Predator: Fire and Stone – Recensione

Dopo la pausa, ecco tornare puntuale un appuntamento immancabile per che appassionato dell’ Aliens Universe che si rispetti. Venerdì 22 esce il quarto numero della miniserie targata Darkhorse e pubblicata dalla nostrana saldaPress, che ci ha tenuti impegnati in questi mesi, ovvero Predator: Fire and Stone.

Questo quarto e penultimo numero, che vede Chris Mooneyham ai disegni e Joshua Williamson ai testi, è dedicato interamente al cacciatore Yautja che è sopravvissuto agli eventi dello scorso episodio, Alien vs Predator. Insieme a lui, troviamo anche un personaggio ormai cardine di questa collana Fire and Stone, il poco raccomandabile capo della sicurezza di questa fallimentare missione, Galgo Helder.

La vicenda parte sull’astronave di Galgo, la Perses, in fuga dal pianeta LV 223 dopo il disastro della missione di recupero e il rinvenimento di un ambiente mutato e infestato da xenomorfi. Galgo però non è solo sulla nave, infatti a bordo si trova anche uno dei cacciatori alieni che abbiamo visto nel numero precedente, seriamente intenzionato a non tornare dalla sua Caccia a mani vuote.

Per lo Yautja, in questa intricata situazione ormai c’è solo una preda abbastanza degna della sua attenzione. Un Ingegnere. Ma il gigante dalla pelle azzurra si trova su LV 223, mentre la Perses sta viaggiando a tutta velocità in senso opposto!

Per ovviare al problema, il Predator deve, suo malgrado, stringere una sorta di “tregua” con l’unico in grado di riportare l’astronave indietro sul pianeta. Ovvero un riluttante Galgo. I due, dopo un bel po’ di botte (date e prese, cosa che probabilmente, fa rivalutare l’umano agli occhi del Cacciatore) finiscono per ritrovarsi incatenati l’uno all’altro per un braccio.

In pratica, tutta la storia verte proprio sulla forzata vicinanza di questa “strana coppia” che, nonostante le iniziali divergenze e le comprensibili differenze, scopre man mano di avere in comune molto più di quanto si possa immaginare…

La trama, pur non essendo originalissima, a mio avviso funziona davvero molto bene, introducendo addirittura una sorta di nuovo arco narrativo. In pratica, Galgo e il suo “amico” Yautja funzionano proprio a meraviglia assieme. Non mi dispiacerebbe vedere altre storie con loro come protagonisti, sempre ammesso che sopravvivano alla faccenda, cosa che scopriremo nel prossimo numero.

I disegni e l’impaginazione sono, come in tutto il resto di questa mini serie, assolutamente al top. Le scene di combattimento sono molto chiare e coinvolgenti, dinamiche quel tanto che basta per non farle diventare confusionarie. Anche la caratterizzazione dei personaggi è davvero ottima, soprattutto quando i due della “strana coppia” interagiscono tra di loro!

La storia di Predator: Fire and Stone però, si capisce chiaramente che è, in principal modo, una sorta di articolata introduzione agli eventi del gran finale, ovvero il capitolo conclusivo in arrivo il mese prossimo.

Quindi, mentre aspettiamo pazientemente l’uscita di ottobre, godiamoci fino in fondo le vicende di Galgo e del suo amico con i rasta e il mascellone. Ne vale davvero la pena!!

Sogni d’horror. L’incubo secondo Mitchell.

È giorno. Una giovane ragazza in camicia da notte fa il suo ingresso in un’inquadratura statica della strada antistante la sua abitazione. Si guarda intorno, il terrore pervade il suo corpo facendola camminare in cerchio. La ragazza entra per qualche secondo in casa scortata dal padre, ingenuo spettatore di ciò che all’apparenza sembra essere un delirio.

La giovane esce dopo pochi secondi precipitandosi alla macchina. Parte. Cala la notte, i fari della macchina risplendono nella sabbia, incorniciando la giovane, ormai in lacrime, dichiarare il proprio amore ai genitori per telefono. All’alba il suo cadavere giace immobile, come l’acqua del lago alle sue spalle.
Inizia così il film di David Robert Mitchell. Un horror ben lontano dallo splatter di Roth e dallo humor-splatter-no sense di Craven. Non segue il classico schema secondo il quale, dopo minuti di sadico terrore farcito di morti sempre più crude e dettagliate, l’eroe/sopravvisuto riesce a sconfiggere il male o per lo meno, morendo, a far comprendere cosa stia accadendo all’immedesimato e partecipe spettatore. Qui la situazione è ben diversa. La giovane protagonista, Jay, si trova a combattere un demone impossibile – nel vero senso della parola – da eliminare. Cosa accadrebbe nella vita reale se di colpo dei mostri visibili solamente alla vittima prescelta, sotto la maschera di individui conosciuti e non, incominciassero a seguirvi, con la probabile intenzione di uccidervi? Beh, in questo film i diretti interessati (parliamo al plurale dal momento che Joy viene supportata da un gruppo di amici ai quali il demone rimane invisibile, ma percepibile) provano ad uccidere ciò che non può morire attraverso un piano pessimo, come dice lo stesso regista (e sceneggiatore):

It’s the stupidest plan ever! It’s a kid-movie plan, it’s something that Scooby-Doo and the gang might think of, and that was sort of the point.

Lo stupido piano consiste nell’attirare il demone/mostro all’interno di una piscina locale al fine di folgorarlo fatalmente gettando molteplici apparecchi elettrici in acqua . Il piano è pessimo e stupido, ma proprio per questo motivo credibile. Dopo tutto, se ci fermiamo a riflettere, nella vita reale proveremmo sicuramente ad eliminare ciò che ci perseguita e terrorizza, ma mentre in un film probabilmente riusciremmo alla fine a cavarcela scoprendo istante dopo istante indizi ed elementi utili allo scopo, nella vita reale dovremmo arrenderci alla consapevolezza di dover, nell’ipotesi migliore, scappare perennemente. Questa è la forza del film: esso si avvicina, per quanto possibile, alla vita reale. Mostra ciò che accadrebbe fuori dal profilmico senza eroismi e folgoranti illuminazioni dell’ultimo momento a sfavore del nemico. Il demone inseguitore, che in questo film può essere trasmesso sessualmente (non chiedeteci perché), diventa anche un problema del partner con il quale ci si accoppia. Quindi trasmetterselo diventa un modo per condividere il problema e cercare di spalleggiarsi consci di dover passare la vita a guardarsi intorno, esattamente come la ragazza che compare nei primi minuti della pellicola.
È la scelta che fa Paul, uno dei componenti del gruppo, il quale innamorato di Jay decide di sostenerla ed aiutarla scegliendo di vedere, e di conseguenza subire il demone/mostro/inseguitore.

Ultima, ma non meno importante, è la considerazione sulla colonna sonora originale. Sarebbe superfluo dilungarsi su quanto quest’aspetto sia importante per una buona pellicola. Per alcuni film è una bella giacca, per altri un fiore all’occhiello, ma nel caso di It Follows è un abito su misura di eccellente qualità. Essa porta la firma di Rich Vreeland a.k.a.Disasterpeace, ventinovenne newyorkese con più di 40 album all’attivo che da due anni si dedica esclusivamente al film scoring.
Il lavoro svolto per questi 107 minuti è stato sublime. Vreeland è riuscito ad assolvere il suo compito con grande originalità, e con notevole perizia se si considera che quella composta per Mitchell è la prima colonna sonora della sua carriera. È incredibile come i suoi brani riescano a far calare lo spettatore nella vita di Jay. Si percepiscono l’angoscia, lo sconforto, e s’instaura un’empatia che mantiene alta l’attenzione di chi guarda. Non sarebbe dunque eccessivo ritenere questo uno dei punti di forza del film, nonché una delle colonne sonore meglio riuscite nel panorama del cinema horror.

Recuperare le foto cancellate: adesso si può

La primavera è ormai alle porte e con lei si scatena anche la voglia di fare fotografie, con i cellulari e gli smartphone e con le fotocamere digitali, che offrono prestazioni decisamente superiori per la risoluzione che offrono e il sensore più potente rispetto a quelli di un dispositivo mobile. In ogni caso a volte capita che, per fretta o perchè il dispositivo è nuovo e non si conoscono a fondo tutte le sue funzioni, si cancellano delle fotografie che subito ci si rende conto avere erroneamente eliminato.

Ora è possibile recuperare le foto cancellate grazie ad un nuovo software, Digital Photo Recovery, che è in grado di riparare agli errori commessi.
Questo programma, non troppo pesante, pesa circa 1 MB, ha lo svantaggio di non essere gratuito. Però esiste una versione Demo utilizzabile per un tempo limitato che permette almeno di apprezzare le funzioni di cui dispone.

Se poi si vuole passare all’acquisto, si ha la possibilità di scegliere tra due versioni: una User Edition il cui costo per la singola licenza si aggira intorno ai 20 Euro, ed una versione Commercial Edition che invece ha un costo per singola licenza di circa 75 Euro.

La cosa interessante di questo software è che riesce a recuperare i dati da una moltitudine di supporti. Si va dalla Flash Card alla Compact Flash, dalle Stick microDrive alle Pc card, dalle Secur Digital ai dischetti, Hard disk, dischi ZIP e chi più ne ha più ne metta.

Inoltre supporta una grande varietà di formati grafici: JPG, GIF, JPEG, TIFF, PNG, BMP e anche di formati video come il MOV, WAV, MIDI e MOV, QuickTime, oltre a formati proprietari come il Canon CRW, DCR Kodak o i formati proprietari di Nikon, Fuji e Minolta.

Assolutamente completo e facile da utilizzare, considerando che anche la versione User Edition a pagamento ha comunque un costo molto accessibile.

A volte basta poco

Molto spesso siamo convinti che per perdere peso si debbano fare dei sacrifici enormi, senza pensare che facendo delle piccole modifiche al nostro modo di mangiare e soprattutto al nostro modo di vivere, possiamo raggiungere dei risultati insperati. Questo modo d’agire è sicuramente più semplice di qualsiasi dieta, in quanto non porta molti sconvolgimenti alle abitudini della persona ed è perciò maggiormente accettato.

I cambiamenti possono essere fatti gradualmente e non necessariamente tutti nello stesso tempo, possiamo pensare per esempio di diluirceli nell’arco di una settimana o più, l’importante è che non abbiamo la pretesa di vedere subito i risultati.

In primo luogo scegliamo bene gli alimenti, cercando di optare per quelli che ci consentono di risparmiare un po’ di calorie: per esempio scegliendo il latte parzialmente scremato si risparmiano 12 calorie che possono sembrare poche, ma se per esmpio ne beviamo 200 ml diventano 24 e se ne beviamo due volte al giorno ecco risparmiate ben 48 calorie!

Riducete gradualmente la quantità di zucchero, a volte si esagera senza sapere che un cucchiano di zucchero di uno yogurt o di un etto di ciliege. Dolcificando il caffè con 5 grammi di zucchero anzichè 10 scendiamo di circa 40 calkorie

Se poi optiamo per i cereali integrali , mangiando 100 grammi di pasta integrale abbiamo risparmiato circa 32 calorie, che si uniscono ad altre se pure il pane sarà integrale.

Per quanto riguarda i condimenti impariamo a dosare l’olio, ci renderemo presto conto che i cibi sono molto più buoni anche se non galleggiano nel condimento: 10 grammi di olio ci apportano 90 kcal. Olio si, ma con parsimonia.

Riduciamo anche la quantità di sale sia nella cottura che nei condimenti. Molto spesso si mangiano cibi il cui sapore è mascherato dall’ eccesso di sale. Ricordiamoci che l’apporto giornaliero di sodio potrebbe essere soddisfatto da quello che è naturalmente contenuto negli alimenti, inoltre un eccesso può essere  la causa di disturbi come ipertensione e ritenzione idrica.

Preferite possibilmente alimenti freschi e da preparare in casa, così sapete con certezza cosa ci mettete dentro. I cibi in scatola e le minestre pronte sono molto comodi, ma molto spesso è difficile stabilire la quantità di grassi e di sale contenuti.

Imparate a leggere le etichette degli alimenti confezionati che consumate, in questo modo si potrà essere in grado di scegliere quello che ci consente di diminuire l ‘apporto calorico complessivo della giornata: per esempio sio può sostituire un formaggio ad alto contenuto di grassi con uno in cui la percentuale di lipidi è più bassa. Anche qui il risparmio è assicurato.

Riducete al massimo il consumo di sostanze alcoliche e di bevande zuccherate, sono calorie di cui a volte ci dimentiachiamo, ma ciò non significa che finiscano nel nulla: a lungo andare il bicchiere di birra o il succo di frutta si fanno sentire e contribuiscono a far diventare il vostro bilancio energetico positivo.

Ogni tanto concedetevi ciò che vi piace, ma nella giusta misura. Ricordatevi che le abbuffate oltre ad essere nemiche della vostra linea lo sono anche della vostra salute.

Queste sono solo alcune delle piccole modifiche che noi tutti possiamo apportare alle nostre abitudini  per far si che il nostro bilancio energetico vada in pareggio o nei casi in cui è necessario, diventi negativo, cioè le calorie introdotte siano inferiori a quelle consumate, che è in definitiva l’unico modo per diminuire di peso; non necessariamente dobbiamo sottopporci a diete definite miracolose o a regimi dietetici dai nomi esotici che più il più delle volte  sono delle vere e proprie punizioni.

La pelle che invecchia

la pelle che invecchia

Sia nell’uomo, sia nella donna, le principali cause di invecchiamento della pelle restano i radicali liberi. La cute invecchia pił velocemente dando vita alle tanto temute rughe che si formano con l’avanzare dell’etą e iniziano a comparire gią successivamente i 25 anni di etą e sono solchi, spaccature o ripiegature in alcune parti del corpo, nelle quali il rivestimento cutaneo č sottoposto a continue sollecitazioni da parte dei sottostanti gruppi muscolari, come ad esempio avviene sulle mani o nel viso, sotto le palpebre, ai lati della bocca e sopra le labbra, sulla fronte e vicino al naso. Attorno ai 45-50 anni, specialmente per le donne, si accentuano le imperfezioni legate al rallentamento della circolazione sanguigna e del ricambio cellulare, la pelle, cosģ, perde tonicitą, luminositą e compattezza. Si riducono i fibroblasti, le cellule che producono il collagene assottigliando cosģ la pelle. Si dimezza il numero delle cellule di Langherans e diminuisce la sintesi della vitamina D, con conseguente calo muscolare. Negli anziani, poi, č molto frequente il fenomeno della xerosi cutanea, cioč un progressivo inaridimento della pelle.

Le rughe da invecchiamento si manifestano sulla pelle con il naturale andamento dell’etą, perdendo l’elasticitą e la compattezza naturale e molto spesso compaiono perché la pelle non viene ben idratata, si stria e si secca.


Le rughe di espressione si manifestano su un’epidermide relativamente giovane e comunque non influenzata dalle rughe da invecchiamento. Sono il risultato di atteggiamenti mimici protratti come strizzare gli occhi, fare smorfie, ecc…


Le rughe “emotive” 
si formano in seguito a stati d’animo negativi o positivi che, diventando atteggiamenti abituali, si fissano in rughe ed espressioni tipiche. Un esempio di rughe “emotive” possono essere le rughe disposte orizzontalmente sull’arco frontale per indicare sorpresa o meraviglia.

I fattori che causano l’invecchiamento della pelle, e la conseguente formazione di rughe, possono essere suddivisi in cause endogene, cioč interne alla persona come ad esempio il patrimonio genetico che ognuno di noi possiede sin dalla nascita, e cause esogene, cioč esterne come puņ essere il clima.

Il peso sopportato dai monopattini elettrici

Il monopattino elettrico altro non è che l’innovazione del semplice monopattino a spinta del quale mantiene le stesse sembianze ma con l’aggiunta di un motore elettrico alimentato da una batteria di varia potenza a seconda del modello. Questo meccanismo permette il funzionamento del dispositivo che inizia quindi a muoversi trasportando la persona sopra di esso in tutta tranquillità, senza causarle il minimo sforzo e senza nessuna emissione di gas di scarico, altamente inquinanti per l’ambiente.
Essendoci così tanti aspetti positivi del monopattino è lecito chiedersi se il dispositivo possa essere davvero così vantaggioso e alla portata di tutti. La risposta è sicuramente sì, tutti possono utilizzarlo partendo da un’età minima di sei anni e non ci sono grosse limitazioni nemmeno per quanto riguarda il peso del guidatore.
Partiamo dal presupposto che una prerogativa fondamentale del monopattino elettrico sia quella di avere una struttura di per sé robusta e resistente che ne permette un utilizzo sicuro e duraturo e per far sì che questo accada vengono impiegati nella costruzione materiali come l’acciaio, la plastica e il poliuretano.
Inoltre, per rendere il dispositivo proprio alla portata di tutti senza limiti di peso, le case costruttrici hanno iniziato a fabbricare monopattini elettrici con telaio ancora più robusto al fine di poter sopportare pesi ancora più elevati. In alcuni modelli per gli adulti il limite di peso sopportato, quindi, tocca circa i 150kg ma in questo caso il dispositivo sarà molto robusto e di conseguenza molto pesante e più difficilmente trasportabile rispetto a molti altri modelli.

A prescindere da questo, l’argomento del peso sopportato è importante anche perché questo influisce direttamente sulla velocità e l’autonomia del dispositivo stesso. Infatti più il guidatore sarà di basso peso più il monopattino elettrico riuscirà a raggiungere grandi velocità e a mantenere livelli di autonomia ragguardevoli dovendo il dispositivo fare uno sforzo molto minore rispetto a quello fatto nel caso in cui il ci fosse un guidatore di peso elevato.

Fatte queste dovute considerazioni inerenti al peso, nel caso in cui si volesse acquistare questo dispositivo è d’obbligo dare uno sguardo ai negozi che vendono questi mezzi urbani per la grande scelta offerta a prezzi veramente imbattibili. Non aspettate altro tempo!

“Maus” di Art Spiegelman

I fumetti sono roba da bambini?

Un amico pittore mi ha donato a Natale il famoso Maus di Art Spiegelman, da poco tornato in libreria con una nuova traduzione molto buona di Cristina Previtali e un nuovo editore. Libro che ora contiene tutta la storia (Racconto di un sopravvissuto) via via pubblicata tra il 1973 e il 1991.
Confesso che ho fatto fatica a iniziarlo per il semplice fatto che nella mia infanzia e adolescenza ho letto pochissimi fumetti (giusto un Tex ogni tanto, quando riuscivo a sottrarre un numero alla collezione – intoccabile – di mio fratello). Preferivo i libri senza alcuna immagine (“da grandi”) o, ancora meglio, correre per ore. Macinavo decine di chilometri fra boschi e prati per poi, di notte, sognare di staccarsi a un metro da terra, bastava un piccolo slancio e hop!, ecco un leggerissimo balzo di almeno cinque metri.

Dicevo che il romanzo a fumetti Maus ho fatto fatica a iniziarlo. Poi, pero`, che grande sorpresa!
Art Spiegelman e` bravissimo nell’affondare il coltello (la matita) nel cuore antisemita dell’Europa. Un libro che ci dice tutto sul nazismo, sulla vita nei campi di sterminio, e senza alcuna reticenza. Ecco, quindi, i kapo` ebrei, terribili bastonatori; detenuti pronti a fare la spia pur di prolungare la propria vita d’un solo giorno; gli stenti, le crudeltà, la sofferenza inaudita; la scarsità di cibo; la totale mancanza di carta per scrivere o per andare al bagno (ci si puliva con le mani). E poi: i polacchi non ebrei che occupano le case dei loro vicini (amici fino a qualche giorno prima) deportati senza alcuna ragione; le mamme che educano i figli ad aver paura dell’uomo “ebreo”…
Alla fine ci si affeziona tantissimo a Vladek Spiegelman, sopravvissuto ad Auschwitz insieme alla moglie Anja, poi morta suicida negli Usa nel 1968. Art riporta con parole e immagini in bianco e nero dal tratto quasi espressionista la storia che il padre gli racconta. Quelle tragiche e durissime vicende si fanno ancora piu` vere con gli ebrei disegnati come topi e i nazisti come gatti (il Fievel di Steven Spielberg e` posteriore all’uscita della prima parte di Maus), un antropomorfismo commovente ma significativo, da favola esopiana.
Ogni tanto si torna alla vita presente, con il figlio disegnatore che va dal padre malato a chiedergli di raccontargli il passato in Polonia, la storia dei parenti morti nei lager e quindi Art disegna se stesso, la moglie, l’ambiente in cui vive.
Beh, che aggiungere se non il fatto che piu` volte mi sono commosso, mi sono distaccato da questo capolavoro con enorme dispiacere e ho finalmente capito (dopo qualche decennio) che i fumetti non sono affatto “roba da bambini”. Il testo si chiude con le parole di Vladek: “Sono stanco di parlare, Richieu. E ho raccontato abbastanza storie, per ora”. Confondendo il figlio Art con l’altro figlio morto in Polonia decenni prima, come a voler rinsaldare un legame tra i due fratelli che non si sono mai conosciuti.

Una storia nerissima, piena di colpi di scena, d’amara ironia, tremenda perché tutto vero, purtroppo. Invito, chi non lo avesse gia` fatto, a leggere/guardare con attenzione questo libro che le scuole di tutto il mondo dovrebbero adottare. Regalarlo a chi non lo conosce, magari a chi non ha buona memoria o sottovaluta l’enorme (e irreparabile) tragedia dell’Olocausto.

Art Spiegelman, Maus
tr. di Cristina Previtali
2000, Einaudi – Stile Libero, pagg. 292, lire 24.000


Nota bibliografica
Art Spiegelman e` nato a Stoccolma nel 1948. Nel 1980 ha fondato, con la moglie François Mouly, la celebre rivista di fumetti e grafica d’avanguardia Raw, che tuttora dirige. Nel 1992 ha vinto con Maus il prestigioso Premio Pulitzer. Vive a New York.


Roma, 16 marzo 2001

“Lupo Mannaro” e “Febbre Gialla” di Carlo Lucarelli

Ho recentemente letto questi due romanzi di Lucarelli che, pur affrontando argomenti diversi, hanno tutti e due una protagonista in comune: Bologna.

Il primo, un noir, racconta di un serial killer, che da anni, senza che nessuno se ne renda conto, assassina giovani tossicodipendenti che si prostituiscono occasionalmente, “divertendosi” poi a morderle e del commissario incaricato dell’indagine.
Insomma, forse incaricato e` una parola grossa… perche` il commissario Romano e la sua assistente Grazia Negro, poi protagonista principale di Almost Blue e Un giorno dopo l’altro, non devono “combattere” solo contro l’assassino che non prova alcun senso di colpa, di cui sanno tutto ma purtroppo non hanno le prove della sua colpevolezza, ma anche contro la superficialita` e l’indifferenza dei colleghi e superiori.
Ma il Commissario Romano (che per certi aspetti mi ricorda il Commissario De Luca) deve “combattere” non solo con il killer, non solo con i superiori, ma anche contro una strana insonnia, forse psicosomatica, forse sintomo di qualche cosa di piu` grave, forse mortale. Forse ha solo bisogno di chiarirsi.
Ma quel tizio li’, il “Lupo Mannaro”, dapprima la sua “ragione di vita”, diventa a poco a poco la sua ossessione.
Preferisco fermarmi qui per non togliere il piacere della lettura. Secondo me questo romanzo e` da leggere non solo perche` e` il primo capitolo della “storia” di Grazia Negro ma, e soprattutto, perche` e` quello in cui Lucarelli per la prima volta ci fa apprezzare il suo stile nel descrivere contestualmente la preda e il suo cacciatore.

Di Febbre Gialla Lucarelli mi aveva parlato con riferimento al fatto che, in alcuni casi, i fatti di cronaca danno lo spunto per scrivere un racconto.
Ma Febbre Gialla nasce non solo con riferimento ad un fatto di cronaca realmente accaduto ma, e soprattutto, per “dire la propria” su dei temi, spesso affrontati superficialmente da tutti noi, temi come la tratta degli extracomunitari, il loro sfruttamento e soprattutto lo sfruttamento minorile.
Vittorio, giovane agente della mobile, nonostante la febbre esce di casa perche` ha un appuntamento importante, un appuntamento con il suo primo giorno di lavoro in Questura.
Ma mentre attraversa un incrocio con la sua auto viene urtato una bellissima Lambretta degli anni ’60 guidata da un bambino cinese che riduce la sua Dyane 6 ad un catorcio.
Ma da dove viene quel bambino? Ma dove e` finito quel bambino?
Inizia cosi una “caccia all’uomo”, pardon una “caccia al bambino”, attraverso cui Lucarelli ci racconta della triade cinesi e del turpe commercio di “carne” umana che vede coinvolti non solo la malavita organizzata ma anche insospettabili “imprenditori” nostrani, in quello che forse, a torto, e` stato classificato solo come un “giallo per ragazzini” ma che vuole anche affrontare un problema misconosciuto e, purtroppo, troppo diffuso.

In occasione di un recente incontro, ho chiesto a Lucarelli in cosa differiva questa edizione di Lupo Mannaro da quella pubblicata 1995 per i tipi di Theoria. Lucarelli mi ha detto che in un primo momento aveva pensato di approfondire la psicologia dei personaggi prendendo lo spunto dalla sceneggiatura del film tratto da romanzo, ma poi si e` reso conto che con un intervento del genere avrebbe significato scrivere un altro romanzo, per cui tranne che per pochi dettagli quest’ultima edizione di Lupo Mannaro e` sostanzialmente uguale a quella pubblicata nel 1995.

Carlo Lucarelli
Lupo Mannaro, Einaudi Editore, L. 15.000
Febbre Gialla, Edizioni EL, L. 10.000

Eugene Izzi

Dopo parecchio tempo, nei remainder e` rispuntato fuori I predatori (Prowlers, 1991) di Eugene Izzi, uscito nel 1994 nella collana Interno Giallo di Mondadori.
Suggerirei a chi se lo trovasse davanti di non lasciarselo sfuggire. Si tratta di un ottimo romanzo di uno degli scrittori americani di crime novels piu` sottovalutati degli ultimi anni, e soprattutto si tratta dell’unico lavoro (su 16) di Izzi pubblicato in Italia, paese dei suoi genitori.

Eugene Izzi, meglio noto ai suoi conoscenti come Guy Izzi, e` morto nel 1996, a soli 43 anni, in circostanze quantomeno incredibili, e dopo una vita abbastanza movimentata. Era nato a Chicago nel 1953, ed era quasi sempre vissuto nel quartiere di Hegewisch, area tra le piu` malfamate della citta`. Suo padre era un alcoolizzato cronico, e vantava una fedina penale di considerevole lunghezza. Mollata la scuola da giovane, Izzi si era arruolato nell’esercito, riprendendo gli studi grazie alle facilitazioni educative concesse ai militari. In seguito, lasciato l’esercito, aveva iniziato da un lato a lavorare come operaio nelle acciaierie, dall’altro ad entrare ed uscire di galera con una certa regolarita`.
La crisi del settore dell’acciaio e la conseguente minaccia di licenziamento avevano spinto Izzi a cimentarsi nella scrittura, vista anche come un mezzo per rimettere in piedi la sua esistenza. In sei anni era riuscito a scrivere sei romanzi: pubblicati, nessuno.

Nel 1987, infine, The Take fu accettato e pubblicato. Sulla scorta di questo primo successo, e dei non molti dollari che era riuscito ad ottenere come anticipo, Izzi intensifico` il suo gia` pressante ritmo lavorativo, producendo un gran numero di romanzi che furono accolti con favore, sia dalla critica che dai lettori.
Con Tribal Secrets, pero`, romanzo che avrebbe dovuto rappresentare la sua definitiva consacrazione ad autore di successo, Izzi sperimento` un brusco ed inaspettato calo nella considerazione dei critici. Il libro, che fu pesantemente stroncato, spinse la casa editrice a ritirare il sostegno promozionale dato all’autore. Izzi si imbarco` di conseguenza in una lunga querelle legale, che si concluse con un singolare accordo per il quale lo scrittore riusci` a tenersi il congruo anticipo che gli era stato versato, accettando in cambio di non pubblicare piu` libri a suo nome per tre anni.
Non erano trascorse che poche ore dalla firma di questo accordo, che Izzi aveva gia` rispolverato un suo vecchio pseudonimo, “Nick Gaitano”, col quale per i tre anni successivi pubblico` un congruo numero di romanzi, prima di tornare ad un buon successo di critica con libri come The Criminalist e A Matter of Honor.

Il 7 dicembre 1996, il corpo di Izzi venne visto penzolare, corda al collo e giubbotto antiproiettile addosso, dalla finestra del suo ufficio al 14° piano di un palazzo di Chicago. La porta dell’ufficio era chiusa dall’interno. Nelle tasche di Izzi vennero rinvenuti un bel po’ di quattrini in contanti, un tirapugni d’ottone, una lattina di Mace, il noto spray antiaggressioni, e tre floppy disk col testo di un romanzo parzialmente completato. Nell’ufficio Izzi teneva una pistola calibro .38, e la corda dalla quale penzolava era stata legata ad una gamba della scrivania. L’ufficio portava evidenti segni di colluttazione.
Il romanzo contenuto nei dischetti descriveva in dettaglio una scena assolutamente identica a quella della morte di Izzi. Raccontava di uno scrittore di gialli minacciato da un gruppo neonazista sul quale aveva raccolto materiale per un romanzo. Lo scrittore veniva assalito nel suo ufficio dai neonazisti, che gli legavano un cappio al collo e lo facevano saltare giu` dalla finestra dopo aver legato un capo della corda alla gamba della scrivania. Nel libro, pero`, lo scrittore riusciva a risalire in ufficio aggrappandosi alla corda e, grazie alla .38 che nascondeva nella stanza, conciava per le feste i suoi aggressori.

Cosa era accaduto, in realta`? Una serie di note e documenti lasciati da Izzi nel suo ufficio ricostruivano una situazione analoga a quella raccontata nel romanzo. Izzi sosteneva di essersi infiltrato nel gruppo neonazista per raccogliere materiale, ma di essere stato scoperto e minacciato di morte. Per questo motivo aveva trasferito la famiglia, moglie e due figli, in un posto sicuro, a tutti sconosciuto, e si era asserragliato in ufficio, luogo dal quale non si azzardava piu` ad uscire.
Ipotesi della polizia: omicidio, suicidio, incidente. Ciascuna di queste possibilita` aveva elementi a favore. Le indagini, alla fine, si chiusero su un verdetto di suicidio, anche grazie alla testimonianza dello psicanalista che aveva in cura Izzi e che gli aveva prescritto una robusta terapia antidepressiva.

In realta`, il mistero della morte dello scrittore non e` mai stato del tutto chiarito. Resta il fatto che la sua voce e` stata, negli anni ’80, una delle piu` significative della narrativa gialla statunitense, quasi alla pari di quella di un Elmore Leonard, autore col quale Izzi presenta molti e significativi punti di contatto e col quale avrebbe voluto competere agli occhi di critica e pubblico.
Cosi` non e` stato, e oggi il nome di Izzi e` quasi completamente dimenticato, anche negli Stati Uniti, dove solo uno dei suoi sedici romanzi e` attualmente in catalogo.
Leggete I predatori, se riuscite a trovarlo. Nell’attesa di una ristampa, magari sul Giallo (o, ancora meglio, nei Neri) Mondadori, vale la pena cercare di procurarselo.

Hiaasen e Abbey: Resistere molto. Obbedire poco.

Palmer Stoat e` un mediatore tra politici e finanziatori, organizza reciproci scambi di favori, appiana le divergenze e favorisce la circolazione di svariati milioni di banconote verdi. Oltre a tutto cio` Palmer Stoat ha l’abitudine di mangiare ogni cosa voracemente e, nel caso si trovi a bordo di un’automobile, gli avanzi del suo rumoroso pasto finiscono fuori dal finestrino. Purtroppo per Stoat, un giorno, lungo un’autostrada, dietro la sua Range Rover che semina confezioni del Burger King, bicchieri di plastica e tovaglioli accartocciati si trova a viaggiare Twilly Spree, appassionato ecologista e totalmente incapace di controllare la sua rabbia (a nulla e` servito il corso di “gestione della rabbia” che un tribunale gli ha ordinato di seguire al termine di una condanna inflittagli per aver fatto esplodere una banca).
Twilly cerca in ogni modo di far arrivare a Stoat il suo messaggio: “Non inquinare”. Dapprima ci prova riempiendo la BMW cabriolet della moglie di Stoat con l’intero carico di un camion della spazzatura. Poi Palmer trova la sua Range Rover invasa da migliaia di scarabei stercorari. Ma Stoat continua a non capire. Da queste premesse Hiaasen costruisce Cane scioltoun romanzo divertente e amaro. L’attenzione di Twilly Spree si spostera` da Stoat al suo progetto di lottizzazione di una piccola isola del Golfo.
Il governatore della Florida, un imprenditore che cerca di riciclare il denaro del narcotraffico, un deputato che vanta l’appartenenza ad ogni tipo di minoranza razziale, un ex governatore eremita, Desie, la moglie di Palmer Stoat, e Boodle-McGuinn, un labrador nero: sono questi gli altri protagonisti del romanzo di Hiaasen.
La storia procede con un ritmo serrato, alternando i punti di vista e seguendo questi personaggi, ed altri ancora, attraverso una Florida fatta di autostrade, paludi, terreni lottizzati e spiagge, ancora per poco forse, incontaminate.

L’opposizione violenta alla distruzione della natura e delle sue ormai rare oasi di pace anima il testo di Hiaasen e i suoi ecoterroristi ricordano da vicino i personaggi dello straordinario romanzo di Edward Abbey, The Monkey Wrench Gang. Pubblicato nel 1975 (e tradotto nel 2001 da MeridianoZero con il titolo I sabotatori), il libro di Abbey e` subito diventato un testo di culto per i movimenti verdi in tutto il mondo ed una fonte d’ispirazione per la nascita e le azioni di Earth First!, un gruppo ecologista radicale.
Abbey nelle sue opere non cade mai in una contemplazione romantica della natura, nell’idea della Wilderness e` presente la violenza, una legge che si puo` attenuare, ma non eliminare, se non si vuole perdere con essa anche l’intero concetto di natura selvaggia.
In una delle sue opere Abbey ha ripercorso i vari anni trascorsi come guardia forestale presso la Monumental Valley, nello Utah. All’inizio di questo splendido libro, Abbey presenta cosi` i suoi ricordi (e` il 1967): “[…] la maggior parte delle cose di cui parlo e` gia` scomparsa o sta scomparendo in fretta. Questa non e` una guida di viaggio, ma un’elegia. Una commemorazione. Avete in mano una pietra tombale. Un sasso insanguinato. Non lasciatevelo cadere su un piede, lanciatelo contro un grosso oggetto di vetro. Cosa avete da perdere?” (Deserto solitario, Franco Muzzio Editore).

L’opposizione senza compromessi di Abbey alla mercificazione e alla svendita del paesaggio naturale ha il suo piu` famoso ispiratore in Henry David Thoreau, autore di Walden, Camminare, Disobbedienza civile e altri testi. Una forte spinta individualista anima buona parte di quella cultura americana nata dall’incontro con il West, con i territori selvaggi e incontaminati del Nuovo Mondo, contrapposti alle terre dell’Europa, urbanizzate e plasmate dall’uomo in secoli di occupazione. Direttamente discendente da queste premesse e` il rifiuto del passato, visto come un peso, e la proiezione della vita verso l’attimo presente e la sua emanazione nel futuro.
Come diceva Thoreau: “Nell’eternita` c’e` qualcosa di vero e sublime. Ma tutti questi tempi, luoghi e condizioni esistono ora e qui. Dio stesso culmina nel momento presente, e non sara` mai piu` divino nel corso di tutti i secoli”. (H.D. Thoreau, Walden). La stessa eco risuona nelle parole del filosofo, e buon amico di Thoreau, Ralph Waldo Emerson, che esortava a vivere con la natura nel presente, al di sopra del tempo.

Thoreau racconta in Walden i due anni e due mesi vissuti in solitudine in una rudimentale casa sulle rive del lago Walden nel Massachussetts. Sia in Abbey sia in Thoreau si sente il gusto dell’uomo solo di fronte alla natura, del pioniere, dell’esploratore che ricerca la conoscenza, ma anche il piacere del cavarsela con i propri limitati mezzi. La natura diventa un rifugio ed insieme il luogo dove sperimentare le proprie capacita`. Come racconta Abbey in Deserto solitario la wilderness americana e` un rifugio dal governo autoritario, dall’oppressione politica.
Questa esaltazione della natura e dell’individuo ha animato la conquista del West, con i suoi stermini e la sua scia di sangue ed e`, ancora oggi, al centro delle azioni dei movimenti di estrema destra statunitensi, in lotta contro il governo federale. La cultura che nasce nei territori selvaggi si abbandona a facili derive. Ed e` proprio figlio di un clima pioneristico e fieramente indipendente il tristemente noto secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che sancisce che “il diritto di ogni cittadino a tenere e portare armi non potra` essere violato”.

Le derive del pensiero e della filosofia della Wilderness sono strette al cuore dell’America, anche in senso geografico, milioni di chilometri quadrati di contraddizioni. “Una stupida coerenza e` l’ossessione di piccole menti” diceva Emerson, ma non e` possibile confondere i pensieri e le parole di Abbey o Thoreau con le teorie dei movimenti neonazisti americani. I seguaci di Pierce (l’autore del famigerato The Turner Diaries) possono far esplodere dei ponti, proprio come accade nel romanzo I sabotatori, ma in Abbey l’ironia, l’intelligenza e lo spirito critico sono le vere armi a disposizione dei suoi personaggi, oltre che dell’autore.
Un mormone con tre mogli (e parecchi debiti). Un reduce del Vietnam specializzato in esplosivi. Un medico, con la passione per la demolizione dei cartelloni pubblicitari, e la sua infermiera. Questo e` il quartetto di personaggi, del romanzo I sabotatori, che scatena la sua guerra contro la distruzione di un parco naturale tra Utah e Arizona.

Cane sciolto e I sabotatori sono l’espressione di un’appassionata ribellione contro l’avidita`, la corruzione e la stupidita` degli uomini (molti dei quali seduti trai banchi di un Parlamento), ma in entrambi i romanzi lo sguardo degli autori fonde amarezza e divertimento, grazie al tocco lieve dell’ironia.
La natura puo` essere selvaggia, spietata, splendida, ma in fondo, per qualche oscuro motivo, siamo qui noi, uomini incoerenti e carichi di errori, siamo qui noi ad osservare il mondo: “Materialmente non aiutai mai il sole a sorgere, e` vero; ma non c’e` dubbio che essere presente quando sorgeva fosse di estrema importanza” (H.D. Thoreau, Walden).


Carl Hiaasen, Cane sciolto (1999)
2003, Rizzoli, pp. 483, euro 17,50

Edward Abbey, I sabotatori (1975)
2001, Meridianozero, pp. 383, euro 15,50


H.D. Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi (Rizzoli BUR)
R. W. Emerson, Natura e altri saggi (Rizzoli BUR)


27 gennaio 2003

Ellery Queen

Dietro lo pseudonimo di Ellery Queen si celavano in realta` principalmente due autori: Manfred B. Lee [Manford Lepofsky, 1905 – 1971] e Frederic Dannay [Daniel Nathan, 1905 – 1982].
Nel corso degli anni diversi altri autori hanno scritto romanzi per conto di Dannay & Lee – vedi in merito “Gli apocrifi di Ellery Queen”.


con Ellery Queen
(scritti da Dannay e Lee)
1929 The Roman Hat Mystery La poltrona N. 30 GM 85A 1930 The French Powder Mystery Sorpresa a mezzogiorno GM 171A 1931 The Dutch Shoe Mystery Un paio di scarpe GM 235A 1932 The Greek Coffin Mystery L’affare Khalkis GM 133A 1932 The Egyptian Cross Mystery Il mistero delle croci egizie GM 143A 1933 The American Gun Mystery Cinquemila hanno visto
(aka Ventimila hanno visto) GM 118A 1933 The Siamese Twin Mystery Il caso dei fratelli siamesi GM 188A 1934 The Chinese Orange Mystery Delitto alla rovescia GM 159A 1934 The Adventures of Ellery Queen (*) Le avventure di Ellery Queen   1935 The Spanish Cape Mystery Il mistero di Capo Spagna   1936 Halfway House La casa delle metamorfosi GM 81 1937 The Door Between La porta chiusa GM 11 1938 The Devil to Pay Hollywood in subbuglio GM 202A 1938 The Four of Hearts Quattro di cuori GM 227A 1939 The Dragon’s Teeth I denti del drago GM 246A 1940 The New Adventures of Ellery Queen (*) Le nuove avventure di Ellery Queen   1942 Calamity Town Il paese del maleficio GM 133 1943 There Was an Old Woman Una volta c’era una vecchia GM 85 1945 The Murderer is a Fox L’assassino è tra noi   1948 Ten Day’s Wonder Dieci giorni di dubbio
(aka Dieci incredibili giorni)   1949 Cat of Many Tails Il gatto dalle molte code   1950 Double, Double Il rovescio della medaglia   1951 The Origin of Evil L’origine del male   1952 The King is Dead Il re è morto   1952 Calendar of Crime (*) Il calendario del delitto   1953 The Scarlet Letters Le lettere scarlatte   1955 QBI: Queen’s Bureau of Investigation (*) Agenzia investigativa di Ellery Queen   1958 The Finishing Stroke Colpo di grazia GM 500 1963 The Player on the Other Side Bentornato, Ellery! GM 777 1964 And on the Eighth Day E l’ottavo giorno   1965 The Fourth Side of the Triangle Il quarto lato del triangolo GM 926 1965 Queen’s Full (*) Full di Queen   1966 A Study in Terror Uno studio in nero GM 949 1967 Face to Face Ellery Queen e la parola chiave GM 1002 1968 House of Brass La febbre dell’ottone GM 1038 1968 QED: Queen’s Experiment in Detection (*) Esperimenti deduttivi di Ellery Queen   1970 The Last Woman in his Life L’ultima donna nella sua vita GM 1215 1971 A Fine and Private Place La prova del nove GM 1235

con Ellery Queen
storie brevi mai raccolte in libro (Dannay & Lee)
1965 Uncle from Australia Lo zio d’Australia   1971 The Three Students I tre studenti   1971 The Odd Man Un tipo “strano”   1971 The adventure of the honest swindler L’avventura del truffatore onesto   1999 The Tragedy of Errors    

con Drury Lane
(Dannay & Lee come Barnaby Ross)
1932 The Tragedy of X La tragedia di X GM 60 1932 The Tragedy of Y La tragedia di Y GM 110 1933 The Tragedy of Z La tragedia di Z GM 157 1933 Drury Lane’s Last Case Cala la tela GM 163

altri romanzi
(Dannay & Lee)
1954 The Glass Village Il villaggio di vetro   1956 Inspector Queen’s Own Case Complimenti, Mister Queen GM400 1956 Terror town
(aka The motive) Il movente   1969 Cop Out Disertore di Coscienza GM 1090

con Ellery Queen
(altri autori)
1941 The Vanishing Corpse Ellery e la salma inquieta GM 1084 1941 The Penthouse Mystery Ellery Queen e il mistero dell’attico GM 1817 1942 The Perfect Crime Ellery Queen e il delitto perfetto GM 1079 1975 The Reindeer Clue    

altri romanzi
(altri autori)
1961 Dead Man’s Tale L’eredita’ che scotta GM 704 1962 Death Spins the Platter Alta infedelta’ GM 754 1963 Murder with a Past Movente per un omicidio GM 790 1963 Kill as Directed Assassinio su ricetta GM 811 1963 Wife or Death Dopo la folgore GM 818 1964 The Golden Goose Lo zio buonanima GM 829 1964 The Four Johns Confessa o morirai! GM 846 1964 Blow Hot, Blow Cold Masters non ci vede chiaro GM 852 1964 The Last Score Safari per una Lolita GM 980 1965 A Room to Die in Una stanza per morirci GM 905 1965 The Copper Frame Mirate al cuore GM 914 1965 Beware the Young Stranger La catena al piede GM 922 1965 The Killer Touch Poliziotto di ventura GM 933 1966 Loosers, Weepers Centomila dollari di disonore GM 991 1966 The Madman Theory Il seme della follia GM 1906 1966 Shoot the Scene Colpo di manovella GM 1010 1966 The Devil’s Cook La ricetta del diavolo GM 1020 1966 Where Is Bianca? Bianca come cadavere GM 1100 1966 Who Spies, Who Kills? C’e’ chi spia, c’e’ chi uccide Segr 194; CdS 53 1966 Why so dead? Occhio al sultano, Corrigan! GM 1172 1967 Which Way to Die? Da questa parte si muore GM 1156 1967 How Goes the Murder? Come va il delitto? GM 1801 1968 What’s in the Dark? Buio dopo buio GM 1053 1968 Guess Who’s Coming to Kill You Indovina chi viene ad ucciderti Segr 301 – CdS 72 1969 Kiss and Kill Frontiera maledetta GM 1119 1969 The Campus Murders Vietato vietare GM 1145 1970 The Black Hearts Murder Vietato essere neri GM 1182 1972 The Blue Movie Murders Vietato essere uomini GM 1283

(*)Antologie di racconti – per vedere l’elenco dei racconti contenuti, cliccare sul titolo originale