Visionario, pieno di humor e forse un po' autobiografico, "Pessimi Segnali" (edizioni Marsilio Black), l'ultimo libro di Enzo Fileno Carabba e` una storia di strani personaggi, ambigui e come sospesi tra realta` e incubo. Un pugno nello stomaco e una carezza, un mondo fantastico e un filo di poesia che corre dall'inizio alla fine.
   
LB: Leggere "Notte al Drive In" di Joe R. Lansdale e "Pessimi Segnali" sembra di correre su uno stesso filo narrativo: una scrittura colta al servizio di allucinazioni e humor, incubo e realta`. Dove nascono questi stilemi?
EFC: Nascono dal mondo che ci circonda. Viviamo tempi sbalorditivi, nel bene e nel male (piu` nel male, mi pare). Se ti guardi attentamente attorno e descrivi cio` che vivi o vedi vivere finirai per raccontare episodi che sembrano assurdi eppure sono veri. Piu` sono veri, piu` li osservi attentamente, con uno sguardo acceso, piu` sveleranno lati grotteschi e visionari. Anche la mescolanza tra incubo e comicita` fa parte delle nostre vite, non puoi eliminare uno dei due elementi senza mentire. C'e` la luce, ci sono le tenebre, c'e` il divertimento, c'e` il dolore, io tento di raccontare tutto questo. Voglio citare una frase di Perceval il Gallese di Chrétien de Troyes (XII secolo d.C.): "E non e` strano infatti il non sapere cio` che non si e` mai appreso, ma l'ascoltare ed il vedere spesso, e tuttavia non ricordare, questo e` lo strano".
La scrittura colta (osservazione di cui ti ringrazio) vuol dire semplicemente l'amore per chi ha osservato e sognato le cose prima di noi.

LB: Di realta`, ce ne hai messa eccome. Sono state fatte polemiche soprattutto alimentate dall'organizzazione dove il protagonista svolge il servizio civile: accuse assurde a chi crea mondi diversi da mondi esistenti. Ma quello che ti chiedo e`, la genesi del libro, la sua premessa, l'humus sul quale hai innervato la storia, non mi dirai che hai solo attinto ai tuoi ricordi.
EFC: In effetti le polemiche sono assurde. Questo e` un romanzo, mica un reportage. Da una parte, comunque, tali polemiche mi lusingano: indicano che il testo ha raggiunto un alto grado di verosimiglianza. Per me e` un risultato eccezionale. Infatti i miei libri precedenti sono libri di letteratura fantastica. Questo invece parte da un nucleo autobiografico, che poi viene trasfigurato. Tale nucleo e` semplice: ho fatto il servizio civile in un paesino del Valdarno, proprio come Angelo, il protagonista. Pero` ci sono anche parecchie differenze. Per esempio non ho incontrato bambini dotati di poteri paranormali, e non c'erano neanche conigli neri che correvano sull'autostrada e provenivano da altre dimensioni. Inoltre, Angelo vede tutto e tutti in modo molto negativo, gli sembra di essere capitato in un luogo alieno, anche se si trova a pochi chilometri da casa. Sono molto interessato a questo aspetto dell'Italia contemporanea (e non solo dell'italia): mondi opposti che convivono vicinissimi, spesso all'insaputa l'uno dell'altro.
Angelo capta pessimi segnali da un paesino dal Valdarno per il semplice motivo che si trova li`. Ma i pessimi segnali piovono da tutto il mondo, direi. Scommetto che se si trovasse a Bergamo o in Manciuria li capterebbe anche da li`, sia pure in modo diverso.

LB: Ma quel bambino che come una presenza "interiore" attraversa tutte le vicende del racconto come entrasse da protagonista in quel filo di mistero che hai voluto facesse parte quasi di una lesione esistenziale che rende allo scorrere del tempo un tocco di "fantastico", chi e`, perche` e` cosi` presente, ti ha turbato o ti turba ancora?
EFC: Avevo letto questa notizia: di un bambino che in seguito a un'anestesia sbagliata si era ritrovato muto, sordo e cieco. Una cosa terribile. Mi immaginavo il risveglio: lui era vivo, ma non riusciva a capire la siuazione, non poteva neanche chiamare i suoi genitori. Allora l'ho messo nel romanzo. Solo che in Pessimi Segnali questo bambino diventa il signore di un regno misterioso, sviluppa grandi poteri. Dal suo regno di ombre riesce a raggiungere il mondo esterno. Naturalmente pero` non ha il completo controllo delle sue azioni: il dramma dell'innocenza nell'infinito.
La vicenda di Augusto (e` il nome del bambino) e` il nucleo fantastico attorno a cui ruota una storia realistica, come un gorgo. Da una parte il libro e` la cronaca di un anno vissuto dolorosamente, dall'altra la realta` quotidiana mostra delle crepe, si apre come un meteorite con un cuore incadescente, e da queste crepe filtra una luce nera: la voce di Augusto.
Tra l'altro, una cosa che non ho mai detto perche` mi sembrava ovvia, ora voglio dirla: puo` anche darsi che sia Angelo, il protagonista, ad immaginare la voce di Augusto, il bambino, dato che Angelo e` ossessionato da questa storia.

LB: Ritorno a Lansdale per riconnettere quei fili di humor che vi rendono cosi` vicini. Il tuo e` un humor che sembra venir fuori dallo slang, se cosi` possiamo dire, tutto toscano, non sente censure interiori, scorre come se tu parlassi davvero in una casa del popolo, o per strada tra amici, senza reticenze, ne` tanto meno rifiniture.
EFC: "Scorre senza censure, come se parlassi": mi piacciono molto queste tue osservazioni. L'ambizione era proprio quella: rendere la voce (l'anima,oserei dire) di una persona vera. Perche` a un certo punto mi sono accorto che molti libri che amo non sono altro che questo: sembra che un essere umano vivo salti fuori dalla pagina. Voglio citare Foglie d'erba di Walt Whitman: "Amico, questo non e` un libro/ Chi tocca questo tocca un uomo/ (E` forse notte? Siamo insieme noi due soli?)/ Sono io che tieni, e che tiene te,/ Balzo da queste pagine fra le tue braccia".
Da una parte mi sembra che questo libro sgorghi in modo piu` semplice, rispetto agli altri che ho scritto (erano piu` costruiti, piu` elaborati, contenevano molte voci), e non a caso tante persone che non avevano letto gli altri leggono invece questo. Dall'altro pero`, anche se alla lettura appare piu` semplice e scorrevole, da un punto di vista umano e` piu` ricco: perché il travasamento di un'anima su carta richiede mille delicatezze.
E` bene comunque chiarire che io sono molto piu` buono del protagonista.

LB: So che ami Attila e Alessando Magno, quindi a parte i libri che li rappresentano in tutta la loro storia, rapida ma intensa, quali sono le tue letture preferite, i romanzi che ti hanno formato?
EFC: Sono affascinato dalla storia di Attila, a cui infatti ho dedicato un romanzo. Il flagello di Dio vive in un tempo in in cui gli imperi si segretolano, o stanno per sgretolarsi, e molti neanche se ne accorgono. Questo e` un tema che mi appassiona: quello della fine dei mondi. Noi sotto sotto tendiamo a pensare che il nostro modo di vivere durera` cosi` per sempre, e invece a volte ci sono delle sterzate improvvise, violente. Il bello comunque e` che il mondo dopo essere finito di solito ricomincia.
Un altro motivo per cui mi affascina la storia di Attila e` che tutti credono di conoscerla, invece conoscono solo la propaganda romana, che e` giunta intatta fino a noi (anche questo e` molto istruttivo). Tutti pensano ad Attila come a quel tipo che non faceva crescere l'erba, eccetera. E pensano agli unni praticamente come alieni. Gli alieni venuti dall'oriente eccetera eccetera. Esseri con cui e` impossibile comunicare, diceva la propaganda romana. "Le madri sfregiano i neonati perché conoscano il sapore del sangue ancor prima di quello del latte" e cose del genere. Insisto: la descrizione dell'arrivo degli unni e` uguale a quella di un'invasione aliena (in verita`, lo confesso, e` proprio questo che mi ha attirato della vicenda di Attila, all'inizio). Il bello e` che invece, a quanto pare, Attila da ragazzo e` stato lungamente a Roma. Altro che alieno!
Questo ci dice molte cose sul mondo di oggi: imperi che si sgretolano, falsi alieni che vengono dall'oriente e così via. Per quanto riguarda Alessandro Magno, l'aspetto che mi interessa di piu` (non so se qualcuno l'ha già raccontato in un romanzo, altrimenti vorrei farlo io) sono le esplorazioni subacquee che avrebbe compiuto nel Mar Rosso insime ad Aristotele (piu` esattamente, Aristotele ideava ardite campane subacque, poi, essendo saggio, mandava sotto l'ardimentoso Alessandro). Una storia fantastica.

LB: Tu mi hai detto in occasione di un nostro incontro che volentieri insegni ai ragazzi la scrittura creativa, ma se ti dicessi "come faresti a spingerli a leggere di piu`", cosa mi rispondi?
EFC: Prima di tutto bisogna convincere le persone che e` possibile leggere e tuttavia avere rapporti sessuali (non contemporaneamente). Infatti spesso quando vado in scuole dove la letteratura e` malvista mi dicono: io non leggo perche` ho la ragazza (o il ragazzo).
Lavoro per un premio, che si chiama Libernauta, che cerca appunto di far leggere i ragazzi. Li` proponiamo testi usciti negli ultimi due anni. Anche questa puo` essere una via: far vedere che esiste una letteratura fatta da individui piu` o meno viventi.
Inoltre, anche durante i corsi di scrittura creativa, il fine vero e` proprio quello di far leggere. Solo l'orologiaio conosce l'orologio: provando a scrivere storie uno si accorge di cose che altrimenti e` piu` difficile vedere. Anche perche` la nostra vita sembra concepita apposta per non leggere: i ritmi della nostra vita ce lo impediscono, o tentano di impedircelo. E allora alla maggior parte della gente si atrofizza un po' il cervello, se posso dirlo. Bisogna generare la scintilla che lo fa ripartire.

LB: Sai che iniziano a farsi vivi i detrattori del romanzo di genere, ma proprio colui che e` partito per primo alla riscossa del romanzo borghese di formazione e` uno che leggo frequentemente e se devo essere onesto la sua scrittura non mi consola e non mi suggerisce granche`. Penso comunque che un salto di qualita` il romanzo di genere (giallo, noir, mistery, ecc..) dovrebbe farlo davvero e sai dove? Nei vocaboli, troppa scarni e proni alla trama. Che ne pensi tu?
EFC: Non esistono confini precostituiti, dipende dal singolo romanzo. In questo senso, la letteratura di genere il salto in avanti l'ha gia` fatto infinite volte, come infinite volte e` balzata indietro. Questo accadra` sempre, non avra` mai fine. Solo il singolo libro conta. Ma questa vale anche per la letteratura "alta". Pensa a uno che dica: "Buongiorno, ho scritto un libro di letteratura alta", ebbene, non puo` che essere un cretino, o perlomeno con forti problemi di indentita`. Fammi leggere il libro e stai zitto!
In generale, sono perfettamente d'accordo con la parte finale della tua domanda. Al linguaggio standard corrisponde una visione della realta` standard (e bada bene, come esiste un linguaggio standard da giallo scarso, cosi` esiste uno linguaggio letterario alto standard, e quindi ugualmente piatto, alla fine). Se poi alla visione standard unisci una buona trama sapientemente gestita otterrai il risultato che in questi anni sembra andare di piu`: banalita` con suspanse.
Era per avere questo che fin dall'infanzia profonda abbiamo cominciato a sognare storie e poi non abbiamo piu` smesso? Per avere un buon prodotto? Una storia che funziona (verbo atroce, non e` mica un elettrodomestico)? Una vicenda che scorre (anche qui, ma siamo a un congresso di idraulici)? Una trama che regge (ma che e`, la rete del materasso)? No, direi di no. C'era molto di piu`. C'erano anche storie bizzarre, irregolari, abnormi, che nutrivano il nostro cuore.
Continuiamo a sognarle. Vivremo meglio.



11 marzo 2005


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