Il peso sopportato dai monopattini elettrici

Il monopattino elettrico altro non è che l’innovazione del semplice monopattino a spinta del quale mantiene le stesse sembianze ma con l’aggiunta di un motore elettrico alimentato da una batteria di varia potenza a seconda del modello. Questo meccanismo permette il funzionamento del dispositivo che inizia quindi a muoversi trasportando la persona sopra di esso in tutta tranquillità, senza causarle il minimo sforzo e senza nessuna emissione di gas di scarico, altamente inquinanti per l’ambiente.
Essendoci così tanti aspetti positivi del monopattino è lecito chiedersi se il dispositivo possa essere davvero così vantaggioso e alla portata di tutti. La risposta è sicuramente sì, tutti possono utilizzarlo partendo da un’età minima di sei anni e non ci sono grosse limitazioni nemmeno per quanto riguarda il peso del guidatore.
Partiamo dal presupposto che una prerogativa fondamentale del monopattino elettrico sia quella di avere una struttura di per sé robusta e resistente che ne permette un utilizzo sicuro e duraturo e per far sì che questo accada vengono impiegati nella costruzione materiali come l’acciaio, la plastica e il poliuretano.
Inoltre, per rendere il dispositivo proprio alla portata di tutti senza limiti di peso, le case costruttrici hanno iniziato a fabbricare monopattini elettrici con telaio ancora più robusto al fine di poter sopportare pesi ancora più elevati. In alcuni modelli per gli adulti il limite di peso sopportato, quindi, tocca circa i 150kg ma in questo caso il dispositivo sarà molto robusto e di conseguenza molto pesante e più difficilmente trasportabile rispetto a molti altri modelli.

A prescindere da questo, l’argomento del peso sopportato è importante anche perché questo influisce direttamente sulla velocità e l’autonomia del dispositivo stesso. Infatti più il guidatore sarà di basso peso più il monopattino elettrico riuscirà a raggiungere grandi velocità e a mantenere livelli di autonomia ragguardevoli dovendo il dispositivo fare uno sforzo molto minore rispetto a quello fatto nel caso in cui il ci fosse un guidatore di peso elevato.

Fatte queste dovute considerazioni inerenti al peso, nel caso in cui si volesse acquistare questo dispositivo è d’obbligo dare uno sguardo ai negozi che vendono questi mezzi urbani per la grande scelta offerta a prezzi veramente imbattibili. Non aspettate altro tempo!

Predator: Fire and Stone – Recensione

Dopo la pausa, ecco tornare puntuale un appuntamento immancabile per che appassionato dell’ Aliens Universe che si rispetti. Venerdì 22 esce il quarto numero della miniserie targata Darkhorse e pubblicata dalla nostrana saldaPress, che ci ha tenuti impegnati in questi mesi, ovvero Predator: Fire and Stone.

Questo quarto e penultimo numero, che vede Chris Mooneyham ai disegni e Joshua Williamson ai testi, è dedicato interamente al cacciatore Yautja che è sopravvissuto agli eventi dello scorso episodio, Alien vs Predator. Insieme a lui, troviamo anche un personaggio ormai cardine di questa collana Fire and Stone, il poco raccomandabile capo della sicurezza di questa fallimentare missione, Galgo Helder.

La vicenda parte sull’astronave di Galgo, la Perses, in fuga dal pianeta LV 223 dopo il disastro della missione di recupero e il rinvenimento di un ambiente mutato e infestato da xenomorfi. Galgo però non è solo sulla nave, infatti a bordo si trova anche uno dei cacciatori alieni che abbiamo visto nel numero precedente, seriamente intenzionato a non tornare dalla sua Caccia a mani vuote.

Per lo Yautja, in questa intricata situazione ormai c’è solo una preda abbastanza degna della sua attenzione. Un Ingegnere. Ma il gigante dalla pelle azzurra si trova su LV 223, mentre la Perses sta viaggiando a tutta velocità in senso opposto!

Per ovviare al problema, il Predator deve, suo malgrado, stringere una sorta di “tregua” con l’unico in grado di riportare l’astronave indietro sul pianeta. Ovvero un riluttante Galgo. I due, dopo un bel po’ di botte (date e prese, cosa che probabilmente, fa rivalutare l’umano agli occhi del Cacciatore) finiscono per ritrovarsi incatenati l’uno all’altro per un braccio.

In pratica, tutta la storia verte proprio sulla forzata vicinanza di questa “strana coppia” che, nonostante le iniziali divergenze e le comprensibili differenze, scopre man mano di avere in comune molto più di quanto si possa immaginare…

La trama, pur non essendo originalissima, a mio avviso funziona davvero molto bene, introducendo addirittura una sorta di nuovo arco narrativo. In pratica, Galgo e il suo “amico” Yautja funzionano proprio a meraviglia assieme. Non mi dispiacerebbe vedere altre storie con loro come protagonisti, sempre ammesso che sopravvivano alla faccenda, cosa che scopriremo nel prossimo numero.

I disegni e l’impaginazione sono, come in tutto il resto di questa mini serie, assolutamente al top. Le scene di combattimento sono molto chiare e coinvolgenti, dinamiche quel tanto che basta per non farle diventare confusionarie. Anche la caratterizzazione dei personaggi è davvero ottima, soprattutto quando i due della “strana coppia” interagiscono tra di loro!

La storia di Predator: Fire and Stone però, si capisce chiaramente che è, in principal modo, una sorta di articolata introduzione agli eventi del gran finale, ovvero il capitolo conclusivo in arrivo il mese prossimo.

Quindi, mentre aspettiamo pazientemente l’uscita di ottobre, godiamoci fino in fondo le vicende di Galgo e del suo amico con i rasta e il mascellone. Ne vale davvero la pena!!