come deve essere. Dapprima assorbivo cio` in cui mi imbattevo, come una spugna. Poi viene una naturale, progressiva selezione. E li` cominciano a insinuarsi le preferenze, fondamentalmente riguardo allo stile. Scoprire che in letteratura lo stile e` tutto. E lavorare per acquisire una voce in cui uno si possa riconoscere. Devo dire che negli anni di formazione la letteratura italiana (letta in traduzione perché cosi` la trovavo a Buenos Aires) e` stata per me un referente importante. Ad esempio Cesare Pavese. E gli altri romanzieri della sua generazione. E i poeti. Torno sempre ai poeti.
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| AB: |
Su cosa sta lavorando in questo momento? |
| ADM: |
Sto dando gli ultimi ritocchi a un romanzo, Tres genias en la magnolia (Tre génie sulla magnolia), che verra` pubblicato entro qualche mese. Le protagoniste sono tre bambine dell'eta` di 11 anni, anche se non vuole essere una storia destinata alla cosiddetta letteratura infantile. E` probabile che non assomigli in niente a tutto quello che ho scritto fino ad oggi e questa possibilita` risveglia la mia curiosita` e mi sembra interessante. Anche se non lo si sa mai, si torna e si ritorna sul paio di temi che ti hanno accompagnato e ossessionato fin dal principio.
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29 gennaio 2005 |