In occasione della pubblicazione del nuovo romanzo di Bruno Coppola, "Clotilde e la maledizione degli Altamura", Alessio Brandolini ha posto cinque domande all'autore.
   
AB: Dopo "Clotilde e il mistero di San Rocco" e` giunto come un fulmine a ciel sereno "Clotilde e la maledizione degli Altamura". Un romanzo giallo dai risvolti gotici: inquietante (come la sua copertina) e pieno di sorprese. Come mai questo cambio di registro?
SV: A me non sembra d'aver cambiato registro, ma solo d'aver dato uno spazio diverso alla nuova storia. Invece di quello esterno ho privilegiato quello interno, dell'anima, insomma. Infatti alcuni personaggi e luoghi sono costruiti sul mio vissuto e sui miei ricordi: i poteri paranormali di Filippo Altamura sono in realta` i poteri che aveva mio padre. Il vicolo dove e` nato Sauro e` esattamente quello dove sono nato io, ecc. Eppure mi sembra appropriata la definizione che dai del mio libro, quando parli di "romanzo giallo dai risvolti gotici", spero di meritarla.

AB: Napoli e` al centro di tuoi scritti, dei tuoi interessi letterari. Nel precedente romanzo il lettore scopriva una citta` sotterranea e oscura, al centro d'intrighi internazionali. Qui resta il mistero, sė ma si passa ai palazzi aristocratici, a un clima dorato eppure infido. Anche i dialetto napoletano entra nelle tue storie. Soprattutto in spassosissimi, memorabili dialoghi. Che rapporto hai con Napoli, e con il suo dialetto?
SV: Quello che ha un uomo con la sua terra e con la sua lingua. Sono un napoletano non pentito, anche se critico: amo profondamente Napoli, la sento mia e mi sento suo. Per quando riguarda il dialetto poi, si sa che c'e` una diatriba fra coloro che ritengono il napoletano appunto un dialetto e coloro che lo vedono come una lingua vera e propria, io non so chi abbia ragione, pero` sono convinto che il napoletano ha una vitalita`, una capacita` d'espressione e di autogenerazione che ne fa piu` di una lingua: e` un idioma universale.

AB: E` raro il caso di una donna investigatrice, soprattutto se la storia e` collocata nel Sud del mondo. Perche` Clotilde? E dove trova quel coraggio? E` solo un caso che la protagonista delle tue storie sia laureata in filosofia?
SV: Naturalmente non e` un caso, tutt'altro. In quarant'anni d'insegnamento in una facolta` dove la percentuale di ragazze e` altissima ho visto migliaia di ragazze belle e intelligenti. Clotilde e` un concentrato di queste doti e, allo stesso tempo, anche una mia proiezione, una mia idealizzazione. Va detto, pero`, che Clotilde e` un personaggio che prende avvio da connotati veri, in carne e ossa. Ma andiamo per ordine. Secondo me con una eroina femmina ci sono molte piu` carte da giocare, e piu` divertenti e provocatorie, che non con un eroe maschio. Il fatto che le storie siano collocate nel Sud del mondo non mi pare un inconveniente, anzi... Clotilde poi non e` un'investigatrice, ma una ragazza che si ritrova coinvolta in storie oscure. La sua particolarita` e` che non si tira mai indietro, come farebbe una persona qualunque, uomo o donna che sia. Nessuno dovrebbe tirarsi indietro: nihil umanum...

AB: Perche` uno stimato professore di filosofia della prestigiosa universita` "Federico II" di Napoli decide, a sessant'anni, di darsi al giallo? Amore immenso per la letteratura? Puo` esserci dietro anche una spinta dovuta al disagio per la riforma universitaria che l'attuale governo sta realizzando?
SV: La domanda lascia intendere che, per "uno stimato professore di filosofia..." sia disdicevole "darsi al giallo", e lascia intendere anche che il giallo sia una letteratura di puro intrattenimento, insomma di seconda mano. Beh, io non credo ne` la prima ne` la seconda cosa. Ho cominciato a scrivere (non gialli) quando avevo dodici anni e, da adulto, mi sono sempre chiesto se sono piu` un professore di filosofia che fa lo scrittore o piuttosto uno scrittore che insegna e scrive saggi di filosofia. A parte gli scherzi, credo che la filosofia sia anche narrazione e cosi` risolvo le mie contraddizioni. Riguardo alla riforma, poi, sono convinto che, con tutta la buona (o cattiva) volonta` dei governanti, l'Universita` non e` suscettibile di cambiamento...

AB: Non volevo mica offenderti con la storia del professore giallista, anzi... E davvero non penso che il giallo sia un genere letterario di puro intrattenimento. Per me il giallo o, parlando piu` in generale, il romanzo a sfondo noir, e` il tipo di storia che -soprattutto in questo periodo storico- riesce a penetrare a fondo nei labirinti della modernita`, della globalizzazione e della psiche umana. Forse per il ritmo veloce, per lo sguardo che sa piegarsi sugli aspetti piu` crudi della nostra realta`. Se e` davvero cosi`, per un filosofo dovrebbe essere tutto piu` facile. A rigor di logica, quindi, dovresti avere nel cassetto parecchi romanzi gia` pronti. Ho investigato (ragionato) bene?
SV: Hai investigato (ragionato) benissimo, da par tuo. Certo che ho altri romanzi nel cassetto pronti per essere pubblicati: saranno pubblicati, in effetti, uno all'anno. Pero` nel cassetto ho anche romanzi che non sarebbero definiti gialli secondo il senso comune... il fatto e` che il senso comune sbaglia, io credo: tutta la letteratura, si potrebbe dire paradossalmente, e` gialla e nera, solo che non sempre esibisce i suoi colori...



Notizia bio-bibliografica
Bruno Coppola e` nato a Napoli nel 1942, dove vive e da decenni insegna "Didattica della Filosofia" presso la Facolta` di Lettere dell'Universita` "Federico II". E` autore di numerosi saggi di epistemologia, didattica e filosofia della letteratura, nonche` di romanzi e testi teatrali. Ha quattro figli, un nipote. Inoltre ha un cane e fuma la pipa, forse per questo si e` inventato il personaggi di Clotilde e si e` messo a scrivere gialli.


Roma, 9 ottobre 2004


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