Acqua storta – una feroce storia d’Amore
incontro con Luigi Romolo Carrino
   
Una storia cruda e feroce, raccontata da L.R. Carrino con una scrittura che va dritta alla meta, densa nei contenuti e nello stesso tempo fluida nel raccontare, pur nella violenza di certe pagine che arrivano allo stomaco come una mano che rovista nelle viscere.
Frasi brevi e dirette e dialoghi
veri, con parole altrettanto sincere. Una scrittura rovesciata, in una sequenza a ritroso negli ultimi tre giorni prima dell’epilogo, in un avvicendarsi pulsante e incombente.
Un Carrino diverso da altri suoi scritti, che in questo romanzo tratta contemporaneamente due temi difficili: mafia e omosessualità. In una Famiglia della Camorra, l’onore viene prima di tutto e Don Antonio, tra letture della Bibbia e della Divina Commedia, fa capire al figlio Giovanni che sa, e che non approva, dell’amore tra lui e Salvatore.
Un amore che è una ‘bestemmia sull’altare di Santa Chiara’ –
Salvatore ride, tiene tutti i denti bianchi, le labbra grosse, gli occhi verdi e mi guarda e ride, mi guarda e si mantiene al mio braccio per non perdere l’equilibrio, per non scivolare via… -, un amore che manca di rispetto a Mariasole, la moglie di Giovanni, ma soprattutto manca di rispetto alla Famiglia.
E Don Antonio, la mancanza di rispetto non la può perdonare. Lui, che legge la Bibbia perché, dice al figlio, “la Bibbia ci insegna quali sono le cose giuste” e prosegue poi leggendo a Giovanni un passo della Divina Commedia, un brano che Giovanni non capisce, perché lui non ha cultura, ma Mariasole sì,
fattelo spiegare da tua moglie, leggetelo insieme, gli dice Don Antonio e Giovanni ritorna a casa con la certezza che il padre sa tutto e che tutti sanno e la loro vita sta per essere investita da un fiume in piena, un fiume che spazzerà via tutto, travolgendo lui e Salvatore.
“Perché, quando si sbaglia si sbaglia, e non ci stanno santi”.
   
MF: Camorra e omosessualità: difficile scriverne bene senza banalità. Non ti è sembrato un azzardo inserire due temi così complessi nello stesso romanzo?
LRC: La sfida era proprio questa. Raccontare l’impossibilità del ‘pensiero’, l’incapacità persino di pensare e di pensarsi quando c’è un sistema (in questo caso il Sistema, con la maiuscola) che ha inibito e continua ad inibire il tuo meccanismo inferenziale, la tua possibilità di sentirti libero. Persino di pensare. E il dramma è che – sovente – non ci si accorge di questa prigione. Se togli il contesto ‘camorra’ e metti un contesto, come dire, ‘normale’, vedrai quanti parallelismi sono possibili… Ho scelto la via più difficile, ma in fondo più ci penso e più mi convinco che probabilmente era questo che volevo evidenziare: la capacità di ragionare stritolata dalla morsa della convenzione. Forse, non sono del tutto convinto.

MF: Questa scrittura così cruda e forte, si è adattata alla storia o è stata la storia che è cresciuta su questa tua scrittura?
LRC: Non c’era modo di scriverlo altrimenti. I personaggi parlavano con la loro enciclopedia, perciò non ho fatto altro che ascoltarli, metterli sulla carta. Il problema c’è stato quando ho dovuto eliminare qualche passaggio, perché era in dialetto e portarlo in italiano non avrebbe determinato lo stesso effetto, non significava più nulla.

MF: Tu sei nato a Napoli, città che vive da sempre grandi problemi e che ha nel contempo una carica vitale insopprimibile. Ora vivi a Roma e a Milano, ma credo tu abbia sempre con te quell’anima napoletana, come fosse uno zainetto da cui estrarre certe emozioni e sentimenti che fanno parte della città. Quanto influisce questo sulla tua scrittura?
LRC: La territorialità influisce certamente sulla mia scrittura, ma non ne è costante, né identificativa di un genere. Ogni tanto sento parlare di ‘letteratura napoletana’ o di ‘scrittori napoletani’: rabbrividisco al pensiero di essere chiuso in una scatolina. Come quando si parla di ‘letteratura femminile’ o ‘letteratura gay’. Sono etichette. Quello che siamo non dipende solo dal territorio; se uno fa scrittura onesta (cfr. Saba), questa è il risultato di tanti fattori. Nel mio caso, la storia che ho scritto ha richiesto l’uso della mia ‘lingua’, che è fatta di dialetto napoletano ma soprattutto di movenze partenopee, di abbracci taciuti, di silenzi strategici e pesanti, di sottrazione, tutte cose tipiche se vuoi della mia cronotopia. In altri casi, su altri temi, questo zainetto viene aperto solo per proprietà transitiva.

MF: Leggere un romanzo così forte come il tuo Acqua storta crea un clima tanto coinvolgente che porta chi legge ad una sorta di identificazione tra protagonista e scrittore. Nel caso di una storia scottante come quella che hai scritto, questa potrebbe essere una situazione “scomoda”. Non hai avuto questo pensiero scrivendo il romanzo?
LRC: Certo che ce l’ho avuto, per tanti motivi. Il lettore oggi tende ad identificare l’autore con il protagonista del romanzo. Tuttavia, in questo senso la cosa peggiore è arrivata da un addetto ai lavori, da un giornalista che durante un’intervista mi ha chiesto: “Ma lei è gay?”. La mia risposta è stata: “No, sono camorrista”. Una battutaccia, ma penso proprio se la sia meritata. Non si può pensare di scrivere senza attingere alle proprie esperienze personali: è fondamentale per una cifra di onestà. Ma la scrittura non è solo diario, catarsi, autoreferenzialità. Anche il dolore più grande se lo si porta su carta va trasformato, trasfigurato, mangiato masticato risputato in altra poltiglia per permettere anche ad altri (ai lettori) di entrare nel nostro mondo, per restituire qualcosa di universale e non solo i ‘fatti nostri’.

MF: Leggendo questa storia così reale si pensa spesso che sia ispirata ad un fatto di cronaca. E’ così, o è tutta invenzione?
LRC: È invenzione, un fatto di cronaca (un mafioso che fece uccidere sua figlia colpevole di adulterio), una diceria su due ragazzi nel mio paese (due ragazzi giovani, appartenenti a “sistemi” diversi), una decina di film (tra i quali spicca Brokeback Mountain), una marea di altri autori e giornalisti, storie accadute ai miei amici, la mia stessa vita. Frullato il tutto, ne è uscito fuori Acqua Storta. Una storia credibilissima; quando Roberto Saviano mi ha scritto per farmi i complimenti, per dirmi che gli era piaciuto quello che avevo scritto e per come lo avevo scritto, ho pensato “se me lo dice lui, allora davvero sono riuscito nel mio intento”.

MF: La scelta di raccontare a ritroso, in questo modo originale che hai scelto, è stata immediata, prima della scrittura, o è accaduta durante la lavorazione?
LRC: In effetti, quasi subito ho pensato di scrivere la storia a ritroso. Un colpo di pistola, stai per morire, e ti passa la vita davanti (così si pensa). Qualche giornalista mi ha detto che non è proprio chiarissimo. Ma a me piace così, penso sia funzionale al tutto.
MF: So che stai scrivendo una trilogia sulla figura materna che uscirà nei prossimi due anni sempre per Meridiano Zero. Ci puoi dire di cosa si tratta?
LRC: Veramente è già scritta. Ho questi tre romanzi (quattro per la verità, ma il quarto è in lavorazione) che fanno perno intorno alla genitrice di tutte le cose, alla figura più cara della letteratura di tutti i tempi, al rapporto madre-figlio. Stili completamente diversi, caratteristiche di genere completamente diverse. Sono anni che la mia scrittura indaga su questo tema, un tema ossessivo direi dal quale mi sono liberato solo recentemente (spero!). A settembre di quest’anno esce Amore di donna, il più vecchio di tutti, diciamo così. Spero tanto che riceva la stessa accoglienza che ha avuto Acqua Storta.



Luigi Romolo Carrino nasce nel ‘68 a Napoli. Vive a Roma dal 1997. Laureato in Informatica, è specializzato in Problem Solving e Ingegneria del Software, e lavora tra Roma e Milano. Scrive per il teatro (Ricordo di famiglia, Insegnando il silenzio alle rose) e scrive poesia (Il settimo senso, Nola 1998, Il laboratorio Le Edizioni; TempoSanto - Liturgia della memoria, Genova 2006, Liberodiscrivere). Numerosi suoi racconti sono presenti in raccolte di editori vari; due racconti sono in Men on Men 5 (2006, Mondadori). Ha curato raccolte antologiche di racconti per l’editore Liberodiscrivere. Attualmente, per lo stesso editore, dirige la collana di poesia Libero di stile. Per Magnum-Edizioni dirige la collana di narrativa Psyco. Ha passione per la matematica, la filosofia, la psicologia, per Mariangela Gualtieri e per Franco Battiato, per tutti i tipi di formaggio. Performer e girovago, si fa spesso vedere in giro con una certa Rita Bonomo, nel tentativo di restituire la dimensione orale alla poesia. È abbastanza attivo sul web, ha pochi amici (perché nessuno lo sopporta), beve litri di caffè, fuma 50 sigarette al giorno, va a dormire molto tardi e si sveglia ancora più tardi.
E’uscito in gennaio 2008, per i tipi di Meridiano Zero, il romanzo Acqua Storta.
Rintracciabile su artianoressiche.splinder.com


Gennaio 2008 - Morena Fanti - www.scriveregiocando.it


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